Skip to main content

Due to a planned power outage, our services will be reduced on Tuesday, June 15th, starting at 8:30am PDT until the work is complete. We apologize for the inconvenience.

Full text of "Bollettini ECN Milano"

See other formats


GENNAIO 1 992 



ECN MILANO 


KONTÉNUT1 


1- L’Oscura euforia dei viceversa 

10. Non credere nei media!!! 

11. Controcolombiane Risposta al rapporto dei servizi segreti 
13. Incontro dei gruppi autonomi a Brema 

19. Canada, settembre 1990. La lotta dei Mohawks 

23. Haiti 

24. La salute mentale e l’intifada 

25. Il comportamento israeliano nei territori 

26. Palestina. Comunicato delle donne 

27. Predatori d’organi 

28. Contro il militarismo, contro ogni sottomissione 
30. Morire per 27.000 Lire. Controinchiesta 


42. Area CYBER - Milano 



L’oscura euforia dei viceversa 

Non cercare di avere l’ultima parola. Potresti ottenerla. (Lazarus Long) 


La critica radicale all’esistente 
capitalistico, durante i suoi piu’ 
recenti movimenti di negazione, 
ha tralasciato di esplorare a 
fondo alcune regioni discorsive. 
Nessun "Hic sunt leones": sem- 
plicemente, si tratta di zone che 
ci siamo limitati a percorrere de- 
scrivendole a rapidi tratti dai fi- 
nestrini dei nostri veicoli di inter- 
vento, scartando i momenti 
speculativi che ci avrebbero al- 
lontanati dai tragitti allora prefis- 
sati; tragitti che dovevano port- 
arci alla definizione di ciò’ che 
oggi, in diversi tempi-forme-sog- 
gettivita’, si muove contro il 
dominio e la socializzazione for- 
zata deH’immaginario. 


Dobbiamo affondare le gambe 
nel fango di queste terre. La 
critica conosce solo derive, non 
e’ un viaggio Alpitour né - peg- 
gio - un Carnei Trophy in 
giungle di plastica con l’optional 
di imprevisti programmati. 

Fuor di allegoria, i punti in cui 
oggi l’analisi va affinata sono 
(tra gli altri): 


A. La "morte del sociale" traccia 
intorno alle ipotesi di lotta una 
gabbia d’acciaio. L’avvento della 
società’ implosivo-mafiosa e l’in- 
dividualismo di massa hanno 
veramente dissolto i soggetti in- 
dividuali e collettivi? 

Occorre definire cosa fosse il 
"sociale" e se la sua "fine" sia 
un dato solo e invariabilmente 
negativo per le sorti del conflitto 
di classe. 


B. Ci troviamo inoltre a che fare 
con la sopraggiunta inutilità’, nei 
paesi capitalistici avanzati, di 
espropriare i mezzi di produ- 
zione (che e’ oggi principal- 
mente PRODUZIONE DI 
MORTE) e di ridistribuire la "ric- 
chezza" (poiche’si tratta in gran 
parte di merci che soddisfano in 
modo transitorio bisogni mer- 
amente quantitativi). Riguardo 
agli effetti di ciò’ sulla lotta per 
l’antipotere territoriale, occorre 
dimostrare come il bisogno di 
spazi non possa considerarsi 
"meramente quantitativo", in 
quanto la merce-spazio ha ca- 
ratteristiche peculiari che, dopo 
la devalorizzazione operata dal- 
l’autogestione ( intesa non come 
"partecipazione" al proprio ripro- 
dursi come forza-lavoro, bensi’ 


come INSORGERE DEL 
CORPO), vanno rigiocate in 
positivo. 


C. Il massimo stiramento del 
rapporto emittente-ricettore 
nelle nuove tecnologie di infor- 
mazione, lungi dal decretare il 
superamento della verticalità’ 
del modello e della comunica- 
zione massificata, ha inaugurato 
un diverso totalitarismo ed una 
"massificazione a misura 
d’uomo". L’individualismo di 
massa viene rafforzato come 
paradigma dominante dell’o- 
dierna cooperazione sociale 
produttiva. Da qui occorre ripar- 
tire per realizzare nelle lotte 
quella compresenza di "buchi 
neri” e "detonazioni" che ave- 
vamo individuato come conditio 
sine qua non per una nuova co- 
struzione di situazioni. 


L’andamento necessariamente 
singhiozzante del testo che 
segue e’ dovuto alla momenta- 
nea difficolta’ di trattare questi 
argomenti in maniera organica e 
lineare. Del resto deve averlo 
già’ detto qualcuno: siamo nel- 
l’epoca in cui non bisogna ten- 
ere per se’ i propri appunti. 


1 



FINE DEL SOCIALE 

TEMPO DEL 
SOGGETTO 


Ad un certo stadio della socializ- 
zazione capitalistica dell’imma- 
ginario - avviata con la scoperta 
della riproduzione tecnica delle 
immagini - il sociale e’ franato 
dall’illusione di una relativa au- 
tonomia ad una rassegnata 
anomia che ha lasciato inter- 
dette le "menti prespettacolari", 
qualsiasi postazione queste oc- 
cupassero nel gioco dello Homo 
homini lupus. 


Il sociale e’ divenuto una massa 
"inerte, implosiva, frantumata, 
atomizzata che si difende dai 
media attraverso l’esercizio del- 
l’apatia" (1), che cerca di fuggire 
dal confronto forzato con [im- 
magine sociale creandosi per- 
corsi abituali da un medium al- 
l’altro, condotti virtuali che ag- 
girino il bombardamento di im- 
magini e modelli identificativi, 
come teleferiche sospese su un 
vulcano sputacchiante lapilli (2). 


La società’ implosivo-mafiosa si 
sviluppa parallelamente a que- 
sto strano "decesso”. La ma- 
teria ribollente finisce per rap- 
prendersi in una serie di rapporti 
privilegiati ma instabili, come 
lobbies, bande, cordate cliente- 
lari. Legami dislocati nei punti 
strategici della fabbrica sociale, 
che di "amicale" hanno solo uno 
sbiadito alone. Aree sociali 
"periferiche" i cui rapporti coi 
"centri" decisionali sono gestiti 
da brokers e mediatori di ogni 
tipo. 


I cervelli prigionieri dei disposi- 
tivi antinomici della metafisica 
occidentale hanno frainteso l'av- 
vento di questa società’ fier- 
amente priva di legittimazione: 
Alvin Toffler, nel suo ultimo fit- 
tissimo tomo ( Powershift , Sper- 
ling & Kupfer, 1991), descrive 
sempre piu’ affascinato i nuovi 
sistemi informativi aziendali - 
basati sull’interfacciarsi dei piani 
gerarchici, ma non certo sulla 
scomparsa dei rapporti di subor- 
dinazione - per affermare alla 
fine che il potere e’ divenuto 
"orizzontale". 


Nei verso opposto procedeva, 
quasi vent'anni fa, la costru- 
zione ideologica del S.I.M. 
(Stato Imperialista delle Multina- 
zionali) da parte delle Brigate 
Rosse: dalla tendenza a co- 
struire "sistemi orizzontali" ba- 
sati sul decentramento produt- 
tivo e sull’accentramento deci- 
sionale, si arrivo’ alla contem- 
plazione neoplatonica di un co- 
mando soprannaturalmente uni- 
polare: "il mondo capitalistico 
come una sfera: al centro il 
potere centripeto del capitale 
(...); verso la superficie tutte le 
forze centrifughe della trasgres- 
sione"^). 


Invero, la "morte del sociale" 
non fa che retroagire sugli 
eventi che ne sono la causa: la 
crisi di comando sui precedenti 
modelli di organizzazione e con- 


trollo della produzione; le nuove 
esigenze di riproduzione della 
forza-lavoro; l’assimilazione di 
ogni momento della vita al 
tempo del capitale. Ma non e’ 
vero che l’atomizzazione della 
massa finisca per dissolvere i 
soggetti individuali e collettivi. 


Scriveva Mario Perniola piu’ di 
dieci anni fa: "L’immagine so- 
ciale non e’ il prodotto dell’inizi- 
ativa dell’individuo, ma qualcosa 
che e’ già' data in partenza e a 
cui e’ impossibile sottrarsi, se 
non ricadendo nella marginalità’, 
nel periferico, nel resto"(4)(en- 
fasi nostra). Quest’asserzione 
aveva almeno due grosse falle: 
in primo luogo l’immagine so- 
ciale - lo spettacolo - si ri/de/co- 
struisce periodicamente sull’es- 
propriazione capitalistica della 
comunicazione intersoggettiva, 
della possibilità’ degli individui di 
cooperare e "fare società’"; in- 
somma, sulla capacita’ del co- 
mando di trasformare la comuni- 
cazione in informazione, e 
quindi in immagine sociale. 
Questo vale sia per i soggetti 
acquiescenti, sia per quelli rivol- 
tati, il cui intervento critico viene 
ricodificato, per fare da nuovo 
puntello alla società’ dello spet- 
tacolo; quindi l’immagine sociale 
non si può’ considerare "data in 
partenza". 


Per quanto invece riguarda la 
"marginalità’", si può’ rispondere 


2 



con le parole di A. Negri e 
F.Guattari dal loro pamphlet Le 
verità’ nomadi (Pellicani, 1989): 
"Non e’ affatto un paradosso 
dire che SOLO LE MARGINALI- 
TÀ’ SONO CAPACI DI UNI- 
VERSALITÀ’ (...) la verità’ ’a 
portata d’universo’ si costituisce 
con la scoperta dell’ amico nella 
sua singolarità’, dell 'altro nella 
sua irriducibile eterogeneità’, 
della comunità’ solidale nel ris- 
petto dei suoi valori e delle sue 
finalità’. Questo e’ il 'metodo’ e 
la 'logica’ delle marginalità' che 
sono cosi’ il segno esemplare di 
una innovazione politica richia- 
mata dai dispositivi produttivi at- 
tuali, adeguata alle trasforma- 
zioni rivoluzionarie. Ogni margi- 
nalità’, scommettendo su se 
stessa, e’ dunque portatrice 
potenziale dei bisogni e dei de- 
sideri della piu’ ampia maggio- 
ranza". 


Sottrarsi allo spettacolo, senza 
alibi o impraticabili vie di fuga 
nell’abitudine, significa farsi por- 
tatori di bisogni generali. 


I tempi che verranno si prean- 

nunciano terribili e interessanti, 

e non e’ affatto scontato che i 

nuovi conflitti saranno piu’ soft 

di quelli prevalentemente molari 
che ci siamo lasciati alle spalle. 
Alla "morte del sociale" puo’- 
paradossalmente corrispondere 
una incontrollabile e psiche- 
delica produzione di soggettivi- 


tà’ antagoniste, soggettività’ che 
si coordineranno e riconoscer- 
anno attraverso modelli comuni- 
cativi reticolari. 


Nelle interzone il mediascape 
vede provvisoriamente invertito 
il proprio flusso, ogni messaggio 
(fiction, comandi, informazioni) 
viene distorto e reinterpretato 
secondo il codice del sotto- 
gruppo sociale che lo riceve. Ne 
nascono strane, spesso invi- 
sibili, subculture. Il capitale in- 
terviene su questo "residuo" per 
reinserirlo nei suoi processi di 
valorizzazione, ma per far 
questo deve emettere un certo 
tipo di messaggi, che puntual- 
mente produrranno scarti, ec- 
cedenze, smagliature, quando 
non vere e proprie anomalie. Il 
comando e’ crisi, ovunque e co- 
munque si muova. 


Sarebbe una grave forma di 
presbiopia politica non capire 
che e’ proprio da questo rici- 
claggio rovesciato, da questo di- 
rottamento del valore/segno (5), 
che può’ svilupparsi un pluri- 
(sub)linguismo della liberazio- 
ne. Oggi stiamo lavorando "in 
rete” (non solo reti di computers, 
ma reti di soggetti conflittuali) 
per prepararci alle lotte dei 
giorni a venire, lotte inedite, im- 
prevedibili perche’ "al di la’ del 
sociale", irrappresentabili per- 
che’ "al di la’ del politico"(6) 


LO SPAZIO COME 
BISOGNO RADICALE 
E LA CORPOREITÀ I * * * 5 
MUTANTE 


La "ricchezza" prodotta oggi dal 
capitale e’ "sterco che non si 
può’ utilizzare neppure piu’ 
come letame". Il valore d’uso 
delle merci e’ ormai ridotto a 
mero fondamento metafisico, 
poiché’ l’utilità’ coincide in toto 
con la desiderabilità’, e la de- 
siderabilità’ e’ il piu’ delle volte 
riferita a bisogni meramente 
quantitativi infinitamente ripro- 
ducibili (i bisogni di possesso al 
fine di un’elevazione dello status 
personale). La desiderabilità’ di 
un oggetto non e’ mai stata 
tanto effimera e transitoria; la 
societa’-merce non ha mai co- 
nosciuto prima un simile feti- 
cismo. 


Non si tratta piu’ soltanto di sog- 
nare l’espropriazione dei pro- 
prietari: occorre impedire al 
capitale la scomposizione e ri- 
funzionalizzazione di bisogni 
radicali(7) quali il bisogno di co- 
munità’ ( di riconoscimento in- 
tersoggettivo) e il bisogno di co- 
struire, di creare, sul cui soddis- 
facimento fittizio si basa oggi la 
produzione sociale. Occorre ri- 
valorizzare le potenzialità’ del 
cooperare, per ricostruire su 
questi bisogni un percorso di lib- 
erazione. 


All’intersezione dei bisogni radi- 
cali poco sopra evocati corris- 
ponde il BISOGNO DI SPAZIO: 
spazio del corpo, spazio per 
viverci , per farci qualcosa, per 


3 



incontrarvi l’altro da se’. E an- 
cora: spazio che può’ essere es- 
plorato, spazio della socialità’ o 
dell’intimità’, spazio del conflitto, 
spazio come interzona. 


Per il capitale, al contrario, lo 
spazio non ha mai fatto altro 
che contenere la riproduzione 
della forza-lavoro/consumo, e’ 
sempre stato l’unione degli in- 
siemi di convivenza forzata, la 
palestra per l’esercizio della 
sovranità’ della merce. Spazio 
come dominio, spazio come 
capitale-territorio, spazio come 
lavoro. 


Oggi poi lo spazio e’ VIR- 
TUALE, deterritorializzato da ur- 
ticanti flussi multimediali e Rlter- 
ritorializzato come zona di 
guerra totale, come Beirut del- 
l’immaginario, come catena 
montuosa di cadaveri. In questo 
scenario neonaturale si giocano 
le chances dell’antipotere: lo 
spazio e’ un bisogno qualitativo, 
una volta espropriato e devalo- 
rizzato (spogliato della forma- 
merce) ha un suo polimorfo "va- 
lore d’uso”. Occorre pero’ non ri- 
farne il luogo dell'abitudine, 
delle catene affettive che ristabi- 
liscano il sacro deH’”oggettualita’ 
allestita", bensì’ il luogo di una 
deriva continua, una cartografia 
che ogni giorno l’azione mandi 
al macero. Il quotidiano dev’es- 
sere in perenne trasformazione, 
cambiare come cambiano i con- 


catenamenti; occorre costruire 
quella precarietà’ del sentire e 
del corpo che permetta di 
VIVERE ogni istante senza an- 
estesie ( Sade, "Francesi, an- 
cora uno sforzo..."). 


Quella in cui oggi siamo impeg- 
nati e’ una guerra senza linee 
del fronte, tutta combattuta nelle 
"terre di nessuno". 


Siamo tutti Brundle-mosche. In 
balia di incontrollati disguidi 
genetici, riponiamo nell’arma- 
dietto del bagno le parti che il 
corpo ha lasciato cadere per- 
che’ divenute inutili, inservibili o 
pericolose: buona parte dei nos- 
tri sensi; i nostri polmoni asfal- 
tati; da poco anche le nostre in- 
fette secrezioni, il nostro stesso 
seme. 


La catastrofe del corpo - equi- 
valente personalizzato dell’eco- 
cidio su scala planetaria - orbita 
intorno a noi, psicosi-spettacolo 
alimentata per ribadire che il no- 
stro destino e’ oggi piu’ che mai 
in mano alla Sanità’, alla Tec- 
nica, all’Economia e alla Pol- 
itica. Dobbiamo confidare, in 
pratica, sulla grazia da parte 
degli stessi che ci hanno man- 
dati al patibolo. 


L’AIDS e lo spettacolo mercan- 
tile percorrono gli stessi asintoti 
per riconsegnare la vita agli 
specialismi del dominio, per 
scomporre all’infinto l’immagine 
del nostro corpo in tanti oggetti 
di altrettante discipline, im- 
pedirne una visione d’insieme, 
scavare, tagliare, svuotare, im- 
balsamare o mantenere in "vita" 
a forza, trasformare, trapi- 
antare/mutilare, deformare, di- 
rigere le infezioni funzionali e re- 
primere quelle impreviste, sosti- 
tuire o aggiungere nuovi tabu’ a 
quelli vecchi, insomma sus- 
sumere la vita alla scienza del 
comando capitalistico. 


Intanto rimbalziamo tra ipocon- 
dria e culto del corpo, ed 
epidemie letterali-metaforiche 
(dov’e’ piu’ la differenza?) ci in- 
vadono in silenzio provocando 
sconquassi appena percettibili. 
E pare non ci sia alcun posto 
dove fuggire. 


Certamente non si tratta solo 
del fatto che l’AIDS serva a dif- 
fondere panico aprendo la 
strada ad ideologie neoreazion- 
arie, ad impedire una visione 
non-spettacolare e mediata 
della carne (e dell’amplesso), a 
costringere ancor piu’ il corpo 
(ed il coito) nella sfera del con- 
sumo. Non e’solo questo: e’ 
come se il Moderno avesse 
agito direttamente sull’ipofisi, 
sconvolgendo il nostro rapporto 


4 



VALLANZASCA A 
SILICON VALLEY 


col corpo, insinuando l’acro- 
megalia nel quotidiano dei pro- 
cessi metabolici. E’ la nuova 
carne. Almeno a livello dell’im- 
maginario, siamo tutti mutanti. 


Ma neppure questi sono dati as- 
solutizzabili: una cosa buona del 
corpo e’ che , piacere o dolore, 
totalità’ o separazione, e’ co- 
munque importante partire da 
esso, perche’ NOI siamo il 
corpo, IO sono il corpo. Per 
quanto si possa astrarre o spet- 
tacolarizzare, per quanto il capi- 
tale tenda a farne oggetto di 
sfruttamento-esperimento-cont 
emplazione, per quanto lo si 
possa farcire di analgesici o 
veleni, il corpo rimane protagon- 
ista dell’accadere, di qualsiasi 
accadere. IL CORPO E’ 
L’EVENTO. Non c’e' ottun- 
dimento che tenga sul lungo 
periodo: o si muore sotto i ferri, 
oppure prima o poi l’anestesia 
finisce. 


E non c’e’ neppure catastrofe 
che tenga. Il corpo può’ roves- 
ciare messaggi, simboli e valori, 
fare di ogni cosa - anche dei di- 
vieti- lo strumento del proprio in- 
sorgere, riferire tutto - anche la 
propria catastrofe - all’erotismo 
("La mosca" di Cronenberg, 
sopra evocato, e’ un grande film 
erotico). La corporeità’ mutante 
non soffoca la corporeità’ radi- 
cale, anzi, la prima crea la 


Ci siamo già’ occupati diffu- 
samente di come i sistemi pseu- 
dorizomatici di informazione e le 
tecnologie presuntamente "de- 
massificanti" in realta’ non fac- 
ciano che frantumare la verti- 
calità’ del rapporto emittente-ri- 
cettore, ristabilendo in modo 
ancor piu’ totalitario I ’appendici- 
fa’del soggetto nel processo co- 
municativo. Le realta’ virtuali 
rappresentano, per ora, l’ultima 
fase di questa "massificazione a 
misura d’individuo", di questa 
riterritorializzazione dell’Io in- 
torno al comando. Comando 
che non si regge piu’ sulla 
standardizzazione delle im- 
magini fruite (pensate a quando, 
prima dell’ avvento massiccio 
del videotape e della pay-tv, 
l’audience aveva pochissime 
scelte di programmi e l’indo- 
mani, al lavoro o a scuola, tutti 
ci raccontavamo lo stesso film, 
"E hai visto quando...?”, "E ti ri- 
cordi quella scena...?"), bensì’ 
su un’omologazione molto piu’ 
ipodermica dei comportamenti, 
basata sulla frammentazione 
dell’immagine sociale, grazie a 
cui piu’ nessuno, a meno di rot- 
ture traumatiche, potrà’ cogliere 
la totalità’ del "processo". 


Negli ultimi anni durissime 
critiche al frivolo ottimismo di chi 
descrive l’avvento di una nuova 
società’, di un "sol dell’avvenire" 
teletronico e liberal-demo- 
cratico, sono giunte persino da 
politologi e pensatori di parte ri- 
formista o moderata: "Vero e’ 
che taluni osservatori ritengono 


dimensione in cui avverranno i 
conflitti scatenati dalla seconda. 


L’irruzione della corporeità’ al- 
l'interno del nostro discorso sui 
bisogni radicali consiste in 
questo: la liberazione dello spa- 
zio ed il suo détournement 
dipendono dalla possibilità’ di 
condurre a fondo l’assalto fisico 
all’accadere, contrapponendo il 
vivere il corso degli eventi (la 
lotta, l’amore, l’amplesso, la ma- 
lattia e la guarigione, il viaggio e 
1’immobilita’, l’addormentarsi e il 
risveglio) alla contemplazione 
della serie di spettacoli (la "pol- 
itica". La "sessualità”’. I tranquil- 
lanti e gli antidepressivi. L’affitto. 
Il turismo) in cui consiste la cor- 
poreità’ mediata. Uno spazio oc- 
cupato può’ e deve essere riem- 
pito con la corporeità’ radicale, e 
sara’ l’unico modo per spogliarlo 
della forma-merce (8). 


5 



di poter segnalare l’ingresso 
della società’ post-industriale 
nella stagione della ’demassifi- 
cazione’, sia sul piano produt- 
tivo sia sul piano culturale (...) 
Tuttavia, la base collettiva e 
simbolica nella quale queste 
tendenze si iscrivono e si impi- 
antano rimane fortemente nu- 
trita di umori livellanti, alimentati 
tra l’altro proprio dal sistema 
della comunicazioni di massa. 
Si aggiunga che le risorse della 
teletronica (...) attenueranno 
ancor piu’ il quadro delle rela- 
zioni interpersonali e accentuer- 
anno le tendenze verso l’atomiz- 
zazione sociale, verso l’iso- 
lamento degli individui e dei 
magri nuclei familiari. Insomma, 
la massificazione riceverà’ nuovi 
impulsi, e le persone ondegger- 
anno tra un condizionamento in 
chiave di omologazione ed un 
condizionamento in chiave di 
frammentazione sociale, che 
sono del resto due facce della 
stessa medaglia"(9). 


Qui si svela quanto sia ideologi- 
camente viziata l’immagine 
"orizzontale e paritaria" contem- 
plata nel networking telematico 
da certi democratici sempre in 
attesa - come scriveva Marx ne 
Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte 
- dello squillo di trombe che ab- 
batta le mura dì Gerico. Finche’ 
si rimane prigionieri del Codice , 
vale a dire del comando, la ris- 
posta in tempo reale non garan- 
tirà’ alcun ritorno alla mitica 
"democrazia diretta": l’appen- 


dicita’ delle unita’ umane alle 
scelte del videodrome e’ ormai 
un’invariante del dominio capi- 
talistico, come del resto la sep- 
arazione tra "includi" ed "es- 
clusi", alimentata dalla modern- 
izzazione dis/emancipante e 
dalle pretese di dominio feudale 
del General Intellect. 


Nel movimento circola un bello 
slogan: "L'informazione e’ una 
banca. Nostro dovere e’ di rapi- 
narla”. Affermazione che an- 
drebbe integrata con quest’altra: 
"L’informazione e’ una galera. 
Nostro dovere e’ di evadere". 
Ciò’ e’ vero in rapporto ai sis- 
temi di videocontrollo e di sche- 
datura magnetica, ma lo e’ 
anche e soprattutto in rapporto 
all’atomizzazione e all”'individ- 
ualismo di massa", alle tend- 
enze a tarsi spettatori della pro- 
pria vita, alla continua ricodifica- 
zione spettacolare di ogni 
momento di rottura. 

Il pirataggio dei dati, Hhacker- 
aggio sociale", ci viene presen- 
tato da alcuni compagni in 
questi termini: "Operiamo per un 
libero scambio, senza nessun 
ostacolo, delie informazioni in 
quanto parte fondamentale delle 
nostre liberta’. Favorendo la cir- 
colazione delle informazioni 
siamo coscienti che si possa 
operare un controllo demo- 
cratico sui governi e sui politici, 
si possa incrinare il progetto in 
cui tecnologia e informatica ven- 
gono utilizzate per controllare e 


opprimere, si possa socializzare 
conoscenze, informazioni e 
idee”(10). Si tratta purtroppo di 
un’impostazione vecchia e fuor- 
viale: il problema non sta nell’i- 
naccessibilita’ dei dati e dei 
segni, nella loro mancata socia- 
lizzazione: questa socializza- 
zione ha già’ il proprio motore 
nel videodrome. Il problema sta 
semmai nella saturazione della 
semiosfera, nell’eccesso di dati 
e messaggi, che richiede nuove 
pratiche di decodifica-sabotag- 
gio, di interruzione dei flussi 
(L'interruttore a cui accenna De- 
leuze). Non che il pirataggio non 
sia utile, ma "una visione del 
'mondo’ che salvi la desiderabili- 
tà’ dei suoi oggetti e’ arcaica e 
regressiva nella misura in cui 
non vede il mutamento quali- 
tativo celato dietro la moltiplica- 
zione quantitativa dei pro- 
grammi e dei feticci: quasi che il 
'problema’ consistesse ancora 
in una piu’ equa partizione dei 
'beni’; o peggio, nella socializza- 
zione di quei beni e degli 
strumenti che li producono”(11). 
No, bisogna imparare ad 
EVADERE dalla società’ di con- 
trollo-comunicazione, con 
"nuove armi" o a mani nude: 
come Vallanzasca, evadere 
dalla nave che ci trasferisce a 
un’altra galera svitando con le 
unghie gli infissi di un oblo’. 


Vallanzasca a Silicon Valley. E’ 
qui, al piu’ alto livello di sviluppo 
e di integrazione, che occorre 
sfruttare le occasioni di appro- 


6 



priarci di un know-how sovver- 
sivo, di cartografare i movimenti 
del capitale, per aggirare il con- 
trollo e recuperare il recupero. 
Ancora una volta: lotta/fuga, 
detonazione e buco nero. 


La costruzione di situazioni 
certo non e’ possibile partendo 
dall’occhio del ciclone modern- 
izzatore: quando si e’ troppo 
vicini ad un oggetto, non se ne 
riescono a distinguere i contorni. 
Occorre fluttuare in quelle che 
abbiamo chiamato interzone, i 
margini in costante spostamento 
dove si stratifica la lava sociale 
eruttante dalle falde della ristrut- 
turazione" ( oppure, cambiando 
metafora, quei luoghi dove i ten- 
tativi di omologazione da parte 
del comando giungano obliqui e 
meno efficaci, come i raggi del 
sole nel circolo polare artico). 


In fin dei conti, non occorre fare 
altro che mettere in campo la 
separatezza, l’unica dimensione 
che puo’farci cogliere il nuovo e 
preservarci dal millenarismo in 
cui, dopo la fine delle ideologie 
prometeiche, sono precipitati i 
discorsi e le prospettive di quel 
mostro chiamato "sinistra". Con- 
tro quanti tentano di riproporci 
tutto il solito vecchio ciarpame 
(la delega, la forma-partito, gli 
stantii miti democratico-progres- 
sisti, l’etica del lavoro e dello 
stato) in una visione tutta difen- 
siva (non sappiamo poi cosa si 


voglia difendere, sappiamo solo 
da cosa), dobbiamo affermare 
che i conflitti sociali (postso- 
ciali?) di oggi e del prossimo fu- 
turo si preannunciano duri, 
multiformi, ricchi di forza-inven- 
zione, altrove rispetto allo spet- 
tacolo di macerie a cui i comun- 
isti si sono rassegnati ad assis- 
tere. 


Bologna, dicembre 1991 



1. M. Perniola, La società' dei 
simulacri, Cappelli, Bologna 
1980. 


2. Sul tentativo di uso, da parte 
delle unita’ umane, del reticolo 
multimediale per ricostruirsi un- 
’abitualfta’ di percorsi e sfuggire 
al bombardamento informativo, 
vedi "Spleen e posizioni fetali 
nella multimedialità’" ( 
Spleen1.zip ), file rinvenibile 
nelle aree "comunicazione" 
della rete telematica di mo- 
vimento ECN. 


3. Dall’intervista a Roberto Og- 
nibene in Noi terroristi di Giorgio 
Bocca, Garzanti, Milano 1985. 


4. Mario Perniola, op. cit. 


5. Non stiamo pero’ parlando 
del "Mass(age) is message", 
dell’iperconformismo descritto 
da Jean Baudrillard come un 
nuovo tipo di resistenza, "(le 
masse) sanno che non ci si lib- 
era di niente e che si abolisce 
un sistema solo spingendolo 
nelPiperlogica, spingendolo ad 
un uso eccessivo che equivale 
ad un ammortamento brutale", 
cfr. All’ombra delle maggioranze 
silenziose, Cappelli, Bologna 
1978. Certe interpretazioni ri- 
salenti alla fine degli anni 70 


7 




sembrano oggi basarsi soprat- 
tutto sulla sfiducia e l’apatia di 
chi le scriveva. Tali inviti alla de- 
sistenza, sfornati soprattutto 
dalla Cappelli Editore nella col- 
lana "Indiscipline", spesso non 
contenevano che profezie di ca- 
tastrofi perfettamente immobili, 
vaghe esortazioni ad andare 
"oltre" qualsiasi cosa, descri- 
zioni lisergiche di cambiamenti 
epocali intravisti - chissà’ per- 
che’- solo da quegli autori. Il trip 
e’ finito, la lotta continua! 


6. Sul networking sociale, vedi: 
Commissione comunicazione 
(dibattito e appendice documen- 
taria) in AA.VV., International 
Meeting, Calusca, Padova 
1991; AA.VV., Antologia Cyber- 
punk, ShaKe, Milano 1990; Bob 
Nadoulek, Enciber, Nautilus, 
Torino 1989; 

Luca Di Meo, "La IsIam Incor- 
porated contro i Partiti dell’lnter- 
zona", su "Invarianti" n. 17/18, 
autunno 1991. 


7. Nel procedere del nostro 
ragionamento, useremo piu’ 
volte l’espressione "bisogni radi- 
cali", ed intenderemo questi ul- 
timi come quell’insieme di is- 
tanze ed espressioni desideranti 
che tendano a rompere le com- 
patibilita’ istituzionali, pena il 
loro soffocamento. Questo non 
coincide col significato dato alla 
medesima espressione da 


Agnes Heller, nell’ambito della 
sua "Teoria dei bisogni". Per 
spiegare la differenza, conce- 
deteci quest'apparente divaga- 
zione: 


Alfine Ferdinando Adornato sen- 
ti’ che la battaglia volgeva al ter- 
mine e, seduto all’ombra refrige- 
rante del Teorema Calogero, 
potè’ realizzare un bel libro-in- 
tervista con Agnes Heller, solen- 
nemente intitolato Per cam- 
biare la vita (Editori 
Riuniti, 1980). L’operazione 

aveva lo scopo di disgiungere, 
neH’immaginario politico-cultu- 
rale di quegli anni, la demo- 
cratica "Teoria dei bisogni" dal- 
l’appropriazione presuntamente 
indebita fattane dal movimento 
del 77. La prestigiosa allieva di 
Lukacs non si fece pregare, e 
lungo tutta l’intervista prese ro- 
boantemente le distanze dalle 
"forme di comportamento scelte 
dall’autonomia”, forme "non 
generalizzabili" e "in contraddi- 
zione col valore dell’argomenta- 
zione razionale". Non contenta, 
cito’ la Bologna di Catalanotti e 
dei killers di Francesco Lorusso 
come uno dei "luoghi in cui il so- 
cialismo e’ già’ presente" ( e 
non voleva certo intendere il so- 
cialismo reale alla felsinea, chè 
allora avrebbe avuto ragione). 


Non spetta a noi il ruolo dei 
Nero Wolfe indaganti sull’effet- 
tiva conoscenza del movimento 


italiano da parte della professo- 
ressa di Budapest ,che in alcuni 
passi sembra ripetere pede- 
stremente leggende urbane dif- 
fuse dal grande partito "di lotta e 
di governo" senza il quale, per 
asserzione dei suoi militanti, 
non doveva esserci ”ne’ vittoria 
ne’ conquista"; ciò’ che a noi in- 
teressa rimarcare e’ che da 
quell’intervista affiora un’insop- 
portabile deferenza della Heller 
e della sua teoria nei confronti 
dell’ordinamento politico "demo- 
cratico" - visto come "condizione 
preliminare" per il costituirsi di 
"movimenti che esprimano bi- 
sogni radicali"- tanto che ad un 
certo punto Tallieva di Lukacs" 
dichiara di "non poter accettare 
in alcun modo" l’interpretazione 
secondo cui i bisogni radicali sa- 
rebbero quelli "che non possono 
essere soddisfatti nel quadro is- 
tituzionale della democrazia for- 
male”. Poiché’ per "bisogni radi- 
cali" noi intendiamo appunto 
questi ultimi, ringraziamo la pro- 
fessoressa per il chiarimento e 
la congediamo senza ulteriori in- 
dugi. 


8. Ovvio che quella della deva- 
lorizzazione e’ piu’ una ten- 
sione "ideale", una linea a cui 
avvicinarsi in maniera asintotica, 
piuttosto che un possibile tra- 
guardo del movimento delle oc- 
cupazioni. Non crediamo che 
nei centri sociali si annidi un 
nuovo Poi Pot pronto ad abolire 
il denaro hic et nunc. Non si 
può’ prescindere totalmente 


8 



dalla forma-merce: i concerti e 
le iniziative di autofinanziamento 
nei centri sono un momento in- 
dispensabile, fondamentale. Oc- 
corre pero’ sforzarsi di abbattere 
lo steccato che divide gestori e 
frequentatori, affinché' quanti 
partecipano - a vari livelli - alla 
vita del centro possano vivere lo 
spazio fuori da un rapporto di 
commercio. 


9. Domenico Fisichella, Il de- 
naro e la democrazia, La 
Nuova Italia Scientifica, Roma, 
1990. 


10. U.V.L.S.I., "La minaccia 
della pace", su "Decoder" n.6, 
inverno 1 991 . 


11. Giorgio Cesarano, Manuale 
di sopravvivenza, De Donato, 
Bari 1974. 




NON CREDERE NEI MEDI AHI 

Roma 20/01/1992 COMUNICATO STAMPA 


Come ogni anno, puntuale, e’ 
arrivata dagli 007 del Ministero 
degli Interni la lista dei "cattivi" 
da castigare; e come ogni anno 
tra i "cattivi" sono inserite tutte 
quelle realta’ collettive antagon- 
iste che si oppongono a questo 
stato di cose, a questo stato 
stragista, alle corporazioni mafi- 
ose , alle manovre autoritarie e 
di normalizzazione capitalistica. 
Quest’anno il pretesto per lan- 
ciare l’ennesima campagna di 
criminalizzazione e’ costituito da 
quell’ infame operazione di 
manipolazoione e rimozione cul- 
turale che va sotto il nome di 
"Colombiadi", ovvero la celebra- 
zione in pompa magna della 
nascita dell’ imperialismo. 

E tra coloro da castigare, sta- 
volta, ci sono anche le nuove 
strutture della comunicazione 
antagonista, liberata, orizzon- 
tale, che tentano di rompere il 
monopolio opprimente e lo stra- 
potere dei media di stato anche 
attraverso la riappropriazione 
del sapere e delle potenzialità’ 
comunicative celate in nuovi 
strumenti tecnologici come i 
computer. 


I solerti 007 di Kossiga avreb- 
bero infatti "scoperto" I’ esis- 
tenza di "reti telematiche che 
consentono a vari gruppi a li- 
vello europeo di scambiare in- 
formazioni e notizie in tempo 
reale", come testualmente recita 
la relazione sui servizi di sicu- 
rezza, a cui hanno prontamente 
dato il massimo risalto i vari 
pennivendoli di regime sui vari 
TG e su fogliacci come il "Cor- 
riere della Sera", "La Repub- 
blica" o il "Giornale". 

Non sappiamo a quali miste- 
riose reti telematiche faccia rife- 
rimento la relazione del Minis- 
tero degli Interno: ma il sospetto 
che I’ obiettivo di simili afferma- 
zioni sia costituito da quelle es- 
perienze, come la rete tele- 
matica ECN, che alla luce del 
sole, ormai da 2 anni, hanno 
dato vita ad un fitto scambio co- 
municativo all’ interno del mo- 
vimento italiano ed europeo, e’ 
forte. Esperienze scomode, in- 
dubbiamente, perche’ non c’ e’ 
posto, al loro interno, per veline, 
occultamento, disinformazione, 
armi quotidianamente adoperate 
dagli apparati dei media di Stato 
; esperienze scomode, perche’ 
in grado, nonostante le mille dif- 


ficolta’ economiche, tecniche, 
organizzative, di far compiere 
un salto di qualità’ decisivo alla 
comunicazione antagonista, 
dando voce a Centri Sociali 
Autogestiti, lavoratori autorga- 
nizzati, studenti, immigrati, emar- 
ginati. Su tutto ciò’ non c'e’ pro- 
prio niente da scoprire ed es- 
perienze come l’ECN non hanno 
proprio niente da nascondere. 

Mentre invitiamo dunque tutti i 
poli della rete e le strutture di 
controinformazione alla 

massima vigilanza contro event- 
uali provocazioni poliziesche, 
diffidiamo i vari organi di stampa 
da qualunque tipo di strumenta- 
lizzazione di esperienze come la 
nostra, tese alla costruzione di 
un’ informazione libera e real- 
mente indipendente. Conti- 
nueremo a dire la nostra e 
faremo si’ che il maggior 
numero possibile di gente possa 
ascoltarci. 


LA COMUNICAZIONE E’ IN 
MOVIMENTO ! 

POLO ECN DI ROMA 


10 



COMITATI CONTRO LE COLOMBIANE 


COORDINAMENTO NAZIONALE ANTINUCLEARE ANTIMPERIALISTA. 
(Risposta Comitati Controcolombiani su rapporto servizi segreti) 


Sabato 18 gennaio sulle pagine 
dei maggiori quotidiani italiani e’ 
comparso il resoconto della re- 
lazione dei servizi segreti di 
sicurezza sull' ordine pubblico. 

In essa, la massima attenzione 
appariva dedicata al fenomeno 
della contestazione delle cel- 
ebrazioni Colombiane, atten- 
zione che, anche nei titoli, i quo- 
tidiani raccoglievano e rilancia- 
vano all’ opinione pubblica. 

Entrando nel merito, il do- 
cumento, analizzandone la ba- 
nalità’, i luoghi comuni e le falsi- 
ficazioni una per una, dedica un 
interesse particolare a: 

- "la riorganizzazione di cellule 
dell’ eversione nazionale con I’ 
obiettivo ben preciso di contest- 
are le celebrazioni colombiane" 

- "il coordinamento dati, di tali 
cellule che sfrutterebbero reti 
telematiche di computer per col- 
legarsi tra loro in tempo reale” 

- "il tentativo di tale cellule ever- 
sive di rinvigorire sentimenti 
antiamericani e antimperialisti" 

- "il tentativo di pervenire ad un 
unico fronte europeo interna- 
zionale con le principali forma- 
zioni terroristiche attraverso or- 


ganizzazione di convegni e di- 
battiti interni". 

I COMITATI CONTRO LE CO- 
LOMBIANE europei e latino 
americani sono la struttura che 
in piena pubblicità’ ed alla luce 
del sole il movimento antagon- 
ista si e’ dato per rispondere, sul 
piano politico e culturale all’ on- 
data di festeggiamenti che, nel 
nome di Colombo sta invest- 
endo il nostro territorio e la vita 
di milioni di persone nel mondo. 

Sono la struttura politica che ha 
all’ attivo, unica in Italia, la mani- 
festazione del 12 ottobre 1991, 
a Genova, ed il convegno del 12 
e 13 ottobre contro la ristruttu- 
razione del territorio, le specula- 
zioni sui festeggiamenti colom- 
biani. 

Festeggiamento appunto, stret- 
tamente connessi alia piu’ sel- 
vaggia e devastante delle ri- 
strutturazioni e speculazioni 
edilizie, migliaia di miliardi pub- 
blici regalati ai palazzinari; fes- 
teggiamenti che rappresentano 
per noi, come per i popoli e i 
movimenti di liberazione di 
America, non la scoperta ma la 
rapina, il massacro, il genocidio, 
il razzismo, l’ oscena rappresen- 
tazione della legge del piu’ forte, 


la rimozione di una verità’ fatta 
di violenza e sfruttamento. 

Il movimento antagonista non 
ha alcun bisogno dunque di " 
rinvigorire" sentimenti antiameri- 
cani e antimperialisti. Ad un 
anno dalla guerra del Golfo, dall’ 
orribile strage di mezzo milione 
di uomini, donne, bambini ir- 
akeni riteniamo tali sentimenti 
cosi’ vivi e radicati nel mondo da 
non necessitare certo nostri sti- 
moli. 

I Comitati Controcolombiani , 
come ogni altro movimento di 
lotta, ogni forma autorganizzata 
di lavoratori, di disoccupati, di 
senza casa, come i centri so- 
ciali, gli studenti medi e universi- 
tari de collettivi, le donne riven- 
dicano inoltre I’ uso non clan- 
destino, senza segreti o misteri, 
della rete telematica ECN del 
movimento antagonista. 1:9 
Pare, dalla lettura del rapporto 
dei servizi, che sia questo I’ 
elemento che piu’ infastidisce le 
nostre signore spie di Stato, 
come che, I’ uso di una tecnolo- 
gia evoluta, peraltro alla portata 
di tutti da parte di chi lotta per il 
cambiamento, la trasformazione 
di questa società’, rappresenti in 
se’ un elemento di mistero e 
clandestinità’ o come tale vada 
spacciato. 


11 



A noi non e’ chiaro perche’, in 
un mondo che globalmente co- 
munica in tempo reale, data I’ 
accessibilità’ a tutti di fax e com- 
puter, dovremmo rimanere noi 
soli gli unici ad utilizzare il pic- 
cione viaggiatore o le Poste Ita- 
liane. 

Affari loro se neirimmaginario 
dei servizi I’ unico oppositore 
buono e’ quello lamentoso, 
ingenuo e un po’ romantico ( 
stile ’800 ), che si pittura e si 
traveste, che fa folklore, nello 
spettacolo di se’ che diventa 
politica spettacolo di cui il cir- 
cuito dei media ama spesso 
dare rappresentazione. 

Ma non ci vengano piu’ a rac- 
contare la storiella dell’ infiltrato, 
della cellula cancerosa che si in- 
sinua nel corpo sano, nelle 
scuole, nelle università’, nei 
posti di lavoro. 

Il conflitto, le lotte, I’ antagon- 
ismo sono un dato insoppri- 


mibile di questa società’ ad es- 
sere profondamente ingiusta, a 
necessitare cambiamento, a in- 
durre a lottare. La verità’ e’ che 
ciascuno di noi esprime, as- 
sieme a centinaia di migliaia di 
altri individui, sul proprio posto 
di lavoro, nella propria scuola o 
università’, nel proprio quartiere, 
questa tensione e questa volon- 
tà’. 

Cosa che in condizioni diverse, 
in aree geografiche del mondo 
lontane o vicine, con metodi e 
analisi che non abbiamo noi il 
diritto di mettere in discussione, 
ugualmente fanno i movimenti 
rivoluzionari e di liberazione. 

COMITATI CONTRO LE 

CELEBRAZIONI 

COLOMBIANE 

COORDINAMENTO 

NAZIONALE 

ANTIMPERIALISTA 

ANTINUCLEARE 


INCONTRO DEI GRUPPI AUTONOMI 

DI SOSTEGNO Al RIFUGIATI E PROFUGHI DEL 26/27 
OTTOBRE 1991 A BREMA 


PROTOCOLLO DELLA DISCUSSIONE PLENARIA 


Dopo che la sera di venerdì i 
gruppi delle varie città si sono 
presentati ed hanno riferito delle 
loro esperienze, ci siamo divisi il 
sabato, partendo dalle questioni 
inerenti alle nostre proprie moti- 
vazioni in una discussione in 
gruppi. Per la domenica si sono 
delineati due punti tematici per 
una discussione comune. 

Da una parte, la illegalizzazione 
forzata che si delinea dei rifu- 
giati come concetto dall’alto e la 
questione di ciò che noi contrap- 
poniamo al riguardo. Le forme di 
politica dei gruppi autonomi 
erano state le più disparate, dai 
nascondigli privati all’occupa- 
zione di un edificio della Techni- 
sche Universitaet a Berlino co- 
me centro, come punto di incon- 
tro e spazio abitativo per ì rifu- 
giati (a questo approccio vi è 
stata una critica di associazioni 
straniere contro un tentativo di 
centralizzazione, quasi come 
surrogato per i conflitti nei campi 
di microconflitto della società. 
Ma questa critica potrebbe risul- 
tare limitata dal momento che 
viene solo dai rappresentanti dei 
rifugiati. Rispetto a questo da 
parte della situazione di Bo- 
chum è stato formulato un’altro 
modo di procedere. 

Noi non possiamo determinare 
le nostre strategie come ris- 


posta alla controparte statale. 
Questo approccio analitico é er- 
roneo, perché il fattore da ana- 
lizzare non é presente nell’a- 
nalisi. Esso divide la controparte 
in maniera netta e pulita da noi, 
e questo non è da fare così nei 
confronti del "razzismo". Anche 
noi siamo portatori di dominio 
patriarcale come razzista. 

L’approccio dei "pari diritti" é er- 
roneo, in fondo significa solo 
che tutti dovrebbero essere co- 
me l’uomo bianco. Uomini, pro- 
prio perchè sono i dominatori si 
devono orientare alla resistenza 
delle donne, come i bianchi ri- 
spetto ai neri. 

Non può esistere una politica 
sui rifugiati senza rifugiati al- 
trimenti la si può solamente in- 
serire nella mia concezione pol- 
itica. Al contrario dobbiamo o- 
rientarci alle lotte dei rifugiati, 
dobbiamo confrontarci come lo- 
ro, sostenerli e imparare da loro. 

Francoforte: In questo assoluto 
"orientarsi a" vi é di nuovo una 
funzionalizzazione dei rifugiati, 
ciò che proprio voi criticate così 
decisamente (il giorno prima da 
parte di Bochum era venuta una 
critica alla richiesta di "frontiere 
aperte" proprio in quanto fun- 
zionalizzazione dei rifugiati per 
la nostra miseria qui). 


Ieri uno di Tubinga ha raccon- 
tato come con la loro orienta- 
zione forte solo alle richieste dei 
rifugiati sono arrivati a toccare 
dei problemi. Essi hanno preso 
troppo poco posizione rispetto a 
lasciare i Rom adagiarsi sulle 
posizione dei verdi, della Rom 
Union, rispetto a lasciare la 
chiesa. Con il risultato che sono 
stati deportati esattamente due 
mesi dopo. 

Bochum: "Orientarsi" era inteso 
come il nostro punto di par- 
tenza. 

Brema: La critica alla richiesta 
di uguaglianza, una gita storica: 
Le classi dominanti hanno da 
tempo fatta propria la richiesta 
di equità dei diritti e cioè come 
concessione alla rivoluzione 
borghese rispetto ad una ribel- 
lione che andava molto più in là. 
La cosidetta Rivoluzione fran- 
cese era una messa in scena, 
un ultimo tentativo di mettere 
sotto controllo delle masse in ri- 
volta. 

Propio così era avvenuto con la 
divisione delle terre da parte dei 
bolscevichi dopo la rivoluzione 
come un passo per la ricon- 
quista del controllo sulle masse 
in rivolta. Essa ha solamente 
compiuto la presa di possesso 
reale della terra da parte di sol- 


13 



dati che in massa disertavano ii 
fronte. 

Il capitale é oggi molto più 
avanti. Ha già riconosciuto nel 
concetto della società multicul- 
turale anche la differenza, la ric- 
chezza delle molte culture. Noi 
dobbiamo proseguire ed orien- 
tarci sui rifugiati. (Doveva venire 
esposto ancora una volta dalla 
situazione di Brema.) 

Hu.: Oltre le contraddizioni ses- 
siste e razziste non dobbiamo 
dimenticare nella discussione 
anche quelle sociali. Questo 
concerne molti di noi anche e 
costituisce una possibilità di co- 
struire un rapporto con loro. 

E rispetto alla difficoltà del rap- 
porto con i rifugiati, cioè per noi, 
per un rapporto non gerarchico. 
Non solo partendo da noi, ma 
anche per riconoscere anche 
altre forme di resistenza. 

Colonia: Nel campo dei 

Rom/Sinti a Duesseldorf ab- 
biamo fatto l’esperienza di forti 
rapporti gerarchici tra di loro con 
concorrenzialità. Questo non 
significa che ci dobbiamo tirare 
fuori. 

Tubinga: Le nostre esperienza 
con la rappresentanza dei Rom 
durante l’occupazione delle 
chiese é stata che essi erano 
molto riformisti e scissionisti. 


Dal momento che il nostro 
"orientarsi" ai rifugiati significa 
anche la nostra astinenza dà la 
possibilità di una maggiore in- 
fluenza alle forze realpolitiche. 

Bochum: i propri compiti pote- 
vano essere per noi la distru- 
zione del proprio razzismo. 

Brema: Dal momento che il 
capitale é già arrivato da tempo, 
una variante é quindi costituita 
da quella accettanza multicultu- 
rale. Si tratta dunque di una 
lotta per il diritto a rimanere, un 
far passare i loro soggiorni qui 
contro i meccanismi di controllo 
statali e sociali. 

Tubinga: Noi partiamo da varie 
esperienze e punti di par- 
tenza, non dobbbiamo unificare 
nulla partendo dall’alto. 

Brema: Si tratta non solo di per- 
cepire la multiformità culturale - 
già questo é un problema, che 
sembra a me nella nostra storia 
paragonabile all’appiattimento 
dei regionalismi nella lotta 
antinucleare da parte degli au- 
tonomi urbani - ma come pre- 
messa del fatto che prima di 
tutto si tratta di far passare il 
loro diritto all’esistenza. 

Berlino: "Diritto all'esistenza” 
non rappresenta una richiesta 
universalista, é una nuova teoria 
europea e noi qui non possiamo 


subordinare di nuovo tutto a 
questo concetto. 

Brema: Ma il concetto in realtà 
descrive più che altro dei mo- 
vimenti decentralizzati. 

Berino: Ma chi lo definisce? E 
come si percepiscono soprat- 
tutto essi stessi? 

Hu.: La richiesta del "diritto al- 
l’esistenza" costituisce tuttavia 
una favorizzazione e non un 
ube come la teoria marxista. 
L’accentuazione della proble- 
matica porta con sè la tendenza 
all’autofossilizzazione. 

Bochum: Se le donne del mer- 
cato in Nigeria appartenenti alla 
piccola borghesia locale lottano 
contro i decreti statali, se gli in- 
diani lottano per difendere la 
loro economia nelle foreste equ- 
atoriali e i lavoratori dell’Europa 
orientale si preoccupano di ot- 
tenere un livello di consumi oc- 
cidentale, allora tutto questo 
non costituisce una "lotta per il 
diritto all’esistenza". Se l’in- 
serimento dell’islam in Africa era 
un’attacco al potere delle 
donne, ciò non e’ paragonabile 
agli attacchi all’IsIam qui. 

Noi conosciamo dalla stampa 
l’utilizzo degli Zulu da parte del- 
l’apartheid. Solo che é il modello 
di modernizzazione dell’ANC 
che gli Zulu lottino per un’altra 


14 



forma di vita in comune, la base 
del possibile intervento dei bian- 
chi. 

Si tratta di un riconoscimento 
dell’eterogeneità della resist- 
enza. 

Brema: "Diritto a rimanere per 
tutti"-é ora il concetto di lotta di 
una minoranza di estrema sinis- 
tra? 

Berlino: Gli ebrei e le ebree so- 
vietiche avevano poco in co- 
mune con la richiesta da parte 
nostra di "frontiere aperte". Per 
loro si trattava di un diritto al 
soggiorno, di una quiescenza. 

Bochum: Se fossero arrivati i 
gruppi di sostegno della lotta dei 
Rom per un diritto a restare ad 
Amburgo con la richiesta "fron- 
tiere aperte" sarebbero stati 
criticati dai Rom: "Voi annunci- 
ate sulle nostre barricate le 
vostre richieste". 

Francoforte: Dunque per 

quanto ci riguarda che siamo 
andati al campo di Schwal- 
bach.la richiesta di "diritto a 
restare per tutti" (contro i tras- 
ferimenti nella ex.Rdt e non solo 
per alcuni gruppi una com- 
ponente essenziale del nostro 
lavoro.Noi in una fase partico- 
lare abbiamo fatto un buon la- 
voro per far partire una comuni- 
cazione tra di loro, per com- 


parare i diversi stadi di esperi- 
enza, di relativizzare i loro risen- 
timenti. per me questo tentativo 
non é un calcare il cappuccio(l). 
In parallelo anche i gruppi 
hanno fatto l’esperienza che si 
può solo impegnarsi insieme per 
le loro richieste. 

Colonia: "Diritto a restare" é un 
rapporto contrattuale, significa 
una legalizzazione della lotta(Di- 
rittizzazione letteralmente 
N.d.T.) a cui si attaccano volen- 
tieri i funzionari. Ciò che è reale 
è che la gente si aprono delle 
frontiere, si prendono cibo e abi- 
tazioni, reale è l’ammontare del 
sostegno sociale-e questo é ter- 
reno di cui si occupano le 
va. donne. 

Hu.: Ciò che noi dobbiamo sco- 
prire è dove sia giustificato 
spingere un pò, evitare spacca- 
ture e dove incominciano le fun- 
zionalizzazioni. 

Bochum: Noi prima siamo an- 
dati in giro ed abbiamo invitato i 
rifugiati ad una assemblea. ora 
noi guardiamo e chiediamo 
molto più concretamente ciò che 
significa per loro di fare un in- 
contro con altri rifugiati. Per es 
gli africani neri pensano che sia 
stupido organizzare un incontro 
con altri rifugiati e preferirebbero 
incontrarsi con gli studenti op- 
pure i Rom pensano che sia 
bene incontrarsi con i tamil. 


Amburgo: Che esperienze 

avete fatto con le strutture in- 
terne dei rifugiati, il ruolo delle 
donne? 

Colonia: Davvero, avremmo do- 
vuto mandare tutti i maschi in 
vacanza, allora il campo sa- 
rebbe stato 5 volte più grande. 

Bochum: Noi pendoliamo sù e 
giù. Da una parte quasi in un 
razzismo antipatriarcale e dal- 
l’altra lasciamo andare incredi- 
bilmente troppe cose. Noi ab- 
biamo bisogno di discussioni più 
precise. 

Colonia: lo credo che noi 
donne siamo più awantag- 
giate.Le strutture di donne 
presso i rifugiati sono strutturate 
abbastanza bene e il rapporto 
tra di noi risulta più facile, lo so 
che i maschi ad una assemblea 
hanno detto che vogliono lottare 
fino allo sfinimento e nell’azione 
seguente quasi nessuno si é 
fatto vedere. 

Tubinga: Durante le occupa- 
zioni delle chiese gli uomini si 
sono impegnati molto più a 
lungo per un proseguimento del- 
l’azione. Le donne avevano una 
tolleranza alla frustrazione infe- 
riore. Esse erano anche quelle 
che si dovevano occupare dei 
bambini malati e gii uomini 
hanno quindi in tal modo lottato 
a costo loro. 


15 



ILLEGALIZZAZIONE 
DEI RIFUGIATI COME 
SEPARAZIONE O 
REGOLAZIONE E 
QUALI POSSONO 
ESSERE LE NOSTRE 
STRATEGIE 
CONTRARIE 


Berlino: A Berlino assistiamo 
ad un’ampia illegalizzazione 
delle comunità turche e curde. 
Dei rifugiati che sono arrivati da 
Hoyeswerda a Berlino molti si 
sono dati alla macchia. E gli 
sbirri intraprendono poco per 
aggredirli nel loro status di il- 
legalità. E’ possibile che vi sia 
una illegalizzazione come parte 
di un largo status, di togliere 
delle persone da una sicurizza- 
zione sociale e di spingerli in 
maniera più forte nella valoriz- 
zazione. In Italia questo é da 
tempo parte costituente della 
loro strategia. 

Brema: Il lavoro e la valorizza- 
zione dei rifugiati é stata poco 
discussa da noi finora. Sono 
divenute note al massimo le uti- 
lizzazioni nella raccolta della 
frutta da parte dei rifugiati. 
Come anche in Italia o nel sud 
della Spagna la economia agri- 
cola viene fatta funzionare in 
maniera accentuata con l'uti- 
lizzo dei lavoratori stagionali 
neri. 

Da noi a Brema i rifugiati lavo- 
rano soprattutto nel campo della 
gastronomia e presso i parenti e 
conoscenti nelle piccole pro- 
prietà agricole, nelle officine se 
vi é almeno un operatore legale. 
Da ca vi é notoriamente una 
spinta molto forte, abbiamo bi- 
sogno di soldi, in fondo tutta la 
famiglia ha investito nel viaggio 


e naturalmente anche la co- 
caina é un altro mezzo per arri- 
vare ai soldi. 

I controlli degli sbirri sono finora 
stati aggirati, gli sbirri sono 
troppo stupidi e non riescono a 
distinguere le foto sul passa- 
porto degli africani neri. I passa- 
porti vengono semplicemente 
riutilizzati di mano in mano. Ora 
i rifugiati vengono presi di notte 
con i fanali dal tram e vengono 
filmati. Stanno costituendo un 
archivio alternativo degli sbirri. 
(A Francoforte nel frattempo 
stanno assumendo molti agenti 
in borghese dal Magreb). 

Essi utilizzano gli archivi deil’Uf- 
ficio casa per capire dove sono 
le persone. Dei gruppi di rifugiati 
poco graditi ottengono case in 
affidamento, segno rese siste- 
maticamente senza case grazie 
ad una striscia gialla nei loro 
passaporti. 

Le cattive condizioni in questo 
paese vengono anche raccon- 
tate tra i rifugiati, i rifugiati utiliz- 
zano il loro tempo qui come 
trampolino per gli altri paesi. 

Berlino: A Berlino vi é una ri- 
chiesta della CDU di offrire la 
residenza ai rifugiati senza di- 
ritto all’abitazione e all’assist- 
enza sociale. 


I lavoratori esteuropei lavorano 
da noi proprio in baracche (pic- 
coli poderi) nei cantieri anche 
per una mela e un uovo. 

Bochum: Rispetto alla ques- 
tione dell’introduzione della tes- 
sera della assicurazione sociale, 
mi sembra che vi sia una tend- 
enza contraria - si tratta verosi- 
milmente meno di eseguire es- 
pulsioni e più in funzione di con- 
trollo, di mantenere un pano- 
rama sui lavoratori migranti 
come é il caso degli USA. 

Berlino: A Friburgo si sono 
sempre delle retate dopo la fine 
della vendemmia. La pratica at- 
tualmente già in corso relati- 
vizza una campagna contro i 
nuovi campi di raccolta-quale 
strategia diviene meno costosa, 
su questo sono flessibili. 

I lavoratori (Lavoratrici?) sono 
qui per un periodo limitato, lavo- 
rano e tornano con la grana. 
Possono muoversi a Berlino nei 
giri larghi dei polacchi e sono 
anche tollerati. Adesso possono 
rimanere legalmente per 3-6 
mesi, ci sono dei contingen- 
tamenti. 

Colonia: Da noi viaggiano i la- 
voratori e lavoratrici polacche 
con il visto turistico legalmente 
per ditte particolari per tre mesi 
e lavorano là con una paga 


16 



oraria di 8 DM all’ora (da tas- 
sare!) 12 ore al giorno, mentre 
gli operai specializzati tedeschi 
ne prendono 16. Certe ditte si 
basano su simili rapporti di la- 
voro, altrimenti non sarebbero 
concorrenziali. 

Berlino: E come strategia a 
proposito non ci é venuto in 
mente altro se noi ottenere dei 
contatti. 

Tubinga: Contro il progetto dei 
procedimenti veloci, come pos- 
siamo oggi riferirci al fatto, 
prima che essi stiano da tempo 
di nuovo in piedi? Con i rifugiati 
insieme contro una logica di va- 
lorizzazione, contro un concetto 
riformista di razzismo, che ci 
tocca naturalmente non alla 
stessa maniera partendo dal 
nocciolo. I campi di raccolta 
sono in tal senso una effettiviz- 
zazione, per poter selezionare e 
valorizzare. 

Hu.: la cosa viaggia già adesso. 
Il divieto di lavorare per i rifugiati 
è stato tolto. Vi é un divieto di 
lavorare nelle fabbriche, l'ufficio 
stranieri (a Bochum é l’ufficio 
del lavoro) permette solo certi 
lavori come ad esempio nella 
gastronomia. 

Tubinga: I Rom hanno bisogno 
della richiesta di asilo anche 
come assicurazione di esistenza 


limitata, inoltre essi seguono il 
sussidio di esistenza materiale. 
Contro un simile utilizzo del di- 
ritto d’asilo i campi sono pianifi- 
cati in quanto effettivizzazione. 

Francoforte: A Francoforte vi 
sono state retate e deportazioni 
contro prostitute venute dalla 
Colombia, che qui lavorano il- 
legalmente. Vi sono state pro- 
teste contro gli attacchi, non 
contro le loro condizioni di la- 
voro. 

Hu.: lo non credo che i campi 
così, per esempio con a limita- 
zione a 6 settimane funzioner- 
anno, come vogliono. Ad Hanau 
vi é la caserma Lemboy n un 
quartiere proletario. Mi im- 
magino che la vicinanza della 
città per i rifugiati sia preferibile 
in ogni caso alla campagna. 

Brema: Campi di raccolta con 
grandi cucine.. .questa é il man- 
tenimento dei campi. Lì ven- 
gono "concentrati" i rifugiati sec- 
ondo la logica del carcere di 
sicurezza. 

Tubinga.: Da noi vi sono dei 
campi in mezzo alla città e tutta- 
via sono lo sesso un ghetto to- 
tale. La non ti pagano più il 
crbone. Lì domina il principio 
della prestazione materiale. 


Gottinga: La concentrazione 
(ammassamento) significa an- 
che dal punto di vista psichico 
delle condizioni estreme. 

lo mi immagino contro i nuovi 
campi può arrivare a difficili 
coalizioni (con i cittadini). 

Hu.: Noi dovremmo con i nuovi 
campi e una valorizzazione dei 
rifugiati tenerli veramente da 
parte come problemi, lo penso 
che i campi servono per 
spaventare e una valorizzazione 
verrà regolata tramite i visti tur- 
istici. Ciò che Cohn Bendit nel- 
l’intervista allo Spiegel traccia 
come quotazione di punti di 
vista del mercato del lavoro. E 
chi fa richiesta per l’immigra- 
zione dovrà ritirare la sua ri- 
chiesta di asilo. 

Gottinga.: Da noi una donna 
turca è riuscita a svoltare con la 
sua deportazione semplicemen- 
te impegnandosi a farsi formare 
come infermiera, una professio- 
ne cosidetta con personale 
carente. 

Colonia.: A Colonia lavora l’as- 
sociazione dei Rom con l’indus- 
tria e la camera di commercio 
facendo progetti di integrazione 
dei Rom nel mondo del lavoro. 

Una domanda che già offre rif- 
lessioni, per fare qualcosa ris- 


17 




petto ai nuovi campi, vien ris- 
posta negativamente da tutte le 
città. 

Dal gruppo di Colonia i nuovi 
campi di raccolta vengono de- 
finiti come "campi di concen- 
tramento": Scaturisce una dis- 
cussione rispetto al nome, un- 
’associazione co lo sterminio di 
massa dei nazisti sarebbe un pò 
a buon mercato, come dicono 
quelli/e di Hanau. Una proposta 
prudente da Tubinga di opporre 
al termine ufficiale di "Alloggi di 
raccolta" non "campi di concen- 
tramento" ma bensì "centrali per 
la selezione industriale". 

Berlino: Se si comprendono i 
campi di concentramento a par- 
tire dalla loro storia, allora la 
cosa quadra. Prima di divenire 
dei campi di sterminio, essi 
erano campi di lavoro, campi 
per il controllo, la concentra- 
zione. 

Tubinga: Ciò che suggerisce 
semplicemente "C.d.C", la SPD 
parla secondo una logica di car- 


cere di sicurezza, di "concen- 
trare" i rifugiati. 

Infine si è discusso del carattere 
e di una possibile continuazione 
dell’incontro. Da parte di una ini- 
ziativa antifascista di Amburgo é 
sorto il bisogno di una coordina- 
zione, come ad esempio una 
campagna a livello federale con- 
tro i nuovi campi. Altri vedono 
una base per questo soprattutto 
nelle situazioni locali e vedono 
l'importanza dell’incontro nello 
scambio e nella discussione. 

Un prossimo incontro viene pro- 
posto ancora prima delle va- 
canze di pasqua, un luogo non 
è ancora fissato. una discus- 
sione dovrebbe venire organiz- 
zata meglio per la prossima 
volta, venire tratteggiata in ma- 
niera più chiara. Sui punti della 
discussione non potevamo met- 
terci d’accordo. Proposte - come 
d’altronde anche esperienze fo- 
cali, novità dovrebbero venir 
messe nell’indirizzario, che é 
stato organizzato. 


18 




MOHAWKS 90 

Canada, Settembre 1990: La lotta dei Mohawks e di altri nativi americani. 

(da: "Clash", giornale per/della resistenza in Europa, n.1) 


All’alba dell’11 Luglio 1990, 500 
agenti della polizia provinciale 
del Quebec, armati di tutto 
punto, dichiaravano guerra ai 
popoli nativi del Canada attac- 
cando il blocco stradale fatto dai 
Mohawks nella riserva di Ka- 
nehsatake. 

Le barricate erano state poste 
quattro mesi prima per bloccare 
il piano della citta’ di Oka di ab- 
battere una foresta di abeti per 
allargare il terreno di un campo 
di golf sui territori sacri rubati ai 
nativi. Questi si sono organizzati 
per resistere e difendere la loro 
terra, ricevendo la solidarietà’ 
da molti paesi. 

Il conflitto tra il governo e i nativi 
non riguarda solo i Mohawks. 
Nell’autunno dell’88 i Lubiconi 
dell’Alberta (stato della fed. ca- 
nadese) dichiararono di non ri- 
conoscere piu’ la giurisdizione 
dello stato canadese sulle loro 
terre ed eressero baarricate su 
tutte le strade che entrano nel 
loro territorio. 


Questo avveniva dopo anni di 
inutili trattative, che si trascina- 
vano senza alcun risultato, 
mentre le multinazionali pro- 
cedevano alla distruzione del 
loro ammbiente, costringendo i 
Lubiconi, un tempo autosuffi- 
cienti, a richiedere i sussidi sta- 
tali; senza contare la crescita 
dell’alcolismo e dei suicidi e la 
tubercolosi, che colpisce 1/3 di 
loro, contro la media di 
1/150.000 dei canadesi bianchi. 

I Teme-Anishihabe, del territorio 
di Temagami, hanno lottato con- 
tro le compagnie che volevano 
disboscare ciò’ che restava del- 
la grande foresta. 

Gli Innu del Nitasinan (Que- 
bec/Labrador) hanno bloccato i 
voli a bassa quota dei jets mili- 
tari, che mettevano in fuga i 
caribù’ che vengono cacciati da- 
gli Innu. 

Nel Nord Gitskan (Columbia Bri- 
tannica) i nativi hanno fatto bloc- 
chi stradali per bloccare nuovi 
insediamenti industriali. Ma il 


caso piu’ clamoroso di distru- 
zione ambientale fu il progetto di 
James Bay 1 nel Nord Quebec: 
una centrale idroelettrica com- 
pletata negli anni 70, accettata 
all’epoca dai nativi Cree. 

Le conseguenze furono disas- 
trose: corsi d’acqua deviati, 
dighe, inquinamento idrico, alla- 
gamenti delle loro terre, fuga 
degli animali e disgregazione 
delle comunità’ dei nativi. Ora il 
governo del Quebec vuole la 
James Bay 2, ancora piu’ gros- 
sa della prima e che allagherà’ 
territori ancora piu’ vasti, ma i 
Cree si oppongono decisa- 
mente. 

Il rifiuto del governo federale di 
riconoscere l’indipendenza del 
Quebec e’ stata una dura scon- 
fitta per quest'ultimo, che non 
può’ avere mano libera nella 
faccenda; comunque, nemmeno 
la sovranità’ dei nativi sui loro 
territori e' stata riconosciuta dal 
governo federale. 


19 



Anche gli Stati Uniti hanno con- 
dotto una politica di violenza 
contro i nativi, attraverso l'FBI e 
polizie statali e private (ricord- 
iamo la lotta dei nativi di Pine 
Ridge, Sud Dakota), accanen- 
dosi in particolare contro il Mo- 
vimento degli Indiani Americani 
(AIM). 

Furono condotte operazioni 
"antiinsurrezionali”, la diffusione 
di false notizie, bande armate (i 
GOON’s) per terrorizzare la po- 
polazione, provocatori e as- 
sassini!: tra il 72 e il 76 oltre 70 
militanti dell’AlM furono ammaz- 
zati e moltissimi incarcerati, 
come Léonard Peltier, accusato 
di un duplice omicidio che non 
ha commesso. 

Nel 73 l’FBI assedio’ Pine 
Ridge per oltre due mesi per 
catturare molti membri delPAIM 
e umiliare i nativi. 



Tornando ai Mohawks e 
alla loro lotta, questa la 
sintetica cronologia: 

11 Luglio 1990 - Verso le 6.00, 
scatta l'attacco della polizia 
provinciale, con scavatrici e 
armi automatiche, granate, lacri- 
mogeni. Ma, anche grazie al 
vento che prende a soffiare con- 
tro di loro i lacrimogeni, le guar- 
die devono ritirarsi e abbando- 
nare 6 vetture. La polizia minac- 
cia chi fa riprese e foto. In ap- 
poggio alla resistenza, altri Mo- 
hawks bloccano il ponte di Mer- 
cier, finche’ il governo non ritire- 
rà’ le sue truppe: il ponte verrà’ 
fatto saltare se qualche nativo 
verrà’ ucciso. 

12 Luglio - All’alba oltre 100 
uomini delle truppe d’assalto 
scendono a Oka, mentre la poli- 
zia blocca cibo e medicine di- 
rette ai Mohawks, tagliando l’ac- 
qua per 12 ore. Primi contatti 
per le trattative tra governo e 
nativi. Titoli di prima pagina sui 
giornali, opinione pubblica favo- 
revole ai Mohawks. 

14 Luglio - Primi risultati delle 
trattative tra il ministro provin- 
ciale degli affari indiani John 
Ciaccia e i Mohawks: riduzione 
della presenza poliziesca e il 
blocco sul ponte di Mercier ver- 
rà’ tolto. Manifestazione di prot- 
esta contro una mostra razzista 
al museo reale dell’ Ontario con 
corteo non autorizzato che ha 
bloccato il traffico a Toronto. 
Manifestazione razzista a Cha- 


teauguay contro il blocco del 
ponte di Mercier. 

15 luglio - Contrariamente agli 
accordi la polizia non si ritira e i 
colloqui si interrompono. Conti- 
nuano ad arrivare messaggi di 
solidarietà’ dagli altri nativi 
americani: gli Oneida e i Pentic- 
ton. Continua il blocco del cibo, 
girato pero’ clandestinamente. 

16 luglio - Crescenti difficolta’ 
per gli abitanti di Oka, ormai 
zona di guerra. Divieto di ac- 
cesso anche alla Croce Rossa. 

17 luglio - Inviato un contigente 
delle forze armate canadesi alla 
base militare di Lange Pointe a 
Montreal, dove si stanno pre- 
parando armi anticarro e camion 
militari in previsione di un at- 
tacco su larga scala contro le 
barricate. Assalito un nero a 
Chateauguay da un gruppo di 
razzisti: la polizia non lo difende 
ma anzi lo arresta. 400 persone 
in corteo a Ottawa in sostegno 
ai Mohawks. 

18 luglio - Rinforzate le barri- 
cate sul ponte di Mercier 
usando automobili e detriti vari. 
A Kahnawahe si riuniscono i 
capi delle nazioni indigene per 
un vertice. Dimostrazioni a To- 
ronto contro il rifiuto del governo 
di accogliere le richieste dei Mo- 
hawks. Si organizzano autobus 
per andare a Oka. 

19 luglio - Il governo federale 
dichiara che rifiuterà’ di trattare 
finche’ i Mohawks non depor- 


20 



ranno le armi. I nativi rispon- 
dono che le barricate rimar- 
ranno finche’ lo stato non ascol- 
terà’ le loro richieste. 

20 luglio - 1 capi indiani hanno 
approvato una risoluzione in 9 
punti: 

1) La polizia deve ritirarsi da 
Kahnawake e Kanahsatake e il 
primo ministro Mulroney deve 
riunire immediatamente il Par- 
lamento. 

2) Il governo federale e del Que- 
bec devono garantire di non 
processare i nativi coinvolti nella 
protesta. 

3) Le Nazioni Unite mandino 
una commissione internazionale 
per indagare sulle violazioni dei 
diritti civili, politici e costituzion- 
ali dei Mohawks. 

4) La comunità’ mondiale con- 
danni il governo del Canada per 
la sua azione contro i nativi. 

5) Gli altri paesi impongano san- 
zioni economiche al Canada fini 
alla soluzione del conflitto. 

6) Si riafferma il diritto dei nativi 
all’autodeterminazione ed alla 
giurisdizione sulla loro terra. 

7) Sostanere gli sforzi dei Mo- 
hawks per una soluzione paci- 
fica. 

8) Il primo ministro Mulroney 
partecipi personalmente alla 
trattativa. 


9) Verranno intraprese azioni 
appropriate in sostegno ai Mo- 
hawks. Inanto altre manifesta- 
zioni razziste a Chateauguay, 
mentre a Toronto c’e’ una veglia 
di 24 ore di solidarietà’ con i 
nativi. 

22 luglio - L'accesso alla Croce 
Rossa e’ sempre negato, 
mentre ci sono altre manifesta- 
zioni di ‘solidarietà’: la piu’ 
grande a Winnipeg (Manitoba) 
con 1000 partecipanti. 



23 luglio - Finalmente per- 
messo l'accesso alla Croce 
Rossa, che trova gente che non 
mangia da giorni. Il ministro 
degli affari indiani Harry Swain 
dichiara che il " comitato dei 
guerrieri" e' un organizzazione 
criminale che agisce contro la 
volontà’ del popolo Mohawk. Il 
governo del Quebec continua a 
rifiutare trattative finche’ riman- 
gono le barricate. La richiesta di 
un inviato di pace delle Nazioni 
Unite e’ stata respinta perche' la 
nazione Mohawk non e’ mem- 
bro dell’ Onu. 

24 luglio - La commisiione dei 
diritti umani del Quebec dichiara 
che la polizia viola la carta dei 
diritti, maltratta la gente e ar- 
resta illegalmente. La possibilità’ 
di un nuovo attacco poliziasco 
cresce, visto che il governo ne 
sta discutendo. 


mossa del dipartimento degli af- 
fari indiani. 

26 luglio - Il gran capo del con- 
siglio degli Algonquini smentisce 
la dichiarazione di condanna e 
dichiara che i Mohawks stanno 
lottando per i diritti di tutti i 
nativi. 

27 luglio - Il governo dichiara 
che ridurrà’ la presenza della 
polizia e accoglierà’ le richieste 
sulla terra a condizione che i 
Mohawks depongano le armi e 
smantellino le barricate. Azioni 
di solidarietà’ degli altri popoli 
nativi: nell’isola di Vancouver 
inizia un blocco commerciale e 
turistico; nel Manitoba blocco 
dell’autostrada n.4; nella riserva 
di Brokenhead, a nord di Winni- 
peg, un’altro blocco autostra- 
dale; 300 nativi in corteo ad 
Halifax. 


25 luglio - Un falso messaggio 
di condanna della protesta dagli 
Algonquini si rivela una sporca 


28 luglio - I Mohawks non ac- 
cettano la richiesta del governo. 
Nel New Brunswick, i Micmacs 


21 



bloccano un autostrada che at- 
traversa la loro riserva e ri- 
chiedono l’accettazione delle 
loro rivendicazioni sul loro terri- 
torio. 

29 luglio - L’assemblea delle 
nazioni indigene porta 2500 per- 
sone a manifestare a Oka in 
solidarietà’ con la lotta. Nel Sas- 
katchewan i Metis bloccano l’in- 
gresso al parco nazionale di Ba- 
toche, in solidarietà’ con i Mo- 
hawks e per le loro rivendica- 
zioni territoriali e l’autodetermi- 
nazione. 

16 agosto - Nella notte una pat- 
tuglila di 5/6 uomini in divisa 
militare ha quasi causato un 
conflitto armato. E' una dichia- 
razione degli osservatori dei di- 
ritti umani. Un elicottero vola in 
continuazione e anche aerei da 
guerra sorvolano la zona. Il gov- 
erno non ha mai avuto inten- 
zione di aprire negoziati seri con 
i Mohawks. 

20 agosto - Il Ku-Klux-Klan or- 
ganizza attacchi contro il blocco 
del ponte e i politici richiedono 
un intervento deciso dell’eser- 
cito per stroncare la protesta dei 
nativi. Un sondaggio di opinione 
rivela pero’ che il 70% della po- 
polazione e’ a favore dei nativi. 

29 agosto - Jet da combat- 
timento, carri armati, 3500 sol- 
dati ed una nave da guerra sono 
apparsi oggi. I giornalisti riferis- 
cono che gli aerei hanno bombe 
al fosforo, ma i Mohawks non si 


arrendono. Si fa un gran parlare 
di trattative ma niente di con- 
creto. 

2 settembre - L’esercito ha at- 
taccato. La terra dei Mohawks e’ 
stata occupata. Poco prima un 
portavoce dell’esercito aveva 
assicurato che non ci sarebbero 
state iniziative violente. Al 
momento i prigioneri sono rin- 
chiusi in uno spazio ristretto, 
come bestie. 

3 Settembre - Un ultimo gruppo 
si e' ritirato dentro due edifici, 
subito circondati dai soldati: se 
non si arrendono entro sera, 
verranno attaccati. 

16 Settembre - 1 prigioneri sono 
stati tutti picchiati selvag- 
giamente, con calci in faccia e 
sigarette spente sul corpo. Poi 
sono stati rinchiusi in modo che 
i segni delle ferite diventino 
meno evidenti. C'e’ ancora un 
nucleo di Mohawks accampato; 
la polizia cerca di impedire che 
le migliaia di indiani e bianchi 
giunti per aiutarli li raggiungano. 


Una donna indiana disse una 
volta a un presidente USA: 

"Quando avrete tagliato l’ultimo 
albero, ucciso l’ultimo pesce, 
avvelenato l’ultimo fiume, solo 
allora capirete che non potete 
mangiarvi tutto l'oro che avete 
accumulato nelle banche. " 


22 


HAITI 

AMNESTY INTERNATIONAL DENUNCIA CONTINUE 
VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI 


Amnesty International ha 
chiesto oggi (mercoledì’ 22 gen- 
naio 1992) alle Nazioni Unite , e 
in particolare alla Commissione 
sui Diritti Umani che aprirà’ il 27 
gennaio a Ginevra la sua 48ma 
sessione , di prendere ser- 
iamente in considerazione le 
gravi violazioni dei diritti umani 
che continuano ad avere luogo 
ad Haiti , a 4 mesi dal colpo di 
stato che ha deposto il 
presidente Aristide . L’organiz- 
zazione ha anche rinnovato il 
suo appello al governo degli 
Stati Uniti affinché’ valuti in ma- 
niera corretta le richieste di asilo 
politico avanzate da circa 700 
cittadini haitiani che avevano 
cercato protezione negli USA . 
Circa 500 profughi sono già’ 
stati respinti ed e’ attesa per 
oggi una decisione che po- 
trebbe essere determinante per 
i profughi che attualmente il 
governo americano ha trasferito 
in una base navale cubana. 

A giudizio di Amnesty , cui a di- 
cembre il governo USA non 
aveva consentito di visitare la 
base in cui erano stati trasferiti'! 
profughi haitiani , "chiunque 
venga rimandato ad Haiti rischia 
di subire violazioni dei diritti 
umani : abbiamo notizie , infatti , 
di numerosi cittadini haitiani pic- 
chiati e arrestati dai soldati solo 


perche’ stavano cercando di las- 
ciare". 

Annunciando l’uscita di un lungo 
rapporto sulle violazioni dei di- 
ritti umani nei 4 mesi successivi 
al colpo di stato , Amnesty sos- 
tiene che i militari al potere ad 
Haiti hanno operato oltre 300 ar- 
resti (di cui almeno 25 nei con- 
fronti di bambini e minorenni) 
spesso seguiti da torture , e 
compiuto un numero non quanti- 
ficabile (probabilmente diverse 
centinaia) di esecuzioni extra- 
giudiziali , in particolare nelle 
zone piu’ povere dell’isola dove 
maggiore era il sostegno per il 
deposto presidente Aristide .11 ri- 
torno in azione della polizia ru- 
rale e delle milizie rurali dei 
’Tonton Macoutes" , tristemente 
noti per le loro violazioni dei di- 
ritti umani commessi sotto i gov- 
erni dei Douvalier , ha ulterior- 
mente contribuito all’aumento 
delle violazioni dei diritti umani . 

Tra le vittime della repressione 
figurano preti , giornalisti , sin- 
dacalisti , studenti ed attivisti per 
i diritti umani : tutti coloro , cioè’ 
, che si sono opposti al colpo di 
stato ed hanno denunciato con 
forza le violazioni dei diritti 
umani commesse dai militari al 
potere . 


Molti di loro hanno avuto le toro 
case ed i loro uffici distrutti , 
sono stati arrestati ed in alcuni 
casi anche uccisi pubblicamente 


Decine di persone sono state 
arrestate , torturate o uccise 
semplicemente perche’ vende- 
vano giornali dell’opposizione , 
ascoltavano programmi radio 
esteri o guardavano una foto- 
grafia del presidente Aristide . 

Le stazioni radio gestite dai mili- 
tari o comunque a toro vicine 
hanno a piu’ riprese diffuso i 
nomi di centinaia di persone che 
dovevano essere colpite . 

La repressione ha colpito anche 
persone non politicamente coin- 
volte : nel corso di una celebra- 
zione un soldato ha ucciso una 
donna, che aveva con se’ un 
neonato di 7 mesi , perche’ ri- 
teneva che si trattasse di una 
manifestante pro-Aristide . 



23 


La salute mentale e Plntifada 


La salute mentale e’ la cosa piu’ 
importante che un uomo pos- 
siede perche’ se la perde non 
può’ continuare a contribuire 
alla società’ e può’ creare diffi- 
colta’ a chi gli sta vicino. 

L’occupazione israeliana ha cre- 
ato condizioni tali da causare 
seri danni alla salute mentale 
dei residenti nella West Bank e 
nella striscia di Gaza in conse- 
guenza delle brutali pratiche 
messe in atto e delle misure op- 
pressive. Le vittime piu’ nu- 
merose sono i bambini, special- 
mente quelli dei campi profughi. 

Per questo motivo abbiamo par- 
lato con il Dottor lyad Rajab 
Saraj, direttore del centro di 
igiene Mentale della striscia di 
gaza, che ci ha detto che, dal- 
l’inizio della rivolta ad oggi, ha 
curato alcuni dei problemi so- 
ciali che affliggono la popola- 
zione. 

"All’inizio l’Intifada ha risolto 
molti problemi sociali come il 
rapporto con la droga, la de- 
pressione, la violenza tra la 
gente e altri fenomeni negativi". 
"Il soldato israeliano e’ diventato 
la causa di tutti i problemi e og- 
nuno vedeva in lui la causa 
delle sue difficolta’". "Cosi’ ab- 
biamo visto che il bambino pa- 
lestinese ha sofferto violenza da 
tutte le parti e che questo ha ris- 
pecchiato direttamente la parte- 
cipazione dei bambini nell’lnti- 
fada, come espressione del loro 
rifiuto di tutti i tipi di autorità’, 
compresa quella paterna". 


"Quando il bambino palestinese 
tira pietre contro i soldati, es- 
prime il suo rifiuto dell’occupa- 
zione e la sua domanda di liber- 
ta’; quando ha di fronte tutti i tipi 
di oppressione israeliana e sfida 
i carri armati, le jeep, le camio- 
nette della polizia e i soldati, 
pensa di essere felice, vittorioso 
e libero. Quando un bambino si 
ribella chiaramente a scuola, 
con i genitori e altre autorità', 
esprime il suo desiderio di libe- 
rarsi di tutti i tipi di oppressione 
e dominio". 

"Il bambino palestinese ha 
subito molte esperienza anor- 
mali durante l'Intifada, e queste 
esperienze si riflettono nella sua 
psiche, sia positivamente che 
negativamente. Quando un 
bambino vede suo padre picchi- 
ato dagli israeliani e non e’ in 
grado di difenderlo, o quando 
vede un ferito da arma da fuoco 
con il sangue in faccia o sul 
corpo, la sua salute mentale e il 
suo comportamento sono toc- 
cati". "I bambini palestinesi vi- 
vono in una società’ dominata 
dalla violenza dell’occupazione 
e, allo stesso tempo, si confron- 
tano con tutto ciò’ tirando sassi 
e bottiglie vuote. Durante il con- 
fronto non c’e’ timore, ma piu’ 
tardi la paura arriva". "Molte is- 
tituzioni umanitarie palestinesi 
hanno cominciato dei pro- 
grammi per aiutare i bambini 
che hanno sofferto nelle mani 
dei soldati. Queste organizza- 
zioni puntano a creare un’at- 
mosfera lontana dall’ oppress- 
ione, dove i bambini possano 


esprimere la loro vita naturale e 
reale". 

Nel centro di Igiene Mentale di 
Gaza uno psicoterapista parla di 
circa 120 casi curati attual- 
mente. Questi pazienti sono il ri- 
sultato degli abusi dell’occupa- 
zione e del tentativo di soffocare 
l’Intifada. 

I casi presenti in questo centro 
non rappresentano la totalità’ di 
chi ha disturbi mentali ma solo 
una piccola percentuale. 

Uno dei dottori ci ha raccontato 
il caso di un uomo di 32 anni, 
sposato con 4 figli e appar- 
tenente a una delle organizza- 
zioni politiche palestinesi. Era 
stato in prigione per diverso 
tempo prima di essere spedito 
alla prigione centrale di Gaza. 

Durante l’interrogatorio e’ stato 
torturato brutalmente e quando 
gli israeliani lo hanno rilasciato 
soffriva di incubi, inabilita’ alla 
parola, difficolta’ di agire nella 
società’, irrigidimento fisico e al- 
cune volte cadeva in una specie 
di coma. La sua famiglia, ren- 
dendosi conto che soffriva di 
disturbi psichici, lo ha portato da 
noi; dopo 6 mesi finalmente ha 
cominciato a reagire al trat- 
tamento, ma se qualcuno 
nomina la parola prigione o 
detenzione, cominciano le allu- 
cinazioni e le urla. Questi casi 
non sono affatto episodi isolati. 

Da "Al Karmel" 


24 



IL COMPORTAMENTO ISRAELIANO 

NEI TERRITORI OCCUPATI NEL PERIODO 

TRA MADRID E WASHINGTON 


In questo articolo 
vorremmo fare luce sulla 
pratica e le misure degli 
israeliani nel periodo tra la 
Conferenza di Pace di 
Madrid e il II round che si 
e’ svolto a Washington. 
Durante queste sette 
settimane, i palestinesi 
hanno avuto altri 16 
martiri. 


INSEDIAMENTI 

Il 31/10 sono state installate a 
Tal, vicino l’insediamento di Ki- 
ryat Arba, 90 case prefabbri- 
cate. I coloni si sono insediati 
dopo 2 settimane quando hanno 
cominciato a funzionare i gener- 
atori per l’elettricità’. 

Una nuova strada per i coloni e’ 
stata finita durante lo stesso 
periodo. Questa strada at- 
traversa la terra di proprietà’ di 4 
villaggi palestinesi permettendo 
cosi’ ai coloni di viaggiare at- 
traverso la valle del Giordano. 

Il 2/1 1 il ministero Israeliano per 
gli Alloggi ha mosso centinaia di 
roulotte dalla Galilea ovest 
verso un’area dentro Israele 
dove la maggior parte degli abi- 
tanti sono arabi per insediare 
nuovi immigrati e, possibil- 


mente, cambiare l’assetto 
demografico di questa regione. 

Il 3/11 Ariel Sharon ha assistito 
a l’inaugurazione di un nuovo in- 
sediamento nel Golan. 

Il 7/11 Maele Adumin, vicino 
Gerusalemme nella West Bank 
e’ stato dichiarato ufficialmente 
citta’ da un decreto del Governo 
Israeliano. 

Il 10/11 il Parlamento israeliano 
ha adottato una risoluzione che 
dichiara il Golan fuori da ogni 
negoziazione: la risoluzione riaf- 
ferma anche l’annessione israe- 
liana dell’area, e ci sono state 
richieste di una sessione sup- 
plementare per decidere attività’ 
di insediamento li. Lo stesso 
giorno le autorità’ hanno anche 
dichiarato la confisca di 1200 
acri di terra nel villaggio di Deit 
Iksa, vicino Ramallah. 

Fonti del partito di sinistra 
Mapam, hanno rivelato che un 
nuovo insediamento e’ stato co- 
struito a sud di Ariel nel nord 
della West Bank. 

Il Ministero degli alloggi ha es- 
presso l’intenzione di stabilire 
1000 unita’ di alloggi vicino 
Jabal Mukaber, a nord di Geru- 
salemme. Il terreno era stato 
preparato per costruire 200 ville 
e l’imprenditore, Aboud Levi, ha 
fatto pressioni sul governo per 


incrementare il lotto a 500 co- 
struzioni. 

Il 24/11 le autorità’ hanno di- 
chiarato che 500 appartamenti 
saranno costruiti nell’inse- 
diamento di Roject e 30 famiglie 
vi sono entrate. 

Le autorità’ hanno confiscato 
2000 acri di terra a Nahalin 
vicino Betlemme, 1200 acri dal 
villaggio di Al-Janieh vicino 
Ramallah e 600 roulette sono 
state messe nell’insediamento 
di Majdal Hamtos, vicino Geru- 
salemme Est. 


COPRIFUOCHI TRAI 
COLLOQUI 

Le autorità’ israeliane hanno ef- 
fettuato 18 coprifuochi ordinati 
tra le due sedute della con- 
ferenza di Pace, con una durata 
che varia da 1 a 10 giorni. 

Le seguenti aree hanno subito 
coprifuochi durante questo peri- 
odo: Campo profughi di Dheisha 
9 gg. / Nablus 2 gg / Jenin 
7 gg / Al Bireh e Ramallah 3 gg 
(questo coprifuoco e’ stato pro- 
rogato fino ad arrivare a 1 4 gg) 
Campo profughi di Al Aroub 1 
gg / Campo profughi di Askar 6 
gg / Qabatye 3 gg 


25 



DEMOLIZIONE 
DELLE CASE 

Dall’l 1 novembre al 2 dicembre 
sono state demolite 18 case. 


ALBERI DISTRUTTI 

Nella striscia di Gaza sono stati 
distrutti 50 cedri. Nell’ area di 
Jenin sono stati distrutti alberi di 
olivo. 


Altri atti commessi 
durante questo 
periodo 

30/1 1 : le autorità’ israeliane 
hanno esteso la chiusura dell’U- 
niversità’ di Bir Zeit per altri 3 
mesi. 

19/11: 11 detenuti della prigione 
di jenoid sono stati ricoverati in 
ospedale dopo che le guardie 
avevano tirato gas lacrimogeni 
nelle celle. 

18/11: la polizia israeliana ha 
fatto un raid alla Corte Islamica 
di Gerusalemme Est e ha preso 
i documenti di proprietà’ della 
terra dell’ area di Gerusalemme. 


10/11: le autorità’ hanno ordi- 
nato la chiusura della scuola 
secondaria di Jenin per 1 mese. 


12/11: un uomo ha perso la 
vista dopo che una granata tir- 
ata da un ufficiale israeliano e’ 
esplosa vicino a lui. 

Da "AL Karmel" 


COMUNICATO DELLE DONNE 
PER LE PRIGIONIERE POLITICHE 


In una lettere di denuncia spedita il 16/10/91 al comando del 
Centro di detenzione Moskobye, il WOFPP di gerusalemme ha 
protestato contro la modifica di alcuni regolamenti di detenzione 
introdotti nel carcere sopraindicato dopo la morte di una prigio- 
niera, queste modifiche infrangono i diritti delle detenute e costi- 
tuiscono di fatto una punizione collettiva di tutte le donne prigio- 
niere. 

I cambiamenti includono: 

1 ) il trasferimento delle minorenni dal braccio delle donne dove 
erano insieme ad altre donne piu’ anziane, al braccio dei minori 
maschile. Nell’ala del carcere minorile sono trattenute in celle 
separate solo da sbarre da quelle dei ragazzi. Questo le priva 
della minima privacy. Tutto ciò’ e’ una violazione delle regole di 
base di ogni centro di detenzione come quella della separazione 
dei sessi. 

2) Un ordine vieta alle volontarie del WOFPP di portare i giornali 
alle detenute, cosi’ come era stato fatto per molto tempo. La 
giustificazione della direzione del carcere e’ che ci pensa la 
Croce rossa. Di fatto i giornali non vengono distribuiti tra le 
prigioniere. 

3) L’isolamento di 3 detenute che usufruiscono solo di 30 minuti 
di aria al giorno. Una di loro soffre di un male incurabile. 

4) La detenzione di prigioniere condannate e di detenute la cui 
pena e’ stata prorogata oltre la conclusione del procedimento 
nel centro di Moskobye. E’ importante notare che questo centro 
di detenzione non e’ come una vera prigione e non e’ attrezzato 
per ospitare detenute per un lungo periodo. Tutto ciò’ e’ una 
violazione dei regolamenti in materia di detenzione. 

5) La carcerazione di prigionieri politici insieme ai comuni, tra 
cui collaboratori confessi e detenuti psicolabili. Questa combina- 
zione causa tensioni insopportabili. 

La nostra lettera ha portato alla revoca di alcuni provvedimenti 
quali quello del permesso per portare i giornali, quello della 
sospensione dell'Isolamento per le 3 detenute e il trasferimento 
delle prigioniere con piu’ mesi di condanna nella prigione di Tel 
Mond. Comunque il problema delle minorenni non e’ stato an- 
cora risolto. 


26 



Riteniamo che sul problema dei 
trapianti di organi sia necessaria 
un po’ di chiarezza, dato che 
non si tratta a fatto di una ques- 
tione puramente soggettiva, rig- 
uardante cioè’ la convinzione di 
ciascuno su che fine debba fare 
il proprio corpo dopo la morte, 
come potrebbe sembrare. 

Va infatti sfatata una volta per 
tutte la convinzione che i prelievi 
di organi avvengano da CA- 
DAVERI: ad eccezione fatta per 
la cornea, tutti gli altri organi (fe- 
gato, reni, polmoni, cuore...) per 
poter essere efficacemente 
trapiantati DEVONO essere 
prelevati a sangue caldo circo- 
lante, cioè’ a cuore battente. 
Questo significa che i prelievi 
avvengono da persone in coma 
giudicato irreversibile dai medici 
(ma su questa definizione il 
mondo medico-scientifico e’ di- 
viso), operazioni che potremmo 
senza paura definire VIVISE- 
ZIONE, visto che non di ca- 
daveri si tratta. 

Questo e’ un "dettaglio" che la 
maggior parte della gente non 
sa, e quel che e’ piu’ grave e’ 
che non lo sa neppure la mag- 
gioranza dei donatori cosiddetti 
"volontari”, in quanto PAI DO fa 
loro firmare un pezzo di carta in 
cui dichiarano di donare IL 
PROPRIO CADAVERE. 


Detto ciò’ va aggiunto che, al di 
la' della posizione di ciascuno in 
proposito, per lo Stato siamo 
tutti considerati donatori: in Italia 
e’ in vigore dal 1975 una legge 
aberrante per cui vige la "dona- 
zione presunta", scatta cioè’ il 
prelievo d’ufficio per chiunque 
non abbia precedentemente es- 
presso dissenso, e la cui fami- 
glia non faccia opposizione 
scritta entro i tempi di prelievo 
(12 ore dall’entrata in coma "ir- 
reversibile"), sempre che questa 
venga informata che può’ op- 
porsi. 

Gli ultimi due ostacoli, cioè’ 
l’eventuale opposizione della 
famiglia e i dubbi enormi sulla 
liceità’ di prelevare organi vitali 
da un comatoso, verranno 
superati con l’approvazione alla 
camera dell'ultima tranche di 
questo orrore giuridico, che defi- 
nirà' "legalmente morta" una 
persona dopo sole 6 ore di os- 
servazione con EEG piatto. 

Questo progetto di legge, che 
pende sulle nostre teste grazie 
agli sforzi di PSI-DC-PDS (uniti 
in prima linea in questa battaglia 
"umanitaria"), servirà’ ad aggir- 
are eventuali opposizioni all’es- 
pianto e dara’ pieno potere ai 
medici di decidere se e per 
quanto una persona dovrà’ ri- 
manere attaccata ad un respir- 
atore (domandina: vogliamo 

scommettere tra un povero 


cristo qualunque e un Agnelli, 
quale dei due verrà’ tenuto in 
vita ad ogni costo e quale subi- 
rà’ l’espianto?). 

Non c’e’ dubbio che le condi- 
zioni dei malati in attesa di un 
nuovo organo siano deci- 
samente penose: bisognerebbe 
pero’ capire perche’ si punta 
tutto sui trapianti e non su ter- 
apie alternative, anche in rela- 
zione agli altissimi costi dei 
primi; perche’ i "cardiopatici mi- 
nori" vengono troppo spesso 
lasciati languire, in certi casi fino 
alla morte, nell’attesa di cure e 
terapie nuove e piu’ adeguate, 
mentre si insegue il caso 
"grave", da trapianto, da far 
finire sulle prime pagine dei 
giornali e infine perche’ non 
vengono resi noti i dati sulla so- 
pravvivenza e sulla soprav- 
vivenza e sulla qualità’ della vita 
dei trapianti (per la cronaca: la 
Regione Lombardia sta per 
stanziare qualcosa come 1 0 mil- 
iardi di premio per i centri che 
effettueranno piu’ trapianti-espi- 
anti, mentre manca una diffu- 
sione capillare dei centri-dialisi 
sul territorio). 

Viene da chiedersi se queste 
sperimentazioni effettivamente 
giovano ai malati o ai medici 
che le effettuano... 

COLLETTIVO "MA CHI VI HA 
AUTORIZZATO?” MILANO 


27 



Riportiamo, di seguito, il comunicato stampa 
del Centro di Documediazione Anarchica "La 
Pecora Nera", e la dichiarazione, presentata al 
distretto militare di Verona e ad alcuni organi di 
stampa, con cui Michele Pircher, compagno del 
Collettivo Anarchico "La Pecora Nera" di 
Verona, rende nota la sua intenzione di rifiutare 
sia il servizio militare che il servizio civile, 
interrompendo e disertando quest’ultimo a 
quattro mesi dall’inizio, scegliendo, quindi la 
non sottomissione e l’obiezione totale. 


COMUNICATO AL DISTRETTO MILITARE DI VERONA 

STAMPA 

Verona, 3.1 .1992 


Solidarizziamo con l’obiettore 
non-sottomesso Michele Pircher 
che non riconoscendo l’autorità 
militare, in quanto parte del sis- 
tema oppressivo dello Stato, in- 
terrompe volontariamente il ser- 
vizio civile alternativo, conscio 
delle conseguenze che porterà il 
suo gesto. Riteniamo importante 
la diffusione della questione alia 
cittadinanza e alle realtà ve- 
ronesi, in quanto direttamente 
coinvolti, con la speranza che si 
possa aprire un dibattito ed una 
maggiore informazione al rig- 
uardo. 

Alleghiamo la sua dichiarazione 
inviata alle autorità militari ed al 
presidente della repubblica 
F.Cossiga. 


Verona, 9 gennaio 1992. 

CENTRO DI DOCUMEN- 
TAZIONE ANARCHICA 
"LA PECORA NERA" 
VERONA 


lo sottoscritto Michele Pircher, nato a Verona il 3.8.1971, ivi residente 
in Via Zeila n.13 e domiciliato in Via Duca n.24 a Verona, dichiaro la 
mia intenzione a non proseguire con lo svolgimento del mio servizio 
civile cosiddetto alternativo. Dichiaro di non riconoscere alcuna 
autorità che possa arrogarsi il diritto di gestire, in nome di una falsa 
idea di democrazia, un anno della mia vita. Non riconosco nessuna 
autorità se non quella che mi autoimpongo e che non considero 
nemmeno autorità, ma ordinamento etico, culturale ed umano, che in 
questo caso mi spinge a fare questa scelta. 

Sono pronto a prendermi tutte le responsabilità e ad accettare tutte le 
conseguenze che un gesto simile reca con se in una società in cui la 
democrazia è solo un velo sottile, in cui la libertà è concessa nei limiti 
del rispetto per il potere e della obbedienza cieca alla morale domi- 
nante. Considero il mio gesto come esclusivamente individuale, che 
non vuole coinvolgere nessuno, che non vuole essere una lezione 
per nessuno, che non pretende di cambiare niente tranne me stesso. 
Tutto in faccia ai vostri giudici, ai vostri tribunali, ai vostri avvocati, ai 
vostri eserciti, ai vostri papi, ai vostri criminali di guerra e di pace, alla 
vostra polizia, alla vostra ignoranza, al vostro denaro e a tutto ciò che 
io odio e rinnego perché causa di oppressione ed ingiustizie sociali. 
Considero il servizio civile che ho svolto finora una falsa alternativa, 
una perfetta macchina di sottomissione che obbliga l’individuo al rico- 
noscimento e all'asservimento delle regole istituzionali e statali, 
cause prime dell’oppressione degli individui e dei popoli. 

Consapevole che sarò più libero dentro una cella che dentro il sis- 
tema, con disprezzo 

Michele Pircher 


28 



CONTRO 

IL MILITARISMO 
CONTRO OGNI 
SOTTOMISSIONE 


Dopo circa quattro mesi di servi- 
zio civile, il 3/1/1992, Michele 
Pircher decide di sospendere il 
rapporto con l’ente convenzion- 
ato rifiutandosi di continuare 
una "scelta" che ritiene "una 
falsa alternativa, una perfetta 
macchina di sottomissione che 
obbliga l’individuo al riconos- 
cimento e aH’asservimento delle 
regole statali ed istituzionali, 
cause prime dell’oppressione 
degli individui e dei popoli". 

Come anarchici antimilitaristi 
condividiamo e sosteniamo il 
suo gesto, convinti che la lotta 
alle guerre, agli eserciti e al mili- 
tarismo debba essere lotta alto 
stato e all’autorità, di cui sono 
strumenti e conseguenze, e che 
l’unico mezzo sia l’azione diretta 
e il rifiuto in prima persona an- 
ziché la delega e la sottomis- 
sione. 

Ieri la nota emittente televisiva 
veronese Telenuovo, quella del 
famigerato Zwirner per capirci, 
dava notizia del fatto omettendo 
di comunicare le reali motiva- 


zioni della scelta di Michele e 
annunciando invece la notizia, 
falsa, della sua latitanza. 

Michele continua normalmente 
la sua vita; invitiamo quindi i 
''giornalisti a informarsi sulla re- 
altà dei fatti e sulle procedure 
burocratiche che si applicano in 
questi casi". 

Chiediamo a tutti di solidariz- 
zare concretamente diffondendo 
la notizia, partecipando a mani- 
festazioni e processi che si ter- 
ranno nei prossimi mesi e sotto- 
scrivendo per la Cassa di Soli- 
darietà Antimilitarista che sos- 
tiene gli obiettori non sottomessi 
(c.c.p.nr. 10433548 intestato a 
Cassa di Solidarietà Antimilitar- 
ista, Mauro Zanoni, Via S. Piero 
5, Carrara). 

Verona, 17/1/1992. 

COLLETTIVO 
ANARCHICO "LA 
PECORA NERA" 

VERONA 


Comunicato Stampa 


Venerdì 15 novembre si è svolta a Gallarate l’assemblea indetta dal 
Comitato di controinchiesta sulla morte di Massimo Bardelli. E’ stato 
proiettato un filmato che ha ricostruito la dinamica della carica di polizia 
sulla massicciata ferroviaria adiacente lo stadio dove si è svolto, lo 
scorso 20 settembre, il concerto dei Litfiba. In seguito a quella carica 
decine di giovani, saliti sulla massicciata per ascoltare il concerto, fuggi- 
vano lungo i binari per sfuggire ai manganelli dei poliziotti. Fra questi 
giovani vi era Massimo Bardelli che veniva travolto e ucciso dal treno 
proveniente da Varese. 

I risultati della controinchiesta, resi noti durante l’assemblea, hanno evi- 
denziato le gravi responsabilità della Polizia che, salita sulla massicciata 
senza interrompere il traffico ferroviario, ha determinato l’impossibilità per 
Massimo Bardelli di mettersi in salvo dal treno sopraggiunto poco dopo. 
Sono state evidenziate anche le responsabilità degli organizzatori, del 
Sindaco e dell’USL di Gallarate riguardo il servizio di assistenza sanitaria 
e il rispetto delle normative di legge relative allo svolgimento dei concerti. 

Prima dell’inizio dell’assemblea si sono concentrate nei pressi della Sala 
Rusnati e nelle vie adiacenti decine di poliziotti e carabinieri che con il 
chiaro scopo di provocare il fallimento dell’iniziativa. Tutti i partecipanti 
sono stati schedati e molti per paura hanno deciso di allontanarsi senza 
prendervi parte. Nonostante il clima di intimidazione due giovani hanno 
testimoniato davanti a decine di giovani la loro verità sulla sera del 20 
settembre, confermando coraggiosamente la ricostruzione dei fatti fatta 
dal Comitato in queste settimane. 

Nuove iniziative saranno promosse, anche nelle scuole, per dare conti- 
nuità alla campagna che vuole impedire l’insabbiamento dell’inchiesta sui 
responsabili della morte di Massimo. A questo obiettivo si è aggiunta la 
necessità di costruire un movimento di lotta per ottenere spazi gratuiti e 
autogestiti per i giovani, divenuti ormai la principale fonte di guadagno 
dell’industria del tempo libero. 


Comitato di controinchiesta sulla morte di Massimo Bardelli 
Gallarate, 16 novembre 1991 


30 




Morire per 27.000 £ire 



La diffusione dei primi 
risultati della controin- 
chiesta svolta dal Co- 
mitato sorto in seguito 
alla morte di Massimo 
Bardelli ha sicuramen- 
te fatto saltare il co- 
perchio di omertà e di 
menzogne sotto il 
quale si voleva sep- 
pellire la reale di- 
namica dei fatti acca- 
duti la sera del con- 
certo dei Litfiba a Gal- 
larate. 

Il documento conseg- 
nato alla stampa il 1° 
ottobre scorso dava 
voce ai testimoni ocu- 
lari presenti la sera 
del 20 settembre sui 
binari o nei pressi 
della massicciata fer- 
roviaria. 

La versione ufficiale 
diffusa e sostenuta 
dalla Questura, dai 
magistrati, dagli orga- 
nizzatori del concerto 
e dalla stampa si è let- 
teralmente sgretolata 
di fronte alle dichia- 
razioni dei giovani che 
hanno vissuto in pri- 
ma persona quell’es- 
perienza drammatica. 


Le conclusioni più rilevanti raggiunte sono 
queste: 

- Hanno mentito tutti coloro, in primo luogo la 
Questura di Gallarate, che hanno sostenuto l’i- 
nesistenza di una carica di polizia. La carica c’è 
stata; molti hanno subito i colpi dei manganelli e 
l’arrivo degli agenti ha provocato la fuga sui binari 
dei giovani, nella stessa direzione che avrebbe 
seguito il treno dopo qualche minuto. 

- Il traffico ferroviario non è stato interrotto prima 
della carica e ciò costituisce una pesantissima 
prova di irresponsabilità nei confronti della Poli- 
zia. 

- Massimo Bardelli è stato travolto dal treno dopo 
una corsa di alcune decine di metri per sfuggire 
alla carica. 

- Hanno mentito tutti coloro che hanno sostenuto 
che Massimo è stato scagliato contro il palo ferro- 
viario da uno spostamento d’aria. Le perizie sul 
locomotore e sul corpo del giovane confermano 
infatti l’investimento. 


Nei giorni successivi alla conferenza-stampa che 
ha reso noti i primi risultati della controinchiesta il 
Comitato ha continuato il suo lavoro di ricostru- 
zione dei fatti e, grazie anche all’iniziativa di gior- 
nalisti di alcune radio libere lombarde, è stato 
possibile il primo dossier di nuove importanti no- 
tizie e testimonianze, che concorrono in maniera 
significativa a rafforzare le conclusioni già rag- 
giunte. 


31 



1. L’organizzazione 
dell’assistenza 
sanitaria durante il 
concerto. 

Durante il concerto erano pre- 
senti allo stadio di Gallarate solo 
due ambulanze della Croce 
Rossa, messe a disposizione 
dal Sottocomitato di Gallarate 
della stessa CRI. Il medico che 
secondo gli organizzatori aveva 
l’incarico di garantire la dire- 
zione dell’intervento sanitario 
era seduto fra gli spettatori sugli 
spalti. A spiegare il perchè di 
questa gravissima inadegua- 
tezza del servizio di assistenza 
è un responsabile della CRI gal- 
laratese, il Dottor Crosta. 

Come mai, è stato chiesto, e- 
rano presenti solo due ambu- 
lanze? "Per il concerto dei Lit- 
fiba ci sono state chieste solo 
due ambulanze. Loro (gli orga- 
nizzatori, ndr) si dovevano pre- 
occupare del resto. Il discorso 
penso sia stato questo: più am- 
bulanze, più costi.". Alla do- 
manda sui costi del servizio of- 
ferto dalla CRI è stato risposto: 
"Un’ambulanza costa 30.000 lire 
all’ora oppure, a seconda degli 
orari nei quali è richiesta la 
presenza, si possono fare dei 
forfait.". Ogni ambulanza impeg- 
nata quella sera costava quindi, 
nella peggiore delle ipotesi, una 
cifra corrispondente a circa 4 bi- 
glietti per il concerto e gli spetta- 
tori, a detta degli organizzatori, 
sono stati circa 6000.... 

E’ stato fatto un confronto con il 
livello operativo attuato nel 
corso del concerto di Vasco 
Rossi svoltosi due anni fa a Car- 
dano al Campo. Ecco le parole 
del dottor Crosta: "Eravamo 
presenti con 4 ambulanze, 12 
postazioni mobili, 2 tende infer- 


meria attrezzate, 2 medici, 2 in- 
fermieri professionali, 4 infer- 
miere generiche.”. 

Il dottor Crosta ha inoltre rico- 
struito i minuti immediatamente 
successivi alla tragedia, così 
come li ha potuti conoscere 
dalla testimonianza dei volontari 
inviati con le ambulanze, an- 
ch’essi accorsi sui binari dopo 
l’investimento: ”E’ uscito il 

medico scelto per puro caso 
dall’organizzazione (si tratta del 
dottor Rino Volpi, della Società 
Sportiva Gallaratese, ndr). Lo 
hanno trovato alle 9 di sera fra 
gli spettatori e lo hanno messo a 
fare il medico. Quando sono ar- 
rivati i miei ragazzi (i volontari 
CRI, ndr) non si sapeva nean- 
che chi fosse il medico. Non 
c’era l’infermeria perchè l’infer- 
meria dello stadio l'hanno utiliz- 
zata per fare cambiare i cantanti 
e il collega che hanno recuper- 
ato ha utilizzato una lettiga 
come infermeria.". E’ fuori da 
ogni dubbio che la CRI avrebbe 
adottato scelte ben diverse se le 
fosse stata delegata l’organizza- 
zione dell’assistenza: "Noi av- 
remmo dato sicuramente delle 
disposizioni diverse.". 

A suffragare quest’ultima affer- 
mazione del dottor Crosta ci 
sono i fax che CRI e organizza- 
tori si sono scambiati nei giorni 
precedenti il concerto. 


Se, come noi crediamo, questi 
sono i fatti per quanto riguarda 
l’assistenza sanitaria, le conclu- 
sioni non possono che essere 
queste: 

- Gli organizzatori hanno de- 
liberatamente scelto di ridurre a 
livelli assolutamente inadeguati 
l’assistenza sanitaria. 


- In questa scelta la CRI non ha 
alcuna responsabilità, come è 
documentato dai fax. Da uno di 
essi, quello del 20 settembre in- 
dirizzato come gli altri agli orga- 
nizzatori, riportiamo uno stralcio: 
"Vi facciamo altresì presente 
che il compito dì dette ambu- 
lanze sarà solo quello di tras- 
porto di eventuali feriti o amma- 
lati dalPinfermeria della Società 
Ginnastica Gallaratese all’ospe- 
dale di Gallarate. (...) Questo 
sottocomitato declina ogni re- 
sponsabilità per qualsiasi situa- 
zione che si dovesse verificare 
prima, durante e dopo detto 
concerto, poiché la direzione 
sanitaria dello stesso non è 
stata assegnata alla CRI di Gal- 
larate.". 

- La ragione dell’inadeguatezza 
dell’assistenza sanitaria è quindi 
da ricercare esclusivamente 
nella logica del massimo profitto 
e dei minimi costi adottata dagli 
organizzatori. 


2. La posizione degli 
organizzatori. 

Nelle parole degli organizzatori 
di Ponderosa non abbiamo 
scorto alcun cenno di riflessione 
critica sulla gestione data alla 
serata del concerto. Anzi! Ci tro- 
viamo di fronte al contrario ad 
una posizione ferma, addirittura 
di indignazione per quanto 
hanno scritto i giornali dopo la 
conferenza-stampa del Comi- 
tato di controinchiesta. 

Queste sono le parole di Titti 
Santini dedicate alla stampa: 
"Quello che stanno facendo i 
giornali è immorale e non c’è 
neanche il modo di andare con- 


32 



tro ciò che scrivono.". Ma come 
non capire l’incredulità di Santini 
se leggiamo la sua opinione 
sulla morte di Massimo: "Mi dis- 
piace per il povero ragazzo che 
è morto ma secondo me l’in- 
cidente in cui è incorso equivale 
ad un incidente in macchina che 
poteva succedergli mentre 
veniva al concerto.". In realtà 
per Santini la Polizia non av- 
rebbe fatto altro che il proprio 
dovere: "Sicuramente la Polizia 
non è andata a caricare sulla 
massicciata ma a fare sgombe- 
rare." Quale sia la distinzione 
fra i due termini, secondo San- 
tini, proprio non riusciamo a co- 
gliere. Ci sembra in ogni caso 
improbabile che i ragazzi (al- 
cune decine) si siano messi a 
correre sulla massicciata per 
sfuggire ad un invito piuttosto 
che a dei manganelli... 

Santini esprime tuttavia un’opi- 
nione interessante sulla secon- 
da carica (quella effettuata in 
Via Ronchetti) e su questa cir- 
costanza adotta un atteggia- 
mento critico: "La Polizia ha e- 
sagerato dopo. In quell’occa- 
sione non vi era alcuna neces- 
sità di caricare. Quello che han- 
no scritto i giornali al proposito 
sono delle menzogne. Fuori 
c’erano 500/600 persone: erano 
genitori, curiosi presenti per ve- 
dere cosa stava accadendo; 
erano tanti i genitori che aspet- 
tavano i figli, lo ero là. Ci sa- 
ranno stati 4 o 5 ragazzini che 
hanno buttato a distanza di un 
quarto d’ora 1 o due bottiglie 
vuote. La carica era immoti- 
vata.". 

A riportare la fermezza nella po- 
sizione di Ponderosa ci pensa 
tuttavia un altro organizzatore, 
Gaetano Venegoni, che a prop- 
osito della carica in Via Ron- 
chetti è a dir poco lapidario: "La 


Polizia ha fatto bene a caricare 
perchè c’è stata una provoca- 
zione". 


Non conosciamo direttamente 
altro sulle posizioni degli orga- 
nizzatori di Ponderosa ma quan- 
to riportato ci basta, soprattutto 
se posto a confronto con i fatti 
accaduti, per trarre almeno una 
conclusione anche su questi 
signori: 

- L’assenza di qualsivoglia rife- 
rimento critico alle scelte fatte 
rispetto all’approntamento del 
servizio di assistenza sanitaria 
aggrava ulteriormente le re- 
sponsabilità degli organizzatori. 
Essi confermano con il loro at- 
teggiamento l’adesione ad un’e- 
tica, quella de! massimo profitto, 
che lungi dal favorire maggior 
efficienza nell’industria dello 
spettacolo (immagianiamo cosa 
sarebbe accaduto in una situa- 
zione di particolare gravità con 
6000 persone chiuse in uno sta- 
dio a dir poco fatiscente) con- 
sente solo maggiori margini di 
guadagno e un peggioramento 
della qualità dell’offerta. 


3. Per la Magistratura 
si tratta solo di 
"disgrazia". 

I magistrati inquirenti hanno di- 
mostrato fino ad oggi uno "zelo 
garantista" a dir poco sorpren- 
dente in un Paese come il no- 
stro dove la legislazione d’emer- 
genza (ancora in vigore) ha let- 
teralmente stracciato le regole 
più elementari del diritto. Po- 
trebbe apparire, questo, un rico- 


noscimento della piena ade- 
sione di questi magistrati ai prin- 
cipi, legali e costituzionali, dello 
Stato di diritto, ma così non è 
perchè in questo caso la ricerca 
ostinata di eventuali responsa- 
bilità porrebbe sul banco dei 
principali accusati la Polizia di 
Stato, i Carabinieri, l’industria 
dello spettacolo. 

Contattato telefonicamente da 
giornalisti, il Sostituto Procura- 
tore della Repubblica Luca Villa 
ha sostenuto che mancando 
altri elementi la tesi della disgra- 
zia resta l’unica accettabile. 
Anche gli esiti dell’autopsìa sul 
corpo di Massimo e della perizia 
sul locomotore sono ininfluenti. 
Quanto ai testimoni che con- 
traddicono questa tesi, solo uno 
sarebbe stato interrogato ed evi- 
dentemente è un pò poco per 
aprire un procedimento penale 
contro la Polizia- 

Dei resto, come la pensi il dottor 
Villa a proposito della dinamica 
dei fatti è facilmente deducibile 
dalla sua opinione sulla carica 
della Polizia: "Non di carica si è 
trattato ma di intervento sui bi- 
nari". Non solo; l’intervento delle 
forze dell’ordine è addirittura 
elogiato: "Senza l’intervento 

della Polizia i morti sarebbero 
stati di più.". 

Ma non si è interrogato il dottor 
Villa sulle ragioni che hanno 
fatto decidere alla Questura di 
non fermare il traffico ferroviario 
prima di salire sui binari per il 
loro "intervento"? Non si è inter- 
rogato il dottor Villa sul perchè 
Massimo è stato travolto dal 
treno in un punto che dista de- 
cine di metri dall’unica zona 
della massicciata dalla quale è 
possibile scorgere parzialmente 
l’interno dello stadio dove si 
svolgeva il concerto? Non si è 


33 



interrogato il dottor Villa sulle 
scelte fatte dagli organizzatori 
riguardo il servizio di assistenza 
sanitaria? E le dichiarazioni di 
Franco, il ragazzo ferito nella 
calca prodottasi in seguito alla 
carica, riportate da tutti i giornali 
e sicuramente ascoltate anche 
direttamente dalle orecchie del 
dottor Villa sono da ritenere at- 
tribuibili ad un bugiardo che 
vuole in qualche modo rovinare 
il prestigio della Questura gallar- 
atese? 

Ma non bisogna dimenticare 
che per il dottor Villa, così come 
per la Polizia e una parte della 
stampa, senza quell’intervento i 
morti sarebbero stati di più. In- 
somma, che quella sera ci scap- 
passe il morto era assolu- 
tamente inevitabile. Il solo fatto 
che decine di giovani siano saliti 
sulla massicciata costituisce 
dunque, in sè, la ragione indis- 
cutibile deM’ineluttabilità della 
disgrazia. 

Se questa opinione a dir poco 
sconcertante avesse qualche 
fondamento, le responsabilità 
delle forze dell’ordine non ver- 
rebbero comunque ridimension- 
ate. Anzi, proprio la certezza di 
questa eventualità avrebbe do- 
vuto imporre con maggior fer- 
mezza il blocco del traffico ferro- 
viario prima di operare lo sgom- 
bero della massicciata. Non 
crede, dottor Villa? 


Riteniamo quindi che vi siano 
state e che permangano gravi 
inadempienze nell’operato della 
magistratura inquirente che si 
possono spiegare solo con la 
superficialità o con la volontà di 
non perseguire le responsabilità 
delle forze dell’ordine. 


34 


4. Eppure la necessità 
di blocco della 
ferrovia è stata 
sollevata. 

Non tutti i tutori dell’ordine sono 
stati coinvolti nella logica re- 
pressiva e sconsiderata che ha 
provocato la morte di Massimo. 

C’è almeno un vigile urbano che 
avrebbe suggerito al proprio co- 
mandante, circa 40 minuti prima 
del passaggio del treno, la 
chiusura del traffico ferroviario. 
E’ lo stesso vigile che, presente 
come altri in Via Ronchetti du- 
rante la successiva carica, ha 
sostenuto che la notizia della 
morte di Massimo era l’unica (e 
buona, aggiungiamo noi) 
ragione della tensione che si è 
creata fra i giovani fuori dello 
stadio. 

E’ una testimonianza che con- 
ferma le vere scelte compiute 
da Polizia e Carabinieri nella 
gestione dell’ordine pubblico in 
quella serata. Le dimensioni 
della "provocazione" che avreb- 
bero posto in atto i giovani (lan- 
cio di alcune bottiglie vuote) 
poste a confronto con le propor- 
zioni dell’intervento militare (uso 
dei manganelli, lancio dei lacri- 
mogeni, chiusura di ogni via 
d’uscita) lasciano intendere 
chiaramente su chi pesano 
maggiormente le responsabilità 
della degenerazione del clima 
creatosi subito dopo la morte di 
Massimo. 

Ciò che è quantomeno curioso è 
la. richiesta di anonimato fatta 
dal vigile urbano. Evidente- 
mente i dubbi sulle garanzie of- 
ferte da questa democrazia non 
appartengono solo ai "nemici" 
della civile convivenza... 


5. Le parole di un 
amico di Massimo. 

Questo è ciò che ha dichiarato 
un amico di Massimo a prop- 
osito della carica sulla massicci- 
ata. Si tratta di un testimone 
oculare e abbiamo ascoltato la 
sua voce dai microfoni di una 
radio privata: "La carica della 
Polizia mi ha stupito molto per- 
chè ha creato solo panico e 
basta. La Polizia caricava sui bi- 
nari. Ho visto gente che saltava 
dalla massicciata, che ha preso 
manganellate e gente come 
Massimo che correva lungo i bi- 
nari." 



Morire per 27.000 Ciré 

Ovvero storie di ordinaria amministrazione in un moderno Stato di polizia. 

a cura del: COMITATO Di CONTROINCHIESTA per la morte di Massimo Bardelli. 


Questo opuscolo è dedi- 
cato a Massimo Bardelli, 
morto a 18 anni, inseguito 
dai poliziotti e travolto da 
un treno, colpevole di non 
avere i soldi per pagare un 
concerto. 

Questo opuscolo è dedi- 
cato a tutti i ragazzi, le 
persone, i compagni uccisi 
o feriti dalle "Forze dell’or- 
dine". 

Questo opuscolo è dedi- 
cato a tutti coloro che quo- 
tidianamente subiscono i 
mille soprusi compiuti da 
poliziotti e carabinieri i 
quali, soprattutto nelle città 
di provincia, grazie alla to- 
tale impunità, pensano 
ormai di essere prati- 
camente onnipotenti. 

Questo opuscolo non con- 
tiene i nomi delle persone 
intervistate ma solo pseu- 
donimi, perchè non ab- 
biamo alcuna intenzione di 
esporre nessuno alle rep- 
presaglie poliziesche; co- 
munque qualora venisse 
aperta un’inchiesta che 
veda i responsabili dell’or- 
dine pubblico sedere al 
banco degli imputati, i tes- 
timoni oculari valuteranno 


la possibilità di presentarsi 
come testi. 

Questo opuscolo è dedi- 
cato a tutti coloro che non 
hanno i soldi per consu- 
mare la "merce kultura". 

Questo opuscolo può es- 
sere fotocopiato e diffuso 
da chiunque, perchè 
questa è la nostra unica 
forza per far conoscere la 
verità, grazie ai nostri pic- 
coli strumenti, mentre dal- 
l’altra parte ci dobbiamo 
scontrare con una rete di 
connivenze enormemente 
potente, capace di garan- 
tire l’impunità ai respon- 
sabili di simili misfatti, a 
qualunque costo... 

Questo opuscolo è vietato 
ai questurini, ai giornalisti 
compiacenti, ai sindaci 
corrotti, agli organizzatori 
di concerti che costruis- 
cono la loro ricchezza su 
una diffusione della kultura 
a misura di portafoglio, a 
tutti coloro che non vo- 
gliono ■ sapere e vedere 
perchè così possono man- 
tenere i loro privilegi! 


Premessa: abbiamo volutamen- 
te deciso di non ricostruire noi 
quella tragica sera perchè pen- 
siamo sia molto più interessante 
far parlare coloro che c’erano, i 
testimoni oculari di quei tragici 
eventi. 

Da parte nostra ci limiteremo a 
tentare di formulare alcune 
ipotesi ed abbozzare alcune 
prime conclusioni. 


Intervista con cinque 
testimoni oculari. 

Int.Venerdì 20 settembre, Gal- 
larate (VA), sono più o meno le 
21,20 e sta per iniziare il con- 
certo del Litfiba. Noi stiamo par- 
lando con 5 testimoni presenti 
all’esterno dello stadio di Gallar- 
ate durante il concerto e durante 
gli incidenti che sono avvenuti. 

Vediamo di ricostruire insieme a 
loro cosa è successo quando 
sono arrivati lì alle 21,20. Qual 
era la situazione, quanta gente 
c’era fuori e quanta dentro lo 
stadio, dove erano disposte le 
"Forze debordine”? 

Ugo:AH’incirca alle 21,20 il con- 
certo non era ancora iniziato ed 
è iniziato circa 5 minuti dopo. La 
situazione a prima vista era di 
estrema calma, c’era parecchia 
gente in attesa di entrare anche 
senza biglietto, non saprei 
quantificare precisamente, ma 


35 



c’erano sicuramente parecchie 
centinaia di ragazzi, non saprei 
dire se mille, più di mille o meno 
di mille; una cosa è certa che 
intravedendo all’interno deio 
stadio, lo stadio era occupato 
per circa un terzo della sua 
superficie, quindi è assolu- 
tamente da smentire l’ipotesi in 
base alla quale non c’era più 
agibilità alPinterno dello spazio. 
La maggior parte della gente 
era dislocata all’ingresso dello 
stadio in via Ronchetti, altre per- 
sone invece accedevano in via 
Campo Sportivo, che costeggia 
lo Stadio Comunale, costeggiata 
a sua volta, questa via, da una 
massicciata ferroviaria (tale 
linea FS collega Varese con 
Gallarate). 

Int.Quanto è alto il muretto della 
massicciata ferroviaria e quali 
sono i punti da cui è possibile 
accedere da via Campo Spor- 
tivo alla ferrovia? 

Ugo:La struttura della massicci- 
ata ferroviaria è così composta: 
in alcuni punti vi è un terrapieno, 
in altri un muro di contenimento 
della massicciata che è alto al- 
l’incirca 3 metri, sovrastato da 
un parapetto e gli unici punti di 
accesso della massicciata sono 
collocati in prossimità del fondo 
dello stadio, ossia verso il fondo 
di via Campo Sportivo in dire- 
zione opposta a via Ronchetti, 
ed è anche l’unico punto da 
dove è possibile intravedere lo 
stadio nella zona in cui era stato 
montato il palco. 

lnt.:Voi siete arrivati sul posto 
alle 21,20, il concerto non era 
ancora iniziato; parliamo di 
quello che succede in via 
Campo Sportivo che è la via 
dove è morto Massimo. 


Per chiarezza il corpo del 
ragazzo è stato trovato su un 
blocco di cemento accanto ad 
un palo che costeggia i binari, 
all’altezza dell’incrocio tra via 
Campo Sportivo e via Ronchetti. 

La morte è avvenuta per sfon- 
damento della base cranica e si 
presume che il ragazzo abbia 
sbattuto la testa contro il palo in 
seguito allo spostamento d’aria 
provocato dal treno Varese-Mi- 
lano che arriva in stazione a 
Gallarate alle 21,43, quindi 
verso le 21 ,40. 

Ricordiamo che la zona di ac- 
cesso ai binari è però dalla 
parte opposta di via Campo 
Sportivo, circa 100 metri più in 
là. 

Ada.La zona di più facile ac- 
cesso, perchè volendo si può 
salire anche da lì vicino, sal- 
tando un muro e passando per i 
rovi. 

lnt.:C’era gente sulla massicci- 
ata che cercava di vedere il con- 
certo, in quanto 15 metri più in 
là, rispetto al palo dove è morto 
Massimo, è possibile vedere 
l’interno dello stadio. 

Ugo:Sono più di 15 metri; sa- 
ranno circa 70 perchè siamo 
quasi a fondo campo nella zona 
di accesso alla massicciata fer- 
roviaria. Quando è iniziato il 
concerto, abbiamo deciso di 
fare un giro di perlustrazione per 
vedere cosa succedeva ed ab- 
biamo notato assembramenti di 
ragazzi sulla massicciata ferro- 
viaria, inseguiti da poliziotti con i 
manganelli in mano. Abbiamo 
assistito a due cariche suc- 
cessive di poliziotti contro questi 
ragazzi, alcuni dei quali, disper- 
ati, cercavano di buttarsi giù dal 
muro di contenimento della 


massicciata. Ho personalmente 
assistito ad una scena in cui un 
ragazzino appeso con le mani al 
parapetto della massicciata per 
poter saltare giù è stato manga- 
nellato sulle mani. Il fatto certo è 
che queste cariche sono avve- 
nute poco prima del passaggio 
del treno, lo mi trovavo in fondo 
a via Campo Sportivo (che è 
priva di illuminazione) e non 
potevo quindi vedere se mentre 
è arrivato il treno era in corso 
una carica di polizia all’altezza 
del palo dove è morto Massimo. 

Ada:Noi abbiamo assistito a 
queste cariche, ma prob- 
abilmente ce n’erano già state 
altre, in quanto sentivo dire in 
giro:"Ma insomma, non è pos- 
sibile, eravamo di lì e ci hanno 
sbattuti giù.". 

Luca:ll concerto era iniziato da 
una decina di minuti e molti 
ragazzi tentavano di arrampi- 
carsi sul muro di cinta che de- 
limita lo stadio, ma subito veni- 
vano respinti in malo modo dalla 
polizia; quindi successivamente 
buona parte di questi ragazzi si 
arrampicava sulla massicciata 
ferroviaria per cercare di vedere 
qualcosa da sopra. A quel punto 
ho visto intervenire con durezza 
5 o 6 poliziotti per farli sloggiare 
in malo modo, ma ce n’erano 
probabilmente molti di più e già 
lì partivano minacce del tipo:"ti 
spacco la faccia; vengo a pren- 
derti a casa; io ti conosco, ti 
rompo la testa”; insomma ini- 
zialmente intimidazioni di tipo 
verbale e successivamente vero 
e proprio inseguimento sui bi- 
nari. lo ho visto poco prima che 
passasse il treno questi poliziotti 
che correvano con i manganelli 
in mano lungo i binari ed i 
ragazzi poco più avanti che 
scappavano. I poliziotti che si 
sono accorti dell’arrivo del treno 


36 



sono riusciti in qualche modo ad 
evitare l’effetto del passaggio di 
un treno ad alta velocità ed evi- 
dentemente alcuni ragazzi, 
sconvolti, durante la fuga non se 
ne sono accorti. 

Ugo:Va deto anche che nel 
punto dove è avvenuto il fatto 
risulta molto difficile scendere 
dalla massicciata ferroviaria; in 
sostanza è successo che a se- 
guito di questi inseguimenti i 
ragazzi si sono praticamente in- 
canalati in una specie di vicolo 
cieco, senza più neanche avere 
la possibilità di scendere. 

lnt.:Quanti erano e com’erano 
vestiti i poliziotti che rincorre- 
vano i ragazzi sui binari; cioè: 
avevano caschi, manganelli e 
stavano quindi svolgendo sul 
posto "funzioni di ordine pub- 
blico" o erano della Polfer o di 
che altro? 

Rina:lo ho visto 5 poliziotti che 
venivano dal muretto; non sta- 
vano correndo, probabilmente si 
erano fermati; avevano i manga- 
nelli ed i caschi. 

lnt.:Di che colore era la divisa? 

Rina:Blu, turchese. 

lnt.:Quindi erano poliziotti! 

Ugo:Posso confermare che 
erano poliziotti; li ho visti be- 
nissimo. 

lnt.:Dal!a carica che tu hai visto 
al passaggio del treno quanto 
tempo è passato? 

Ugo:Direi non più di due o tre 
minuti, anche meno. 

Ada:Secondo me sono passati 
meno di due minuti, perchè 
dopo la carica abbiamo visto un 


poliziotto che minacciava un 
ragazzo mentre io stavo 
dicendo a lui che non ci si può 
comportare così; è passato il 
treno, per cui non è passato più 
di un minuto. 

lnt.:Oltre ai poliziotti in divisa 
che hanno eseguito questa 
serie di cariche o rincorse suc- 
cessive sui binari, c’erano altri 
poliziotti in borghese? 

Ada:Sì, ce n’erano tre su una 
UNO bianca, in borghese e con 
la radiolina che pattugliavano 
via Campo Sportivo in mac- 
china. 

lnt.:Ti ricordi per caso il numero 
di targa? 

Ada:Era una UNO bianca mod- 
ello vecchio, la targa era, mi 
pare, VA B00 e poi non ricordo 
gli altri numeri. 

Intasiamo al momento in cui 
viene trovato il corpo di 
Massimo ed a questo punto av- 
viene uno strano dialogo tra uno 
che si qualifica come Ispettore 
di polizia ed alcuni agenti... 

Ugo:lo ho assistito a questo col- 
loquio; quello che gli agenti 
chiamavano ispettore faceva la 
spola tra il corpo di Massimo e 
questi tre personaggi della UNO 
che nel frattempo erano scesi 
dalla macchina e parlavano con 
gli agenti che si trovavano sulla 
massicciata ferroviaria. Il pres- 
unto ispettore diceva:”Senti, qui 
c’è un ragazzo morto. Cosa fac- 
ciamo?" L'altro rispondeva:"Ma 
come è morto, sei sicuro?". 
"Certo che è morto, solo che 
non possiamo spostare il corpo 
se non dopo l’arrivo di un 
magistrato". "Cosa facciamo: 
decidiamo di richiedere l’inter- 
vento di un magistrato o deci- 


diamo la rimozione della per- 
sona e faciamo figurare diver- 
samente?" 

lnt.:A quel punto, quanto tempo 
passa prima dell’arrivo dell’am- 
bulanza (ricordiamo che c’era 
anche un altro ragazzo gra- 
vemente ferito) e da dove arriva 
l’ambulanza, dall’ospedale o 
dallo stadio (dove dovrebbero 
esserci almeno due ambulanze) 
e come, a sirene spiegate o in 
silenzio? 

Lucal’ambulanza arriva dopo 
almeno 10 minuti; i soccorsi 
sono apparsi subito insufficienti; 
l’ambulanza è arrivata dall’ospe- 
dale e senza sirena. Il corpo di 
Massimo era steso su un blocco 
di cemento in prossimità del 
palo e un infermiere dell’ambu- 
lanza ha cercato di praticare un 
massaggio cardiaco; è arrivato 
successivamente un medico, 
pare il medico sportivo della 
Gallaratese; nel frattempo sono 
passati altri treni e l’infermiere 
gridava:”Ma allora cosa aspet- 
tate a fermare questi treni!"; 
c’era molta confusione e disor- 
ganizzazione. 

lnt.:Quindi ciò vuol dire che non- 
ostante era chiaro che Massimo 
era morto, comunque è stato 
deciso il trasporto in ospedale? 

Ugo:l poliziotti dicevano che il 
ragazzo era morto; comunque 
gli è stato praticato un massag- 
gio cardiaco per 15/20 minuti; i 
giornali locali sostengono che il 
ragazzo è morto sul colpo: io mi 
attengo a quello che ho sentito, 
non ho potuto verificare materi- 
almente, non essendo medico, 
se fosse morto o se non fosse 
morto. Quello che ho sentito è 
quello che ho detto. 


37 



Intasiamo ben oltre le 22,00. I 
ragazzi (Massimo e l’altro ferito) 
vengono caricati sull’ambu- 
lanza, si cerca di far sapere il 
meno possibile che c’è stato un 
morto, ma la voce comunque 
corre all’esterno ed all’interno 
dello stadio ed arriviamo intorno 
alle 22,45 in cui succede nuo- 
vamente qualcosa di strano; le 
"forze dell’ordine" cominciano a 
spostarsi e... 

Rina:Noi eravamo molto attoniti 
per quello che era successo e 
commentavamo l’accaduto; la 
gente formava capannelli e dis- 
cuteva dell’accaduto, C’erano 
anche famiglie e persone an- 
ziane. La situazione non era più 
quella di prima, non c’era confu- 
sione. Noi ci siamo allontanati 
ed abbiamo visto un cordone di 
poliziotti che si schierava lungo 
via Ronchetti; non riuscivamo a 
capire cosa stesse succedendo 
ed a un certo punto li abbiamo 
visti caricare violentemente la 
gente che stazionava in via 
Ronchetti. 

Ugo:Ail’incirca alle 22,45 la 
gente antistante lo stadio è stata 
smembrata in due grossi tron- 
coni: un troncone di qualche 
centinaio di persone è stato iso- 
lato oltre il ponte della ferrovia. 

lnt.:Questo smembramento av- 
viene con o senza l’uso dei 
manganelli? 

Ugo:No, avviene semplicemente 
allontanando la gente. 

Ada:Sì perchè veniva tenuta in- 
dietro la gente perchè da quel 
punto usciva l’ambulanza e poi 
queste due o trecento persone 
sono state tenute al di là del 
ponte. 


Ugo: Dopo avere isolato questo 
gruppo di persone si sono for- 
mati due cordoni di poliziotti che 
chiudevano dentro la gente che 
sostava davanti allo stadio; cioè 
un cordone sbarrava via Ron- 
chetti all'altezza di via Campo 
Sportivo ed un altro all’altezza di 
via Pegoraro (va ricordato che 
in quel tratto non vi è alcuna via 
laterale). 

lnt.:A questo punto ci sono cen- 
tinaia di persone in via Ronhetti, 
davanti allo stadio, comple- 
tamente chiuse dalla polizia; 
che cosa succede? 

Ugo:A questo punto si verifica 
questa carica insensata, oper- 
ata contemporaneamente da 
entrambi i cordoni di polizia. 

lnt.:Cosa intendi per carica in- 
sensata? Cioè, preceden- 
temente alla carica vengono 
scagliati oggetti sulla polizia o 
non succede nulla? 

Ada:lo ero più indietro rispetto 
agli altri ed ho incontrato un 
gruppo di miei amici che non 
sapevano nulla di ciò che era 
successo. Ero esattamente al 
centro di via Ronchetti; sup- 
pongo che se ci fossero stati dei 
tafferugli me ne sarei accorta. A 
quel punto sono andata verso 
gli altri e non appena ho super- 
ato il cordone di PS è partita la 
carica. 

Int.: Quante cariche avvengono 
e come avvengono? 

Ugo:lo ho assistito personal- 
mente a due cariche nell’arco di 
dieci minuti, dopodiché ho preso 
la decisione di mettermi in con- 
tatto con alcune radio e giornali 
locali. Ci sono altre testimon- 
ianze oculari di miei amici che 
hanno assistito alle altre cariche 


in cui sono stati usati i lacri- 
mogeni, però per queste io non 
posso fornire una testimonianza 
diretta. 

lnt.:Tu sei stato testimone ocu- 
lare delle cariche che sono av- 
venute attorno alle 23.00 in via 
Ronchetti: raccontaci che cosa 
è successo a partire dalla prima 
carica. 

Dino:Dopo la prima carica i due 
cordoni si sono uniti in pros- 
simità dell’ingresso dello stadio, 
formando un unico cordone di 
poliziotti e carabinieri. Quando 
la gente che era presente si è 
riportata avanti e qualcuno ha 
cominciato a lanciare bottiglie 
vuote, è partita dopo una decina 
di minuti una seconda carica di 
carabinieri che si sono portati 
parecchio avanti. La carica si è 
fermata quando dalla parte op- 
posta è stato sparato un lacri- 
mogeno ed allora i carabinieri 
sono tornati indietro. A questo 
punto c’è stato nuovamente un 
modesto lancio di oggetti e le 
"forze dell’ordine" hanno cari- 
cato usando però prima i lacri- 
mogeni che venivano sparati 
oltre il fronte della gente per cer- 
care di bloccarne la fuga. 

lnt.:Volevo sapere quanta gente 
c’era e se tu hai visto sparare 
lacrimogeni ad altezza d’uomo. 

Dino:Ci saranno state almeno 
due o trecento persone, ma solo 
alcuni lanciavano bottiglie, ma 
c’era molta gente, la maggior 
parte che come me si trovava 
semplicemente lì, per cui la rea- 
zione delle "forze debordine" 
può essere considerata spropo- 
sitata rispetto a quello che stava 
succedendo. Non ho visto lan- 
ciare candelotti ad altezza 
d’uomo ed invece ho visto rim- 


38 



balzare i lacrimogeni sui tetti e 
sui camions parcheggiati. 

Int. intanto il concerto era finito 
e la gente stava uscendo? 

Dino:No; il concerto è finito in- 
torno a mezzanotte, mentre le 
cariche sono avvenute intorno 
alle 23,00. 

Dichiarazione di Giorgio, amico 
di Massimo, al Corriere della 
Sera (22-09-91) /'Volevamo solo 
sentire un pò di musica, non ab- 
biamo neanche cercato di en- 
trare nello stadio. Poi la polizia 
ha caricato, siamo scappati, 
qualcuno si è buttato giù dal 
muretto, altri sono finiti nella 
scarpata. Massimo ha cominci- 
ato a correre sui binari. Urlava. 
Non poteva accorgersi del treno 
che gli arrivava alle spalle." 


La versione della 
questura e delle 
autorità. 

Il vicequestore di Varese, Gio- 
vanni Broggini, al Corriere della 
Sera (22/9/91) rilascia la se- 
guente dichiarazione:"Sarà l’in- 
chiesta ad accertare i fatti, ma 
va subito chiarita una cosa: la 
morte di Massimo Bardelli e gli 
scontri con i teppisti sono due 
cose distinte. La disgrazia è av- 
venuta verso le 22.00, gli in- 
cidenti sono iniziati un’ora dopo. 
Il corpo del ragazzo è stato tro- 
vato in una stradina, forse cer- 
cava di raggiungere il palco 
camminando lungo i binari. 
Certo non scappava dai nostri 
agenti: non c’è stata alcuna 
carica.". 

Inoltre la Questura continua a 
parlare di tragica disgrazia do- 


vuta all’imprudenza di chi voleva 
vedere il concerto gratis dalla 
massicciata ferroviaria e tra 
questi si sarebbero trovati sia 
Massimo Bardelli che Franco 
Carnevali (il ferito grave). 

In merito alle cariche delle 23.00 
le forze dell’ordine partlano di 
immotivato lancio di oggetti nei 
loro confronti e lamentano poi 
alcuni presunti agenti contusi tra 
cui lo stesso capitano del Ca- 
rabinieri di Gallarate. Peccato 
che in una telefonata a Radio 
Popolare un responsabile dello 
stadio di Gallarate racconta che 
alle ore 1 .00 il suddetto capitano 
stesse tranquillamente bevendo 
qualcosa al bar insieme a lui. 

Chi ha letto i giornali nei giorni 
seguenti alla morte di Massimo 
si sarà reso conto che la prima 
versione di "fatale tragedia" ap- 
parsa sabato su quasi tutti i 
quotidiani verrà poi cambiata il 
giorno dopo in "polemiche sulle 
cariche di PS" grazie alle dichia- 
razioni rese da decine di testi- 
moni e da alcuni ragazzi del 
gruppo di Massimo e di Franco. 

Molti sono comunque i giornal- 
isti che anche domenica cer- 
cano di difendere l’operato di 
PS e CC ed al limite parlano di 
"polemiche", cercando comun- 
que di non screditare le dichia- 
razioni della Questura. 

A tal proposito, oltre a ricordare 
che un vigile urbano rimasto 
contuso negli incidenti avvenuti 
alle 23,00 ha esploso almeno un 
colpo di pistola, ufficialmente in 
maniera accidentale, vorremmo 
riportare il resoconto di una dis- 
cussione avvenuta all’interno 
della redazione gallaratese della 
"Prealpina". 


Alcuni testimoni oculari si erano 
recati presso questo quotidiano 
per raccontare come in realtà si 
erano svolti i fatti, a partire dalle 
cariche sui binari. Contempo- 
raneamente sono arrivate de- 
cine di telefonate di testimoni, 
compresi alcuni abitanti di via 
Campo Sportivo che conferma- 
vano la tesi dei ragazzi e sman- 
tivano quella della Questura. 
Ebbene, nonostante ciò, il sig- 
nor Coronetti, noto penniven- 
dolo di provincia, pensa bene di 
intitolare il suo articolo del 
giorno successivo "Morire di 
rock" puntando il dito sulla pres- 
unta immoralità di quel concerto 
e lodando l’operato delle forze 
dell’ordine. 

Per comprendere comunque 
che razza di giornale sia "La 
Prealpina" riportiamo di seguito 
alcune delle perle del vignettista 
di questo squallido giornale di 
provincia. 

Certo finché ci saranno giornal- 
isti come questi (ed invitiamo a 
leggere anche gli altri quotidiani) 
non ci si potrà certo aspettare di 
conoscere la realtà attraverso i 
mass-media. 

Cari signori giornalisti, è questa 
la libertà di informazione che 
volevate difendere quando 
scioperavate? 


Alcune ipotesi e 
considerazioni 

Leggendo le interviste dei testi- 
moni ocularied osservando al- 
cune foto è possibile smentire 
una serie di dichiarazioni rilasci- 
ate dalla Questura, dagli orga- 
nizzatori del concerto, dal Sin- 
daco di Gallarate Giuseppe di 
Leila e pubblicate dai giornali. 


39 



1 ) Non è affatto vero che non si 
potevano aprire i cancelli dopo 
l’inizio del concerto perchè lo 
stadio era pieno. Centinaia di 
persone possono testimoniare 
che lo stadio era pieno solo per 
un terzo (dichiarazione rilasciata 
anche da un prete a RaiTre), 
per cui se i cancelli sono rimasti 
chiusi per tutta la durata del 
concerto è solo per la cupidigia, 
la sete di denaro degli organiz- 
zatori: Paolo Libanoro della 
"Visual & Work” e "Ponderosa 
Music". Ora i loro soldi sono 
sporchi di sangue!! 

2) Non è possibile, come af- 
ferma la Questura, che 
Massimo era lì per vedere il 
concerto o peggio ancora per 
cercare di arrivare al palco. In- 
fatti come si vede dalle foto non 
è possibile vedere il concerto 
dal punto dove è stato trovato il 
corpo di Massimo, in quanto vi è 
un edificio (una palestra) più 
alto della massicciata ferrovia- 
ria, che impedisce totalmente la 
visuale. 

E' addirittura inutile ribadire che 
non vi è alcuna possibilità dì en- 
trare nello stadio dalla massicci- 
ata. Vi sono inoltre decine di 
testimoni che affermano di aver 
visto i ragazzi scappare, inse- 
guiti da alcuni poliziotti armati di 
manganelli, che picchiavano du- 
ramente tutti coloro che erano 
sulla massicciata, proprio alcuni 
istanti prima dell’arrivo del treno. 
Va ricordato che il treno Varese- 
Milano arrivava alle spalle dei 
ragazzi che fuggivano verso il 
ponte ferroviario. 

3) I poliziotti visti sui binari sta- 
vano svolgendo funzione di "or- 
dine pubblico" in prossimità 
dello stadio. Ciò è dimostrato 
sia dall’abbigliamento (casco, 
divisa blu e manganello in 


mano), sia dal fatto che la Polfer 
afferma di non essere stata a 
conoscenza nemmeno del con- 
certo. 

Il responsabile di questi Rambo- 
agenti, capaci solo di rincorrere 
ragazzini, era quindi chi co- 
mandava la piazza quel giorno, 
che pare essere il Vicequestore 
Walter Fazio. 

4) E’ assolutamente criminale 
chiunque abbia ordinato una 
carica sui binari senza preoccu- 
parsi di bloccare prima il traffico 
ferroviario, ricordando che tra i 
binari ed il parapetto vi è una 
distanza massima di 1 ,5 metri. 

In tal senso paiono prive di qual- 
siasi credibilità dichiarazioni che 
giustificherebbero l’intervento 
poliziesco per "proteggere" dal 
passaggio dei treni i ragazzi 
presenti sulla massicciata. 

Va inoltre detto che non era 
stata posta precedentemente al- 
cuna rete di protezione per im- 
pedire l’accesso alla massicci- 
ata e che nonostante le "Forze 
dell'ordine" fossero presenti 
nella zona dalle 18.00, non vi 
era alcun cordone di agenti che 
impedisse l’accesso ai binari. 

Quindi i ragazzi sono stati inse- 
guiti e selvaggiamente picchiati 
solo perchè cercavano di 
vedere il concerto senza pagare 
il biglietto. 

Va ribadito inoltre che non sta- 
vano nemmeno tentando di 
sfondare e che la maggior parte 
di essi era addirittura mi- 
norenne. 

5) La decisione di chiamare 
l’ambulanza dal Pronto Soc- 
corso e lo spostamento del 
corpo di Massimo (che alcuni 


testimoni davano per morto) 
senza l’autorizzazione del 
magistrato a nostro avviso sono 
da leggere come un tentativo 
della Questura di mettere a ta- 
cere le cose e di separare la 
morte di Massimo dalla gestione 
di "ordine pubblico" del con- 
certo. Non sono state chiamate 
infatti le ambulanze presenti allo 
stadio (ben più gravi sarebbero 
le responsabilità se tali ambu- 
lanze non fossero state 
presenti); l’ambulanza interve- 
nuta, nonostante la presenza di 
feriti gravi, è arrivata a sirene 
spente, per non attirare l’atten- 
zione della gente. Insomma è 
stato fatto di tutto per far pass- 
are quell’episodio come una 
fatale disgrazia estranea alla 
gestione di "ordine pubblico". 

6) La decisione di eseguire una 
carica alle 22.45 senza che 
fosse successo nulla potrebbe 
essere un ulteriore tentativo di 
coprire ciò che era avvenuto un- 
’ora prima. 

E’ necessario ricordare che solo 
dopo la prima carica sono stati 
lanciati oggetti contro PS e CC 
e va rilevato che diversi testi- 
moni ed in particolare tre feriti 
colpiti rispettivamente al petto, 
alla gamba (con ustioni provo- 
cate dall’incendio dei pantaloni) 
e alla spalla da candelotti lacri- 
mogeni, fanno pensare che al- 
cuni candelotti siano stati spar- 
ati ad altezza uomo. 

Parecchio inquietante è il colpo 
di pistola esploso dal vigile ur- 
bano, che esattamente come i 
lacrimogeni ad altezza d’uomo 
avrebbe potuto provocare un’al- 
tra "disgrazia". 

Va sottolineato come, quel 
giorno, chi dirigesse la piazza, 
facendo schierare i suoi uomini 


40 



da una parte e dall’altra di via 
Ronchetti, abbia comunque de- 
ciso di chiudere la gente in 
mezzo, senza lasciare alcuna 
via d’uscita.. Quindi quella 
carica non serviva certo per dis- 
perdere la gente ma, come si 
dice in gergo poliziesco, "per 
dare una sonora lezione". Ident- 
ico è il discorso per quel che rig- 
uarda il lancio di lacrimogeni 
dietro alla gente per impedire la 
fuga. 

E’ superfluo ribadire che la 
carica è partita senza che vi 


fosse stata prima alcuna intima- 
zione a sciogliere un presunto 
assembramento. 


Prime conclusioni 

Quanto abbiamo ricostruito fa ri- 
cadere a nostro parere pesanti 
responsabilità su coloro che 
quel giorno comandavano le 
"Forze dell’ordine", sia in rela- 
zione alla morte di Massimo ed 
al ferimento di franco, sia in re- 
lazione alle decine di feriti e 


contusi provocati dalle cariche 
avvenute attorno alle 23.00. 

Sappiamo molto bene che diffi- 
cilmente i responsabili di questi 
episodi verranno condannati da 
qualche tribunale e prob- 
abilmente l’inchiesta aperta dai 
Sostituti Procuratori della Re- 
pubblica di Busto Arsizio Villa e 
Scarlini verrà archiviata, ma non 
abbiamo alcuna intenzione che 
fatti di questa gravità passino 
sotto silenzio e rassegnazione. 



Comitato di controinchiesta sulla morte di Massimo Bardelli 


41 





ÀRSA CYBER Milano 



Cyber Punk e Cyberspace 
#49 Dt: 01-08-92 18:25 
Rat Valvola To: All 

Re: Copyright 

PROPRIETÀ’ 

INDUSTRIALE 

Nello studiare il tema del copy- 
right, sono incappato (in realtà’ 
e’ stata cercata) in un’import- 
antissima rivista sul problema 
della Proprietà’ Industriale. Il 
nome e’ PIBD, e sta a signifi- 
care Propriete’ industrielle bul- 
letin documentaire. Viene edita 
a Parigi dall’INPI (Institut Na- 
tional de la Propriete’ Indus- 
trielle) con scadenza bimensile 
e costa 26 franchi a numero. 
Comprende di regola quattro 
parti: una prima dedicata ai testi 
giuridici piu’ importanti apparsi 
nel frattempo, una seconda 
dedicata alle cronache dall’es- 
tero (generalmente Comunità’ 
economica europea), una terza 
e’ invece rivolta alla raccolta 
delle sentenze giuridiche dei 
tribunali francesi sulla ques- 
tione, e una quarta alle notizie 
spicciole sul tema. 

La commercializzazione e’ a 
cura de La Documentation Fran- 
cale 29/31 quai Voltaire 75340 
Paris Cedex 07 tei 40157000 
(occhio che il prefisso dì Parigi 
e’1) 

— * Origin: Fido MI 


Cyber Punk e Cyberspace 
#50 Dt: 01-08-92 23:02 
Lue Pac To: All 


Mi sembra che negli ultimi tempi 
l’area cyberpunk abbia fatto no- 
tevoli sforzi per uscire dalla gab- 
bia che le era stata costruita. 
Non tutto va bene, certamente, 
ci sono ancora diversi problemi 
non solo tecnici da risolvere, ma 
la gente sta prendendo gusto a 
condividere le esperienze, a 
scoprire tante realtà’ che si 
danno da fare in modi e luoghi 
diversi. 

L’interesse e l’utilizzo degli stru- 
menti di comunicazione hi-tech 
sta aumentando in modo es- 
ponenziale, e con essi il numero 
di bbs e di networks. Nel 
momento in cui computer e tele- 
matica diventano di uso popo- 
lare nascono nuove categorie 
sociali, nuovi bisogni e nuovi di- 
ritti da conquistare e da difen- 
dere. 

Anche all’interno delle aree di 
movimento diventa necessario 
saper vedere gli sviluppi e le 
possibilità' del prossimo futuro 
per riuscire a svolgere il proprio 
ruolo fino in fondo, senza rest- 
are vittime a nostra volta della 
ridefinizione sociale in atto. In 
questo consiste, secondo me, 


rattitudine" (come la chiama 
Gomma) cyberpunk: calarsi to- 
talmente nel mutamento e 
viverne la dinamica in tempo 
reale. Tutto questo non può’ non 
riflettersi anche nel luogo che 
noi abbiamo scelto per es- 
primerci: la Rete. Quella Rete 
che fin dalle prime discussioni 
(un paio di anni fa, per quanto 
mi riguarda) e‘ stata intesa 
come aperta e caotica, e di cui 
faticosamente siamo riusciti a 
costruire qui un modello minore. 

lo credo che ora abbiamo la 
forza e l’esperienza per riuscire 
a dare una forma migliore al no- 
stro concetto di Rete. Negli 
USA, in Germania, nel Nord Eu- 
ropa esiste un patrimonio di dis- 
cussioni a cui possiamo at- 
tingere in tempo reale, e che 
vede nella lotta per una comuni- 
cazione libera e diffusa il vero 
comune denominatore delle 
diverse aree di movimento. 
Anche in Italia, non possiamo 
pensare che l’area cyberpunk 
possa contare su una sua evo- 
luzione autonoma senza pass- 
are attraverso il contatto con 
altri network: ciò’ non deve sig- 
nificare integrarsi o scomparire, 


43 




tutt’altro, deve portare la Rete 
ad essere REALE veicolo di co- 
municazione con il resto del 
mondo. Per questo e‘ necessa- 
rio prestare massima attenzione 
ad ogni possibilità 1 di uscire dal 
nostro circuito ormai sicuro a 
collaudato, ma anche deci- 
samente stretto (almeno per 
me), perche 1 su questo si gioca 
lo sviluppo futuro. Le possibilità' 
concrete ci sono, sta a noi 
saperci giocare. 

Prima di tutto, "mondo esterno" 
significa essenzialmente una 
cosa: Internet. Una definizione 
corrente di Internet e 1 quella di 
"federazione di reti", ma la sua 
vera natura e‘ difficile da spie- 


gare a chi non lo conosce, piu 1 o 
meno quanto e 1 difficile spiegare 
a mia zia cosa ci faccio con il 
personal computer. 

Internet consente il contatto in 
tempo reale con l’intera co- 
munità' telematica mondiale, 
con innumerevoli banche dati, 
con gruppi e collettività 1 organiz- 
zate sui temi piu 1 disparati. L'ac- 
cesso richiede costi molto alti ed 
avviene per lo piu 1 da università 1 
e grossi enti di ricerca, cosa che 
esclude totalmente una fruizione 
popolare e che di fatto crea una 
nuova casta di privilegiati (di cui 
anch’io faccio parte) nell’ac- 
cesso alle risorse comunicative. 


Ma le difficolta 1 per un’esten- 
sione di una Rete libera e 
aperta sono anche e ancora di 
ordine tecnologico: se l’ade- 
sione formale ad Internet costa 
intorno a una decina di milioni di 
lire all’anno, e 1 necessario poi 
poter disporre di risorse hard- 
ware che consentano lo scam- 
bio di dati a velocita 1 deci- 
samente maggiori di quelle sup- 
portate dagli attuali modem su 
linea commutata. A questo 
proposito si sente parlare insist- 
entemente di ISDN, Integrated 
System Digital Network. Si tratta 
di una nuova tecnologia digitale 
che consente di inviare indif- 
ferentemente voce, dati binari o 


44 




testi, immagini e addirittura seg- 
nali televisivi. 

Sullo sviluppo di ISDN sono ba- 
sate molte delle proposte fatte 
ultimamente per sviluppare una 
rete integrata economica, 
potente e semplice da utilizzare 
che possa diventare per la 
gente comune dei prossimi anni 
ciò' che il telefono e' stato fi- 
nora. ISDN non richiede 
necessariamente la posatura di 
fibre ottiche, può' funzionare 
anche con i classici cavi in rame 
ed offre ad un primo livello vel- 
ocita' che partono dai 64000 bits 
al secondo, con costi di ges- 
tione assolutamente simili alla 
classica rete telefonica (in Italia 
la trasmissione dati a 64000 
bauds su ISDN costa il doppio 
della normale tariffa telefonica, 

L'interfacciamento al computer 
avviene tramite un apparecchio 
che sostituisce il modem ed il 
cui costo e' paragonabile a 
quello di un modem ad alta vel- 
ocita'. Per la cronaca, Anton di 
ritorno dal Chaos Communica- 
tion Congress mi raccontava 
che in Germania sono in molti a 
viaggiare su ISDN ed a puntare 
su di esso per un ampliamento 
della telematica che non faccia 
capo a università 1 o grandi im- 
prese. Ma sono anche in molti 
ormai a pensare che la scarsa 
informazione esistente riguardo 
a ISDN sia dettata da motivi 
strategici e politici. 


Guardandosi un po’ intorno e 
mettendo insieme questi ele- 
menti e‘ possibile iniziare il pro- 
getto di una Rete di cui il circuito 
cyberpunk può 1 essere soggetto 
promotore forte, in quanto svin- 
colato da interessi corporativi e 
completamente aperto alla 
base. Ciò 1 significa lavorare per 
poter offrire a TUTTI una rete 
versatile ed economica, capace 
di trasmettere grandi quantità 1 di 
dati (documenti, esperienze, 
musica, video, immagini) in tutto 
il mondo e con il maggior 
numero di persone/realta 1 
diverse, a costi accessibili per 
un’utenza domestica. Si tratta in 
pratica di rivendicare con piu 1 
chiarezza e decisione quel DI- 
RITTO alla comunicazione LIB- 
ERA, APERTA e INCONTROL- 
LATA che sosteniamo dai tempi 
delITCATA 1989. 

In questo momento, anche in 
Italia, ci sono idee e proposte 
abbastanza precise su quali 
siano i passi da compiere per 
sottrarre alle grosse organizza- 
zioni il monopolio dei maggiori 
canali di comunicazione. Per 
prima cosa Internet: in Germa- 
nia hanno affrontato il problema 
dei grossi costi di adesione cos- 
tituendo Individuai Network, un 
circuito di persone (circa 400, se 
non sbaglio) su cui suddividere 
le spese. I dati viaggiano su 
ISDN, che permette di trasferire 
diversi MegaBytes con minima 
spesa. 


45 


In Italia si e‘ tentata un’ esperi- 
enza del genere con Sublink, 
che permette pero’ un accesso 
Internet limitato (per chi co- 
nosce la rete: non e‘ possibile 
usare FTP, ad esempio) e viag- 
gia per lo piu’ su linea commu- 
tata, con le relative barriere di 
costi ed efficienza. 

Ora si parla di costituire anche 
qui un Individuai Network sul 
modello tedesco, o addirittura di 
entrare a farne parte in modo da 
abbassare ulteriormente i costi 
sostenuti da ogni aderente. Un 
tale progetto va inevitabilmente 
accompagnato alla richiesta di 
maggiori informazioni sulla dis- 
ponibilità' immediata di colle- 
gamenti ISDN in Italia (sicu- 
ramente già' disponibili nelle 
grandi citta' e, sembra, perfino 
qui a Trento). In questo modo si 
potrebbe delineare la prima 
forma di una Rete in cui chiun- 
que, senza filtri (e abusi) di 
Università', società' commer- 
ciali, partiti o altro, può' ac- 
quisire e scambiare conoscenza 



46 


nelle sue diverse forme, a livello 
planetario. 

Il pirataggio degli accessi ai 
diversi networks cesserebbe di 
essere una necessita' e rimar- 
rebbe il vero "hacking sociale" 
con lo scopo di pubblicizzare le 
informazioni riservate. 

Un progetto simile risponde- 
rebbe a quello che e' ormai un 
diritto di ogni persona, indipend- 
entemente dalle sue opinioni 
politiche o dalla sua colloca- 
zione nel tessuto sociale. Della 
Rete ognuno ne fa quello che 
crede. E' necessario quindi il 
confronto con chiunque intenda 
portare avanti queste istanze af- 
finché' il progetto non rimanga 
confinato in circuiti particolari e 
marginalizzati. 

Link Bolzano e‘ in procinto di 
aderire ad APC (Association for 
Progressive Communication) in 
quanto nodo ComLink. APC 
permette di prendere parte al di- 
battito internazionale attuale 
sulla liberta' di comunicazione 
(con centinaia di aree te- 
matiche) e, si noti, e' federata a 
Internet. Un gateway con l’area 
cyberpunk potrebbe essere il 
primo passo per uscire dai no- 
stro isolamento ed iniziare a 
ragionare su un'altra scala. La 
questione successiva e' quella 
di discutere l’adesione ad un cir- 
cuito tipo Individuai Network su 
rete ISDN, che consenta ad og- 


nuno di noi dei collegamenti fa- 
cili, veloci ed economici in tutto 
il mondo. A questo si accom- 
pagna la richiesta della fine del 
monopolio SIP e delle sue tariffe 
totalmente aliene da qualsiasi 
logica produttiva, e la rivendica- 
zione di maggiori garanzie ris- 
petto alla legittimità' di controlli 
"politici” sui dati che viaggiano 
su reti interamente digitali, altra 
GROSSA questione che si sta 
dibattendo all’estero e su cui oc- 
corre confrontarci. 

lo credo che questo sia un tema 
estremamente importante per i 
diritti civili dei prossimi anni, e 
quindi inviterei tutti a prestarvi 
un po’ di attenzione. Per quanto 
riguarda la nostra situazione, e' 
indispensabile avviare un dibat- 
tito, ANCHE IN AREA, per verifi- 
care quanto, delle mie consider- 
azioni esposte sopra, sia co- 
mune a livello politico e sia af- 
frontabile su quello pratico. 


* Origini BITs Against The Em- 
pire - Zabriskie Point 



Cyber Punk e Cyberspace 
#55 Dt: 01-09-92 15:06 
Raffaele Scelsi To: All 
Re: Satelliti 

SATELLITI 
TELEFONICI STET 
NEGLI USA 


Cyber Punk e Cyberspace 
#56 Dt: 01-09-92 15:06 
Watchman To: All Re: 
Videotelefono 

VIDEOTELEFONO 
NEL MERCATO 
AMERICANO 


Dal Sole 24 ore: Il gruppo Stet 
entra nel mercato Usa dei satel- 
liti per telefonia, costituendo la 
IPSP (Iternational Private Satel- 
lite Partners), per il lancio e la 
gestione di satelliti privati per le 
comunicazioni internazionali. 
Il capitale della società’ e’ di 120 
milioni $ (= 150 mlr in £.) e la 
Stet ha una quota dell’8,33%. 
L’IPSP metterà’ in orbita due 
satelliti che copriranno Europa e 
Nord America. Alla società’ par- 
tecipano: Orion Satellite Corpor- 
ation (usa) generai partner 
Orion Network System (usa) 
limited partner General Dy- 
namics (usa), British Aereos- 
pace (gb), Kingston Communi- 
cations (gb), Comdev (can), 
Matra (f), Nissho (giap) Il gruppo 
Stet ha l’esclusiva dei servizi 
IPSP in Italia e per i paesi del- 
l’Est Europeo e curerà’, at- 
traverso TELESPAZIO, le attivi- 
tà’ di gestione in orbita dei satel- 
liti. 


Intanto sta per diventare oper- 
ativo il satellite italiano per le 
telecomunicazioni ITALSAT 2, 
dell’Agenzia Spaziale Italiana, 
che sara’ gestito dal gruppo 
Stet. Questo satellite e’ pensato 
in combinato con l'altro ITAL- 
SAT 1. ITALSAT 1 renderà’ dis- 
ponibili nello spazio 12 mila ca- 
nali telefonici per la rete italiana. 
In pratica e’ una centrale in or- 
bita in grado di utilizzare i canali 
disponibili a seconda delle 
necessita’ e in funzione delle ri- 
chieste di traffico telefonico. Un 
esempio e’ quello che si verifica 
durante il periodo estivo 
quando decine di migliaia di tur- 
isti affollano le località’ balneari. 
In questo modo si eviterebbe la 
dislocazione di migliaia di linee 
a terra che rimmarrebbero inuti- 
lizzate evidentemente a fine 
stagione. 

* Origini Fido MI 


Sorprendente annuncio che per- 
mette di far sognare i piccoli 
grandi ammiratori dell’ Enterprise 
e del capitano Spok. Da oggi e’ 
stato immesso nel mercato a- 
mericano il primo videotelefono. 
Dopo 28 anni di ricerche la 
AT&T ha prodotto un apparec- 
chio che sara’ possibile acquis- 
tare per la cifra di 1499 dollari 
(pari all’incirca a 1 milione e 750 
mila lire). Per favorire la diffu- 
sione su vasta scala del nuovo 
strumento la società’ ha offerto 
di affittare gli apparecchi al 
costo di 30 dollari al giorno. Il 
telefono in questione ha tutte le 
sembianze del vecchio telefono 
digitale, con l'aggiunta di uno 
schermo verticale di poco piu’ 
di tre pollici. 

TUTTI I TECNOFETICISTI SO- 
NO ORMAI IN VIAGGIO PER 
L’AMERICA!!! 

* Origin: Fido MI 




Cyber Punk e Cyberspace 
#61 Dt: 01-13-92 19:59 

Salve a tutti sono di nuovo 
quello di "NO aparthAIDS" vi 
propongo un testo prelevato an- 
cora da "Agora’" (radicali) che ri- 
porta una notizia ANSA molto 
interessante (da verificare... 
credo...) a proposito di AIDS e 
medicine alternative a quella uf- 
ficiale occidentale. 

RICERCA: AIDS, 
TROVATA SOSTANZA 
MEDICAMENTOSA, 
DICONO, A TAIWAN 
(ANSA-REUTER) - 
TAIPEI, 8 GEN - 


Cyber Punk e Cyberspace 
#62 Dt: 01-13-92 20:03 
Maurizio Mazzoneschi 
To: Tutti Re: Intervista a 
Montagnier#76 - 

Sempre da "NO 
aparthAIDS" una 
intervista a Lue 
Montagnier a proposito 
del vaccino contro il virus 
dell’HIV. 

AIDS \ INTERVISTA A 
LUC MONTAGNIER 


Un gruppo di ricercatori tai- 
wanesi ha annunciato oggi la 
scoperta di una sostanza anti 
Aids basata sulla medicina tradi- 
zionale cinese. 

Stando a quanto riferito da Yang 
Ling-ling, docente di scienze far- 
maceutiche al Taipei Medicai 
College, dopo due anni di studi 
il gruppo, composto da 20 ricer- 
catori, ha realizzato una me- 
dicina in grado di contrastare la 
diffusione del virus dell’Aids nel- 
l’organismo. 

La sostanza, estratta dalle foglie 
di guava (conosciuto anche 
come pero delle indie) e dalle 
radici di una pianta dai frutti ve- 
lenosi, della quale i ricercatori 
non hanno voluto rivelare il 
nome, non ha ancora superato i 
test clinici di tollerabilità’ e sicu- 
rezza. 

La ricerca e’ stata commission- 
ata dal Consiglio nazionale delle 
Scienze. 


In Cina i sostenitori della me- 
dicina tradizionale basata sulle 
proprietà’ terapeutiche delle 
erbe hanno già' prodotto una 
grande varietà’ di sostanze che, 
sostengono, sono in grado di 
combattere il virus dell’ Aids. 

— via Silver Xpress V2.28 [NR] 
* Origin: Opus ]V[imac CBCS * 
ROMA* Linei (2:335/12) 



D * Professor Montagnier, e’ 
vero che il 1992 sara’ l’anno 
chiave per il vaccino contro l’im- 
munodeficenza ? 

R * "Dopo aver brancolato nel 
buio per anni, adesso si intra- 
vedono buone possibilità’. Il 
vaccino sara’ una molecola, non 
contagiosa, composta da una 
parte dell’involucro del virus. 
Non conterrà’ informazioni 
genetiche, ma sara’ in grado di 
programmare il sistema im- 
munitario. In pratica tara’ scat- 
tare difese contro le sostanze 
simili, e quindi anche l’Hiv, 
non appena compariranno nel 
sangue”. 

D * Sembra semplice... 

R * "Difficile e’ stato individuare 
il frammento adatto del virus, 
perche’ l’Hiv modifica spesso il 
proprio involucro e solo pochi 
elementi restano costanti. Tutt’- 
ora, per esempio, non sono 
sicuro che questo tipo di vac- 
cino sia efficace anche in Africa, 
dove si presentano infinite vari- 


48 



anti. Esiste poi un’ulteriore diffi- 
colta', secondo le nostre conos- 
cenze, il vaccino funziona con 
certezza solo quando l’infezione 
e’ trasmessa attraverso il 
sangue. Nella maggior parte dei 
casi, pero’, il contagio avviene 
atraverso i rapporti sessuali, 
quindi attraverso le mucose 
dove l’Hiv si annida in particolari 
cellule. Per questp motivo si sta 
cercando di agganciare il vac- 
cino ai liposomi, che sono com- 
ponenti delle cellule composte 
da goccioline di grasso. Nei 
conigli e nei topi si e’ già’ 
riusciti a creare la bariera im- 
munitaria delle mucose”. 

D * Come si può’ sperimentare 
questo vaccino sull’uomo ? 

R * "Effettuando test su gruppi 
di popolazione nei quali il tasso 
di infezione cresce, in as- 
senza di vaccino, di almeno il 5 
per cento all’anno. Anche 
con piccoli gruppi di persone e’ 
possibile ottenere in poco 
tempo risultati significativi. 
Questi presupposti esistono 


soltanto nel terzo mondo. L’Or- 
ganizzazione mondiale della 
sanità' ha appena deciso di 
iniziare i primi test su gruppi di 
500-1000 volontari in Uganda, 
Ruanda, Thailandia, e brasile”. 

D * Quali rischi corrono questi 
volontari? 

R * "Nella fase di sperimenta- 
zione attuale le dosi e le forme 
di somministrazione vengono ot- 
timizzati. Eventuali effetti colat- 
erali non previsti potranno es- 
sere dimostrati solo da test piu’ 
vasti". 

D * Eppure questi esperimenti 
vengono effettuati nel terzo 
mondo, dove le persone sono 
meno informate sui rischi della 
medicina moderna. Le sembra 
eticamente accetabile ? 

R * "Alcuni problemi potrebbero 
emergere soprattutto in Africa, 
dove il vaccino, come ho ricord- 
ato, probailmente non e’ effi- 
cace contro tutte le varianti lo- 
cali del virus”. 


D * In questi casi non si pos- 
sono fare sperimentazioni sugli 
animali ? 

R * "Solo in parte. I macachi, 
per esempio, sono comple- 
tamente immuni dall’Hiv, che e’ 
invece l’agente patogeno piu’ 
frequente nell’uomo. Gli scim- 
panzè’, viceversa, hanno un sis- 
tema immunitario che reagisce 
in modo chiaro al virus. Ma con 
gli stessi esiti che si riscontrano 
nell’uomo. Cioè’, come tutti gli 
animali, non si ammalano di 
Aids per causa dell’Hiv 

D * Quando sara’ finalmente 
pronto il vaccino, i Paesi in via 
di sviluppo saranno in grado di 
pagarlo ? 

R * ”No, almeno non per le 
quantità’ necessarie. I Paesi in- 
dustrializzati dovranno pagare 
anche per quelli sottosviluppati. 
E’ non solo questione di genero- 
sità’ occidentale, ma di auto- 
difesa. Se la malattia non viene 
estirpata in tutto il mondo, può’ 
sempre ricomparire”. 


49 








Cyber Punk e Cyberspace 
#66 Dt: 01-14-92 12:54 
Gomma X To: All Cybs 
Re: Armi e Lettere 

DA FAR PERVENIRE 
A TUTTI COLORO 
CHE SI 

INTERESSANO DI 
HIP-HOP 

Una situazione gravissima si e’ 
venuta a creare in questi giorni 
nelle gallerie della metropolitana 
milanese. Infatti, come annunci- 
ato dal TG3 edizione regionale 
del 24/12/91 e riportato da tutti i 
giornali nella pagina locale mi- 
lanese, nella notte del 23/12 un 
gruppo di graffitisti intenti a "e- 
seguire un capolavoro" (queste 
le loro parole in un’intervista) 
sulle pareti di un treno posteg- 
giato (per gli esperti di 
questa forma d’arte aggiungo 
che si trattava di un "whole car" 
cioè’ di un graffito che copriva 
interamente la carrozza com- 
presi i finestrini) e’ stato inse- 
guito e fatto bersaglio di 7-8 
COLPI D’ARMA DA FUOCO 
da parte di due guardie giurate. 


In breve la dinamica dei 
fatti. 

Come detto in precedenza 
questa "posse" di artisti stava 
lavorando al treno quando, da 
dietro, sono spuntate due guar- 
die dell'ATM (ma vestivano in 
giacca e cravatta) che, senza 
qualificarsi, hanno iniziato a gri- 
dare contro di loro, offendendoli 
pesantemente e con le armi in 
pugno. I ragazzi hanno iniziato a 
correre verso l’uscita, ma, a 
quel punto, una delle due guar- 
die ha esploso un colpo di pis- 
tola in aria. Non ottenendo che i 
fuggitivi si fermassero la guardia 
ha continuato a sparare questa 
volta AD ALTEZZA D’UOMO. 

Ciò’ e’ testimoniato dal fatto che 
ben tre finestrini dellla carrozza 
sono stati colpiti dalle pallottole 


e infranti. Nonostante l’inse- 
guimento accanito la posse e’ 
riuscita a dileguarsi successi- 
vamente nelle tenebre metro- 
politane. 

Nei giorni successivi NESSUNO 
ha avuto il coraggio di espri- 
mersi pubblicamente, nessuna 
organizzazione di sinistra ha e- 
messo comunicati di condanna 
sull’accaduto che già’ di per se’ 
e’ gravissimo e che poteva ave- 
re delle conseguenze tragiche. 

Come spesso accade in questi 
casi "l’altra parte" ne ha ap- 
profittato. Infatti su tutti i giornali 
di ieri 8/1/92 sono comparsi, 
sulla base di un’esposto del pre- 
fetto, articoli che hanno crimina- 
lizzato i graffitisti assimilandoli a 
teppisti di varia natura e indican- 
doli come responsabili di vari 
miliardi di danni alle metropoli- 
tane milanesi. Accanto a questi 
articoli ne sono comparsi in- 
credibilmente (ma fino a che 
punto?) altri in cui si pubbliciz- 
zava un’iniziativa promossa dal- 
l’ATM e da vari studi pubblicitari 
chiamata "Arte in movimento" e 
consistente in cartelloni pubblici- 
tari (per un dentifricio, per delle 
gomme per auto ecc.) realizzati 
da artisti famosi (e ricchi), tra i 
quali ricordo solamente l’"an- 
archico" Enrico Baj, attaccati 
sulle pareti dei mezzi pubblici... 



50 


Cyber Punk e Cyberspace 
#67 Dt: 01-14-92 16:15 
Raffaele Scelsi To: All 

Idt 

Interessante servizio apparso 
sul Sole 24 ore a proposito di 
una piccola ditta americana: la 
International Discount Telecom- 
munications. 


Oggi 9/1/92 a Radio Popolare e’ 
stata trasmessa una lunga inter- 
vista ad alcuni "writers" che 
hanno parlato dell’accaduto. 

Anche qui un brutto segnale: 
una volta che sono stati aperti i 
telefoni alle chiamate esterne 
sono arrivate parecchie telefo- 
nate del seguente tenore: "Fa- 
reste meglio a fare i graffiti in 
dialetto milanese, perche’ al- 
trimenti non si capisce nulla”, 
"Va bene l’arte, ma la cosa piu’ 
importante e’ fare pulizia, che gli 
artisti si esprimano su fogli di 
carta e li atticchino con lo 
scotch"... 

Probabilmente un consigliere 
comunale di Rif. Comunista 
fara’ un’interpellanza per aprire 
un inchiesta e chiarire l’acca- 
duto e le responsabilità’ delle 
guardie, un po’ troppo nervose 
per maneggiare pistole. 

Ho chiesto a un graffitista cosa 
pensasse dell’accaduto, mi ha 
risposto: "lo faccio lettere ar- 
mate, meglio quelle delle pis- 
tole". 

Tempi duri, fratelli. Pace --- 


# SLMR 2.0 # Gomma: due 
braccia cybernetiche mosse da 
pistoni * Origin: Fido MI 



Secondo l’articolo in questione 
sara’ possibile, abbonandosi ai 
servizi offerti da questa impresa, 
pagare le telefonate fatte dal- 
l’estero verso gli States ai prezzi 
praticati in America. Una veloce 
telefonata verso gli Stati Uniti 
oggi costa circa 20 mila lire in 
Italia, mentre utilizzando questo 
servizio verrebbe a costare non 
piu’ di cinque dollari (circa 6.000 
lire). 

Il New York Times ha dedicato 
alla questione un articolo di co- 
pertina nel suo periodico inserto 
economico. 

Comunque il Sole 24 ore non 
specifica in che modo funzioni il 
sistema. L’unica info che da’ e’ 
questa: "Insieme a un amico 
esperto di computer, alla fine 
Jonas mise a punto una cen- 
tralina che permette di collegare 
chi chiama dall’estero diret- 
tamente alle linee americane". 

Al di la’ del singolo episodio e’ 
da rimarcare che tutto ciò’ si in- 
serisce nell’attuale grande lotta 
che si sta sviluppando a livello 
internazionale sulla questione 
dei servizi telefonici a valore ag- 
giunto, particolarmente centrale 
per l’Italia dove esiste notoria- 
mente un sistema di monopolio 
del servizio. — * 

Origin: Fido MI 


51 


Cyber Punk e 

CybersEce[[É 2 S +ó|jm+E ;7& 
i|/Ejn [1 ;33;40mDtz 
0 ì'+O/E+óéj-è+-j-/E/Eé+è-+ 
l+UJ+óéjùj Byz 
0 ì'+U/E+óéj++-òùé+enestin 
oM Toz 

0 T+U/E+óéjQ-t~ N5 R Rez 
0Y+U/E+óéj¥¥+ò--N+|Nu2àì 
ìNe a/E++à5 

COMUNICATO 

STAMPA 

La notte del 31 dicembre 5 com- 
pagni di Vicenza venivano ag- 
grediti sulle scalinate di trinità' 
dei monti (a Roma) da un 
gruppo di fascisti. 

Tre compagni hanno riportato 
gravi ferite. Portati in ospedale 
due di essi, dopo essere stati 
medicati, sono stati dimessi e 
accompagnati in stazione dalla 
polizia che li ha "invitati" a las- 
ciare la citta’, nonostante le 
gravi condizioni di uno di essi, il 
quale aveva una vistosa ferita 
da taglio ad una gamba. Il terzo 
compagno ferito, che ha subito 
un intervento chirurgico ai ten- 
dini del braccio destro, e’ stato 
dimesso il 5 gennaio. 

Gli occupanti del C.S.O.A. 
"Forte Prenestino" esprimono la 
loro piena solidarietà’ ai com- 
pagni aggrediti ed intendono 
evidenziare la loro rabbia per il 
continuo ripetersi, in tutti i quar- 
tieri di Roma, di queste vili ag- 
gressioni di marca tipicamente 
fascista. 

Rileviamo, anche in questa oc- 
casione, il comportamento diffa- 
matorio della stampa che, anzi- 
ché’ riportare obiettivamente 
quanto accaduto, ha mistificato i 
fatti facendo passare anche 


questa aggressione per una 
delle solite risse tra bande. Inol- 
tre, i giornali "Messaggero” e 
"Tempo", stravolgendo total- 
mente l’accaduto, identificavano 
i compagni aggrediti come skin- 
heads, anziché’ evidenziare che 
ad aggredire era stato un 
gruppo di naziskins. 

Il C.S.O.A. "Forte Prenestino" ri- 
badisce la propria rabbia per 
l’espandersi del fenomeno della 
destra che rende ancora piu’ in- 
vivibili le già’ pesanti condizioni 
di vita dei nostri quartieri, 

invitiamo tutti i compagni, le 
situazioni di movimento ed i cit- 
tadini ad esprimere la massima 
vigilanza e mobilitazione per im- 
pedire che si verifichino nuovi 
episodi di intolleranza o atti di 
razzismo verso gli extracomuni- 
tari, i nomadi o le fasce piu’ 
deboli della società’. 

Ribadiamo, inoltre, che non tol- 
lereremo oltre il verificarsi di 
queste vili aggressioni a cui ris- 
ponderemo con le forme di mo- 
bilitazione che riterremo piu’ op- 
portune. 


NO AL FASCISMO NO 
AL RAZZISMO 

C.S.O.A. FORTE 
PRENESTINO 

— via Silver Xpress V2.28 [NR] 

* Origini Opus M ìm ac CBCS * 
ROMA ‘Linei (2:335/12) 



52 


Cyber Punk e Cyberspace 
#73 Dt: 01-15-92 20:19 

Forte Prenestino To: 
Tutti Re: Mano Negra 


Si e’ svolta a Forte Prenestino, 
la notte del 7 gennaio l’iniziativa 
antifascista, antirazzista sulla 
quale da circa un mese stavamo 
lavorando. 

Tra le 8.000 e le 10.000 per- 
sone hanno partecipato a 
questa serata, invadendo sotto 
forma di un vero e proprio fiume 
umano le poderose (per fortuna) 
strutture del Forte, che pur es- 
sendo tra i piu’ frequentati ed at- 
tivi Centri Sociali romani, mai 
aveva visto una simile parteci- 
pazione. 

Comunque tutto e’ finito senza 
incidenti, e anche noi siamo tutti 
vivi. Senz’altro a produrre una 
simile partecipazione e’ stata 
anche la presenza del gruppo 
multietnico "Mano Negra", da 
qualche anno molto seguito e 
stimato. 

Abbiamo voluto dar voce a 
questa band, che pur incidendo 
ancora per una casa come la 
"Virgin", ha un modo molto orig- 
inale di gestire la propria produ- 
zione musicale. In pratica auto- 
gestiscono le proprie tournee, 
predilegendo gli spazi alternativi 
e dando vita, come e’ successo 
al Forte e altrove a dei veri e 
propri momenti di autoprodu- 
zione. Abbiamo realizzato, in- 
fatti, il video dei concerto (a cura 
dello "studio viluppo informa- 
zione", nonché’ la registrazione 
audio in diretta su nastro a 8 
piste (a cura di "Musica Forte", 
sala di incisione del nostro cen- 
tro sociale). 


Mano Negra ha chiesto solo di 
controllare la qualità’ accettabile 
del materiale, dopodiché’ ab- 
biamo avuto la piu’ completa au- 
tonomia di gestione di esso nel 
circuito autogestito. 

Il tutto e' stato corredato da un- 
’intervista molto interessante 
che ci hanno rilasciato. Si sono 
detti inoltre disponibile, tre un 
anno circa, ad un nuovo tour 
organizzato insieme a noi so- 
prattutto al sud. 

Ma questa iniziativa non e’ stata 
soltanto il concerto dei Mano 
Negra, anche se la stampa, 
compreso il Manifesto, ed al- 
meno fino a prima del 7, ha dato 
piu’ risalto alla loro figura omet- 
tendo la natura politica dell’inizi- 
ativa. Abbiamo difatti voluto dar 


voce alle esigenze ed alle batta- 
glie degli immigrati, che hanno 
partecipato con i loro stand ga- 
stronomici, con delle mostre, e 
con diversi interventi dal palco 
che sono riusciti a catturare l’at- 
tenzione e la solidarietà’ delia 
massa pur eterogenea dei par- 
tecipanti. 

Era l’obiettivo che ci eravamo 
prefissi per tentare di rompere 
l’accerchiamento di cui sono og- 
getto in una metropoli sempre 
piu’ oppressiva. Attaccati fisi- 
camente dai fascisti, conti- 
nuamente sgomberati e deport- 
ati dalle forze dell’ordine, 
strumentalizzati politicamente, 
in quanto problema, cosi’ nella 
guerra del golfo, come ora in 
tempo di elezioni. Cavie ormai 
necessarie all’avanzamento del 



53 



progetto repressivo dello Stato, 
nuova classe operaia soggetta a 
livelli di sfruttamento altissimi da 
parte del capitale. 

La politica del bastone e della 
carota, nei toro confronti, sta 
passando rispetto alla battaglia 
che stanno intraprendendo sul 
rinnovo del permesso di sog- 
giorno regolamentato dalla 
legge Martelli. Non potendo di- 
mostrare un reddito che nella 
maggior parte dei casi e’ in 
nero, se non denunciando il loro 
"padrone" e perdendo cosi’ il la- 
voro stesso, non avranno il rin- 
novo del permesso. La situa- 
zione e ’ esplosiva; la questura 
e gli organi competenti pren- 
dono tempo, parlano di interpre- 
tazione della legge, di ulteriori 
circolari, di soluzioni poco 
chiare; i sindacati solidarizzano, 
promettono ma non si vedono. 
Ma siamo sotto elezioni e’ 
chiaro!!! E dopo cosa succede- 
rà'??? "Siamo uomini, non brac- 
cia!!" hanno gridato nell’inizi- 
ativa con una lettera aperta 
molto mirata che abbiamo già’ 
inviato in rete e che insieme al 
volantino sul permesso di sog- 
giorno fanno abbastanza il 
punto della loro situazione e 
delle toro rivendicazioni. Nei 
prossimi giorni manderemo il 
punto sulle toro iniziative di lotta. 
La stampa a posteriori non ha 
potuto tacere sull’incidenza e la 
natura dell’iniziativa, rendendo 
un po’ giustizia del lavoro che 
avevamo fatto. Buoni articoli 
sono usciti su Manifesto e 


Paese Sera, altri su Repubblica 
e Corriere della Sera. 

Ultima nota, di questo un po 
tardivo resoconto, riguarda la 
partecipazione al concerto di al- 
cuni fratelli e sorelle (Assalti 
Frontali e Forte Posse) che 
hanno rappato dei bellissimi 
brani, testimoniando la capacita’ 
comunicativa del rap che in Ita- 
lia e’ nato soprattutto nei nostri 


circuiti, che ci appartiene, e che 
e’ molto diverso e piu’ autentico 
di quello commerciale. 

SOLIDARIETÀ’ CON GLI IMMI- 
GRATI FINCHE’ NON C’E 
GIUSTIZIA NO! NESSUNA 
PACE 

* Origin: Opus ]V[imac CBCS * 
ROMA * Line 1 (2:335/12) 



54 



Cyber Punk e Cyberspace 
#75 Dt: 01-15-92 20:22 
Forte Prenestino To: Tutti 
Re: Noi "Invisibili" a Roma 

Questo e’ un altro volantino 
degli immigrati che ha girato la 
sera del 7 gennaio durante il 
concerto dei Mano Negra. 

NOI "INVISIBILI" A 
ROMA: DUE ANNI DI 
LOTTA PER IL 
DIRITTO DI ESISTERE 


Siamo oltre un milione in Italia, il 
10% della popolazione di 
citta’ come Roma. Siamo l’avan- 
guardia del Sud del mondo colo- 
nizzato e sfruttato. Guerre, ca- 
restie e povertà’ che ci sospin- 
gono fuori dai nostri paesi, sono 
creature dell’occidente. 

Nelle strade, nelle stazioni, nella 
Pantanella da cui la polizia ci 
sgombero’ un anno fa, nei dor- 
mitori in cui ci hanno confinato, 
nei ghetti urbani come Tor Sa- 
pienza, nelle aule universitarie 
e nei centri sociali, in questi 
due durissimi anni abbiamo co- 
struito la nostra organizzazione. 

La vita di ognuno di noi e’ una 
continua lotta per esistere. Ora 
una semplice circolare del Min- 
istero dell’Interno, negando il 
rinnovo del soggiorno a chi non 
ha un lavoro legale, minaccia di 
ricacciarci in massa nella clan- 
destinità’ in cui già’ vivono mi- 
gliaia di nostri fratelli. In Italia 
non abbiamo ancora diritto, 
come nel resto d’Europa, alla 
casa e ai servizi sociali. 

Ogni atto della nostra vita passa 
per una questura, in ogni mo- 
mento un qualsiasi poliziotto 


può’ espellerci. Il nostro lavoro 
arricchisce padroni del "som- 
merso" ed affittacamere in nero, 
ma in cambio riceviamo emargi- 
nazione: il razzismo nasce nei 
ghetti del Governo nazionale, 
delle Questure, del Comune di 
Roma. Vogliono che restiamo 
invisibili: noi non votiamo, ma 
sulla nostra pelle si costruiscono 
campagne politiche ed elettorali. 
A due anni dalla legge Martelli, 
e’ ora di cambiare pagina, in Ita- 
lia come in Europa. IL 25 gen- 
naio a Milano, e negli stessi 
giorni a Parigi, Berlino, Brux- 
elles si manifesterà’ contro il 
razzismo e per i diritti degli im- 
migrati. 

Il 31 gennaio manifesteremo a 
Roma, ad un anno dallo sgom- 
bero, davanti alla Pantanella di 
via Casilina, che e’ stato per 
quasi un anno il nostro spazio di 
vita comune autogestita. 

Chiediamo spazi per abitare, 
vivere e costruire cultura e so- 
cialità’, nel patrimonio edilizio 
pubblico che a Roma e’ abban- 
donato alla speculazione. Chie- 
diamo lavoro regolare, case po- 
polari, servizi sociali. Chiediamo 


il diritto di espressione e di 
voto. 

Chiediamo di non vivere da 
clandestini: rinnovo automatico 
del soggiorno, legalizzazione 
degli "irregolari" presenti in Ita- 
lia. Chiediamo, come tutti i cit- 
tadini, di rivolgerci ad uffici civili 
e non di polizia. Si tratta di 
elementari diritti umani e civili di 
cittadinanza. 



55 


Cyber Punk e Cyberspace #79 
Dt: 01-16-92 15:24 Raf Valvola 
To: All Re: Concerto P.Enemy 


Li chiediamo; li rivendichiamo. 
La lotta dei lavoratori migranti 
(anche italiani) in Europa dura 
da oltre trent’anni: in Italia e’ 
solo all’inizio. 

Ai giovani di Roma chiediamo di 
incontrarci nei quartieri e nei 
centri sociali, di intrecciare co- 
noscenza, amicizia, lotta per i 
diritti comuni, linguaggi musicali 
e culture, di manifestare con 
noi contro i razzismi. Loro e noi 
siamo il futuro di una citta’ che 
ormai e’ fatta di tanti colori ma 
anche di tanti ghetti. 

Rompiamo i muri fra di noi, rico- 
struiamo insieme una citta’ di 
eguali! Noi abbiamo bisogno 
della vostra solidarietà’, voi 
avete bisogno delle nostre 
diversità’. Diventiamo insieme 
cittadini di un’Europa e di un 
mondo senza frontiere! 

AINAI (Nordafricani), FLEI 
(Egiziani) GACMI 
(Marocchini), 

OCSI.UAWA (Asiatici) 
Roma, 7 gennaio 1992, 
Forte Prenestino (che 
ringraziamo per 
l’ospitalità’, insieme agli 
amici di "Mano Negra") 

* Origin: Opus ]V[imac CBCS * 
ROMA* Line 1 (2:335/12) 


MEGA CONCERTO 
DEI PUBLIC ENEMY 
IL 14 GENNAIO A 
MILANO 

14 gennaio, Milano, Palatruf- 
fardi, ore 19. Sta per iniziare 
l’evento. Una folla infreddolita si 
accalca all’unico cancello 
aperto. Dall’altra parte dell’infer- 
riata un gruppo di carabinieri e 
servizio d’ordine perquisiscono 
con tipica paranoia militarista 
uno alla volta tutti coloro che vo- 
gliono entrare. 

I diritti civili non contano piu’ 
niente, e come in un incubo di 
cossighiana memoria, vengono 
sospesi, perche’ stiamo per en- 
trare nel tempio della società’ 
della spettacolo. Gli officianti del 
rito questa volta sono neri e si 
chiamano P. Enemy, ma tutto 
ciò’ in fin dei conti e’ indif- 



ferente, l’importante e’ che si 
consumi. Il costo del biglietto e’ 
30.000 lire (33 in prevendita), 
prezzo stratosferico, ma parzial- 
mente giustificato dal fatto che 
un altro nome importante: gli 
Anthrax parteciperanno alto 
spettacolo. Fuori dai cancelli al- 
cuni militanti politici, associabili 
genericamente all’area giovanile 
dell’Autonomia, distribuiscono 
barricadieri volantini dal signifi- 
cativo titolo: "Mai piu’ 30.000 lire 
per un concerto!!!" e in cui 
chiedono "che tutti i servizi, sia 
culturali che di altro genere, 
devono essere gratuiti o a 
prezzi popolari". In realta’ non 
succederà’ nulla di significativo: 
un po’ per il controllo poliziesco 
particolarmente serrato e so- 
prattutto a causa del desiderio 
di tutti di non perdere l’evento. 
Un migliaio di biglietti falsi sono 
stati fotocopiati (a colori) e mol- 
tissimi sono i ragazzi che ten- 
tano in questo modo di entrare 
gratuitamente. Quasi tutti, pass- 
ata la prima mezz’ora, vengono 
"stampati" e riaccompagnati dai 
caramba al botteghino. Cosa 
dire invece dello spettacolo vero 
e proprio? li pubblico e’ a 
grande maggioranza di chiara 
impostazione hip-hop (3 a 1), il 
popolo metallico sembra essere 
in realta’ per buona parte di es- 
trazione proletaria e proveniente 
dalla provincia. Da cosa lo capi- 
sco? Oltre che dalle facce e dal 
modo di parlare, anche dai 
"chiodi" standard indossati 


56 


(quelli venduti alla Fiera di Seni- 
gallia per intenderci). Alcuni 
problemi di convivenza sono 
emersi tra le due diverse fami- 
glie musicali. I metallari general- 
mente sono molto piu' sgraziati 
nel ballare e non sanno stare 
nell’onda hip-hop. I problemi 
nascono anche da li’. Diver- 
samente il pubblico hip-hop ap- 
pare stranamente diviso in due 
fasce. Una prima di persone 
sulla trentina, fortemente mi- 
noritaria, ma decisamente moti- 
vata all’evento, e una seconda 
assolutamente giovanissima 
(molti i sedicenni), prob- 
abilmente di estrazione studen- 
tile. Dopo un gruppo di cagnacci 
metallici, supporter group, di cui 


volutamente ho subito dimenti- 
cato l’infausto nome, arriva l’ora 
dei Public Enemy. 

Per chi ha visto il concerto di tre 
anni fa (quello con i Run DMC 
e Derek B.) la scenografia non 
e’ molto diversa. Troneggia in 
alto il baldacchino per i piatti, 
montato su una X dipinta in 
rosso fuoco. Poi il gruppo dei 
ballerini/servizio d’ordine is- 
lamico il quale a seconda dei 
brani fa le solite movenze del 
balletto UZI (chiaramente senza 
UZI). Intanto la bagarre si sca- 
tena al grido di YO! YO! YO! 
YO! YO! 


Poi e’ il turno di Flavour Rav e 
Terminator X. Dopo un inizio 
citando brani soprattutto dall’ul- 
timo Apopcalypse ’91, appare 
chiara la preoccupazione so- 
prattutto di Flavour Flav di dia- 
logare con il pubblico, per cer- 
care di ricucire lo "scazzo" 
scoppiato tre anni fa tra il servi- 
zio d’ordine dei Public Enemy e 
parte del pubblico. Il concerto 
prosegue citando, ma non can- 
tando interamente brani classici 
come Fight thè Power, Don’t be- 
lieve thè hype, She watch 
channel zero? e il recente I 
don’t Wanna Be Called Yo Niga. 
NO NIGA! BROTHERS A un 
certo punto dello spettacolo, 
quando la folla e’ abbastanza 
su di tono, Flavour invita il pub- 
blico a fare il segno della pace e 
a gridare PEACE, PEACE, 
PEACE. Solo una parte del par- 
terre lo segue. Una domanda 
che mi sono posto e’ come mai 
Flavour abbia voluto dare 
questo segnale di pacificazione, 
lo credo sia dovuto a due ordini 
di ragione. La prima e’ quella ci- 
tata in precedenza dei pestaggi 
che avevano coinvolti due anni 
fa il servizio d’ordine. La sec- 
onda probabilmente l’errata va- 
lutazione sulla composizione et- 
nica del pubblico da parte di 
F.F. In realta’ nel pubblico gli 
spettatori sono al 99% bianchi. 
Questo segnale probabilmente 
avrebbe avuto maggiore signifi- 
cato in una situazione dove la 
composizione etnica fosse 



57 



Cyber Punk e Cyberspace 
#80 Dt: 01-16-92 15:25 
DataWatcher To: All Re: 
Isola posse 

ISOLA POSSE ALL 
STAR IN CONCERTO 


stata maggiormente articolata. 


Dopo il concerto degli Anthrax, 
su cui diplomaticamente glisso 
per evitare inutili polemiche in 
questa area, arriva il momento 
annunciato del bis con i Public 
Enemy. I due gruppi si uniscono 
e cantano all’unisono BRING 
THE NOISE, FAI CASINO FRA- 
TELLO! Flavour augura a tutti 
un anno di grande casino e la 
gente risponde con un boato. 
Siamo all’apice del concerto. 
Valeva la pena, nonostante i 
trenta sacchi. 

Credo comunque che appaia 
evidente la volontà’ dei Public 
Enemy, suonando insieme agli 
Anthrax, di tentare di costruire 
una sorta di fronte unito tra i 
diversi ribelli. Ma in realta’ si 
sono sentiti anche a Milano dei 
commenti che sicuramente non 
fanno ben sperare intorno a 
questa ipotesi. Frasi del tipo 
"negri del cazzo” sono state 
dette da dei pirlini giovanissimi, 
e che sono a mio avviso piu’ 
significative di quanto si creda. 

Un’ultima annotazione a mar- 
gine riguarda il linguaggio delle 
mani usato dalla gente durante 
la performance. Non c’e’ mai 
stato un istante in cui le mani 
parlassero un unico linguaggio. 
Segni tra i piu’ diversi, una vera 
Babele segnica. Nessun rife- 
rimento unificante. E’ proprio 


vero la FASE e’ proprio difficile, 
e nemmeno da questo ambito 
appare traibile un discorso di ri- 
composizione politica dei sog- 
getti. Era solo un concerto, cer- 
tamente, ma spesse volte si im- 
para piu’ in queste occasioni, 
che in quelle "serie”. 


DAL VOSTRO CORRISPOND- 
ENTE ALL’HAVANA 

Raf - - * Origin: Fido MI 


Per sabato 18/1/91 alle h. 15 e’ 
annunciato davanti alla casa 
occupata di via Gorizia, 28 a Mi- 
lano un concerto di solidarietà’ 
da parte degli Isola Posse All 
Star di Bologna. Parteciperanno 
anche altre posse. Come già’ 
scritto in piu’ occasioni, la casa 
occupata di via Gorizia e’ mi- 
nacciata, da alcuni mesi, da un- 
’ordinanza di sgombero 



58 



Cyber Punk e Cyberspace 
#82 Dt: 01-16-92 20:25 
Forte Prenestino To: Tutti 


Antifascismo 


Salve fratelli, tempi duri. 
Questo e’ un volantino di convo- 
cazione di un’assemblea degli 
antifascisti romani, ve lo propo- 
niamo cosi’ come e’! 

Da oltre due anni ormai, si res- 
pira in un crescendo sempre 
più preoccupante, un clima di 
crisi della prima repubblica e del 
patto costituzionale che l’aveva 
determinata. 

Si parla della necessità di una 
seconda repubblica, più rigida 
nel comando, e di un nuovo 
patto costituzionale, per cercare 
di liquidare insieme alle ideo- 
logie del socialismo reale la 
possibilità di forme di antagon- 
ismo anticapitalistiche e liber- 
tarie. La lotta di classe non si 
mette a tacere per decreto: 
sarebbe come voler incatenare i 
sogni! 

L’operazione che si sta port- 
ando avanti cerca di chiudere 
gli spazi di agibilità per chi non 
si vuole omologare al coro 
beota che osanna il libero mer- 
cato come medicina per 

tutti i mali (vedi leggi antiscio- 
pero contro i lavoratori dei 

servizi, i licenziamenti nelle fab- 
briche, la repressione che 

colpisce i centri sociali, la ri- 
messa in discussione del diritto 
di aborto ecc. ). 


Questo clima è stato preparato 
riutilizzando il marciume che 
il movimento di opposizione in 
questi anni aveva denunciato 
e smascherato: "quelli della P2 
erano brava gente, gladio era 
una struttura di patrioti, i fascisti 
non hanno messo le bombe....’’. 
Oggi questa gente a tramare, a 
creare quella situazione torbida 
adatta a far passare vere e pro- 
prie Controriforme elettorali e so- 
ciali in nome della stabilità, per 
poter entrare nell'Europa econ- 
omica. Si tenta insomma di 
spostare a destra il quadro pol- 
itico per meglio contrattare 
questa entrata. 



&- 


Il rinnovato uso della manova- 
lanza neo-nazista e fascista si 
inserisce in questo quadro. Si 
permette a questa gentaglia 
di poter scorazzare nei quartieri 
e negli stadi dando luogo ad 
una lunga serie di aggressioni 
nei confronti di militanti di sinis- 
tra, di immigrati, o di semplici 
cittadini colpevoli solamente di 
non pensarla come loro. Cos- 
toro, ancora una volta, vengono 
utilizzati dallo stato per creare 
tensione, per sviare l’attenzione 
dei cittadini dai problemi reali, 
per cercare di intimorire chi 
vuole veramente cambiare 
questo sistema. 

La sede di "Movimento Politico" 
di via Domodossola si e’ carat- 
terizzata fin dalla sua apertura 
come punto di riferimento di 
nazi-skin dei Roma, che si sono 
resi protagonisti di una serie in- 
interrotta di aggressioni e vi- 
olenze; ultime in ordine di tempo 
l’attacco il 7/1/92 alle sedi del 
CdQ alberane e al PDS e l’ag- 
gressione di alcuni compagni 
(di cui due finiti in ospedale). 


In questa occasione le forze del- 
l’ordine hanno permesso al 
corteo nazista di passare di 
fronte al CdQ e al PDS e di ag- 
gredire i compagni presenti. La 
gravità di questi fatti risulta an- 
cora più evidente se si confronta 
il diverso atteggiamento tenuto 


59 



Cyber Punk e Cyberspace 
#794 Dt: 01-18-92 02:25 


Cyber Punk e Cyberspace 
#795 Dt: 01-18-92 02:27 
Rat Valvola To:AII 

LA TESI 

CONFINDUSTRIALE 
SUL RIASSETTO DEL 
SETTORE DELLE 
TELECOMUNICAZIONI 


dai cosiddetti "tutori dell’ordine" 
verso il corteo antifascista del 
8/1/92 che voleva rispondere a 
questo clima di intimidazione. 
Cariche selvagge, caroselli di 
blindati nel quartiere, impunità 
garantita per i nazi-fascisti 
(questo è costato altri due com- 
pagni feriti): tutto questo è il sin- 
tomo evidente di creare un 
clima di intimidazione. 

Questo è troppo!!! chiediamo 
che vengano accertate le re- 
sponsabilità di chi ha diretto le 
operazioni di ordine pubblico in 
quei giorni: questore e respon- 
sabile di piazza. 

Invitiamo tutti i compagni e i cit- 
tadini del quartiere alla 
mobilitazione e alla vigilanza 
antifascista per salvaguardare 
gli spazi di agibilità politica e 
sociale, nella convinzione che 
solo la lotta di massa può spaz- 
zar via questi rigurgiti di destra. 


ASSEMBLEA ANTIFASCISTA 
ROMANA GIOVEDÌ 16 ORE 
18.00 PRESSO IL CdQ AL- 
BERONE 

— via Silver Xpress V2.28 [NR] 
* Origin: Opus M im ac CBCS * 
ROMA ‘Linei (2:335/12) , 


Franco Vergnani, articolista 
autorevole sul Sole 24 ore, sa- 
luta con entusiasmo la ristruttu- 
razione delineatasi con la pro- 
posta di legge Vizzini: "Resta 
l'amarezza per il ritardo con cui 
arrivano questa decisioni 
e che si misura in decenni: di 
riforma dell’ASST si parlo’ infatti 
per la prima volta addirittura nel 
1961 e qualche anno dopo nel 
1965, ci provo’ anche Nenni 
quando era vicepresidente del 
consiglio". L’ASST difatti rap- 
presentava una sorta di "mostro, 
di anomalia italiana per eccel- 
lenza", in quanto al contempo 
controllore e gestore di tutto il 
settore italiano delle telecomuni- 
cazioni. In sede di conclusione 
politica il giornalista suggerisce 
che: "la legge varata ieri spiana 


quindi la strada sia al riassetto 
istituzionale, sia alla razionaliz- 
zazione dei gestori facendo us- 
cire l’Italia da una situazione or- 
ganizzativa ferma al Medio 
Evo”. 

Se questa e' la tesi imprenditor- 
iale, a quanto risulta da un at- 
tento spoglio dei quotidiani na- 
zionali, non emerge una posi- 
zione altrettanto decisa da 
parte dell’insieme delle cosid- 
dette "sinistre". Difatti dai gior- 
nali: da una parte trapela che la 
sinistra nel suo insieme abbia 
votato contro la legge Vizzini, 
dall’altra non vengono comuni- 
cati assolutamente gli argomenti 
e le ragioni di questa opposi- 
zione. — 



60 


ECN MILANO 


AREE FILES NODO MILANO 


2 


3 


5 

■ 

6 


8 

■ 

9 

■ 

10 

■ 

11 

■ 

12 

■ 

13 

■ 

14 


AREA TECNICA ECN 

LOMBARDIA NEWS 

NEWS NAZIONALI 

INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE 

PRODUZIONE 

INTERNAZIONALISMO 

NO NATO ANTIMILITARISMO 

CARCERE REPRESSIONE 

IMMIGRAZIONE 

NUCLEARE E BIOTECNOLOGIE 
CONTRO COLOMBIANE 
SPAZI / CENTRI SOCIALI 
DONNE 

FILES VARI (Inclassificabili) 


15 

■ 

16 

■ 

17 

■ 

18 

■ 

19 

■ 

20 


FILES ARGOMENTI MULTIPLI 
INIZIATIVE CULTURALI 
VIDEO 

GIORNALE TELEMATICO 
ESTERO (INput / OUTput) 
UNIVERSITÀ’ & STUDENTI MEDI 


21 


FILES per MAC 


22 

■ 

23 

■ 

24 

■ 

25 

■ 

26 

■ 

27 

■ 

28 


CASA 

PALESTINA 

NUOVA DESTRA & ANTIFASCISMO 
TESTI, LIBRI & TEATRO 
AMBIENTE E TERRITORIO 
MUSICA 
EROINA 






ECN PADOVA 24 h/Day 049 8756112 

ECN TORINO 24 h/Day Oli 830401 


ECN BOLOGNA dalle 22.00 alle 14.00 ... 051 260556 

ECN MILANO dalle 22.00 alle 9-00 ... 02 26140287 

(linea telefonica provvisoria)